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Cairo sogna Mediaset con Rcs ma trova il muro di Pier Silvio

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L’editore rivela in tv di aver incontrato tre volte il Cavaliere a gennaio ma non c'è nessuna apertura da parte della famiglia, la priorità resta il progetto europeo
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Milano — Nel giorno dell’addio a Silvio Berlusconi arriva una buona notizia per MediaForEurope (la ex Mediaset), che incassa il via libera dell’antitrust austriaco per salire oltre il 25% nel capitale della tv tedesca ProsiebenSat. È un ulteriore passo nella direzione voluta da Pier Silvio Berlusconi, da diversi anni alla guida del gruppo televisivo fondato dal padre, e alla costruzione di quel polo europeo della Tv generalista di cui Silvio aveva cercato, senza successo, di mettere la prima pietra nel lontano 1982, con La Cinq in Francia.
Ora però si apre una fase nuova e chi ha visto i cinque figli, Marina, Pier Silvio, Barbara, Eleonora, Luigi, negli ultimi giorni assicura una rinnovata compattezza.

La prima prova arriverà già nei prossimi giorni con l’apertura del testamento a cura del notaio Arrigo Roveda di Milano, storico consulente della famiglia. Gli eredi sembrano anche determinati ad arginare qualsiasi smottamento nella g…

Milano — Nel giorno dell’addio a Silvio Berlusconi arriva una buona notizia per MediaForEurope (la ex Mediaset), che incassa il via libera dell’antitrust austriaco per salire oltre il 25% nel capitale della tv tedesca ProsiebenSat. È un ulteriore passo nella direzione voluta da Pier Silvio Berlusconi, da diversi anni alla guida del gruppo televisivo fondato dal padre, e alla costruzione di quel polo europeo della Tv generalista di cui Silvio aveva cercato, senza successo, di mettere la prima pietra nel lontano 1982, con La Cinq in Francia.
Ora però si apre una fase nuova e chi ha visto i cinque figli, Marina, Pier Silvio, Barbara, Eleonora, Luigi, negli ultimi giorni assicura una rinnovata compattezza.

La prima prova arriverà già nei prossimi giorni con l’apertura del testamento a cura del notaio Arrigo Roveda di Milano, storico consulente della famiglia. Gli eredi sembrano anche determinati ad arginare qualsiasi smottamento nella gestione dell’impero televisivo e determinati ad andare avanti senza apporti esterni. Se è così verrà rispedita al mittente qualsiasi avances che altri gruppi ed esponenti vicini alla famiglia stanno facendo arrivare in queste ore.

In particolare quelle di Urbano Cairo, editore del gruppo Rcs-La7, che negli ultimi giorni ha tentato di accreditarsi presso la famiglia e la politica come stampella necessaria in questo delicato momento di passaggio generazionale. La narrativa circolata in ambienti romani riferisce di un Cairo che si fa promotore di un matrimonio Rcs-Mediaset grazie a un ipotetico accordo tra Marina Berlusconi e la premier Giorgia Meloni, volto a far diventare il polo editorial-televisivo che nascerebbe un punto di riferimento del governo di centrodestra. Con la ciliegina sulla torta della vendita de La7 al gruppo Discovery per evitare i paletti regolamentari dell’AgCom e per staccarsi dall’area politica della sinistra.

 

Ma questa prospettiva, secondo fonti attendibili, non sta attecchendo né presso la famiglia Berlusconi né nell’entourage più stretto della Meloni. Anzi, l’ipotesi Cairo sarebbe stata accolta con stupore da Pier Silvio che, constatati i valori in campo (Mfe capitalizza 1,75 miliardi in Borsa mentre Rcs solo 376 milioni) avrebbe detto con una battuta ai suoi collaboratori che al massimo sarebbe Mfe a poter comprare Rcs e non viceversa. E a poco sembrano servire i messaggi lanciati da Cairo in Tv anche ieri, quando al Tg1 ha rivelato che a gennaio si è visto tre volte a cena con Silvio Berlusconi, forse nella ricerca di una investitura nella successione.

Così come sembrano altrettanto fuori luogo le ipotesi di un nuovo avvicinamento del gruppo francese Vivendi a Mfe, dopo cinque anni di battaglie legali e uno di tregua. I francesi hanno ancora in portafoglio il 23% del capitale Mfe ma si sono impegnati a cederlo in presenza di determinati prezzi. Ciò non è ancora successo ma potrebbe accadere nei prossimi mesi e in ogni caso i vertici di Vivendi in Italia non sono ben visti dal governo Meloni a causa dello stallo nella partita Tim, dove fanno ostruzione alla vendita della rete allo Stato. Ieri si è avuta un’ulteriore riprova di queste frizioni con la mancata nomina nel cda Tim dell’uomo indicato da Vivendi, Luciano Carta, cha ha dovuto cedere il passo ad Alessandro Pansa proposto dalla Cdp e avallato dal cda.

Dunque l’ipotesi più probabile, al momento, è che una volta conosciuto il contenuto del testamento di Silvio Berlusconi, e in mancanza di stravolgimenti negli assetti proprietari di Fininvest, Pier Silvio prosegua nella sua strategia europea, cercando l’affondo sulla partecipata tedesca.
Contando sul fatto che ora non avrà più un marchio politico sulle spalle, come quando suo padre era in vita, elemento che aveva irrigidito le istituzioni teutoniche. E nella consapevolezza che sua sorella Marina non si metterà a far politica.
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