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Pirelli, scudo contro i cinesi: il governo usa il golden power

(ansa)
Arrivano paletti stringenti per Sinochem, soci al 37%. L'ad sarà nominato dalla Camfin di Tronchetti Provera
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ROMA - Il Consiglio dei ministri di giovedì scorso ha preso in esame il caso Pirelli e ha deciso di intervenire con il golden power nella modalità "via libera con prescrizioni". Dunque niente veti, niente congelamenti di azioni, ma una serie di paletti assai stringenti, contenuti in un Dpcm che Repubblica ha potuto consultare, volti a limitare il più possibile l'influenza di Sinochem (che ha il 37% di Pirelli) nella società milanese che produce pneumatici di alta gamma.

La prescrizione più significativa è quella che prevede che "l'amministratore delegato di Pirelli tratto dalla lista di maggioranza sia indicato dal socio Camfin", cioè la società italiana guidata da Marco Tronchetti Provera che controlla il 14% del capitale. In pratica questa prescrizione modifica il patto di sindacato firmato nel maggio 2022 tra Sinochem e Camfin e che prevedeva che, a partire dal 2026, l'indicazione dell'ad d…

ROMA - Il Consiglio dei ministri di giovedì scorso ha preso in esame il caso Pirelli e ha deciso di intervenire con il golden power nella modalità "via libera con prescrizioni". Dunque niente veti, niente congelamenti di azioni, ma una serie di paletti assai stringenti, contenuti in un Dpcm che Repubblica ha potuto consultare, volti a limitare il più possibile l'influenza di Sinochem (che ha il 37% di Pirelli) nella società milanese che produce pneumatici di alta gamma.

La prescrizione più significativa è quella che prevede che "l'amministratore delegato di Pirelli tratto dalla lista di maggioranza sia indicato dal socio Camfin", cioè la società italiana guidata da Marco Tronchetti Provera che controlla il 14% del capitale. In pratica questa prescrizione modifica il patto di sindacato firmato nel maggio 2022 tra Sinochem e Camfin e che prevedeva che, a partire dal 2026, l'indicazione dell'ad di Pirelli non spettasse più al socio italiano. Nella sostanza, invece, su dodici amministratori tratti dalla lista di maggioranza, quattro dovranno essere indicati da Camfin, lasciandone dunque solo otto ai cinesi (e non nove come previsto dal patto).

Di più. I cinesi devono impegnarsi a reintrodurre la carica del direttore generale cui affidare l'implementazione del business plan, del budget e la gestione ordinaria di Pirelli. Tutte le figure con deleghe dell'azienda dovranno inoltre essere scelte tra gli amministratori di emanazione Camfin e tutti i direttori e vicedirettori dell'azienda dovranno essere scelti o dal vicepresidente esecutivo (oggi è Tronchetti) o dall'ad (che nel prossimo triennio dovrebbe essere Giorgio Bruno, indicato da Tronchetti).

Molto stringenti sono anche le prescrizioni che riguardano i settori strategici nei quali opera la società (energia, telecomunicazioni, comunicazioni) riguardo i quali le decisioni devono essere prese con una maggioranza di 4/5 del consiglio di amministrazione. In pratica la maggioranza qualificata in queste materie richiede il consenso di 12 consiglieri su 15: dunque i cinesi non possono assolutamente agire senza il consenso dell'ad e di almeno altri tre consiglieri di Camfin o del mercato (lista Assogestioni).

Per far ciò occorrerà anche modificare lo Statuto in modo da prevedere che le delibere attinenti gli attivi di rilevanza strategica, nonché la nomina o la revoca dei manager con responsabilità strategica, siano prese su proposta dell'amministratore delegato.

Lo scudo del governo interviene anche sul sensore Cyber, che si impianta negli pneumatici e che è in grado di raccogliere e trasmettere i dati del veicolo a sistemi cloud. Una tecnologia ritenuta critica, oltre che diffusa in molti settori, elencati nel comunicato stampa diffuso venerdì sera da Palazzo Chigi: automazione industriale, machine to machine communication, machine learning, manifattura avanzata, intelligenza artificiale, tecnologie critiche per la sensoristica e attuatori, Big Data e Analitycs.

Inoltre, secondo il governo, Pirelli e i suoi manager devono poter agire in completa autonomia e rifiutare qualsiasi ingerenza nella gestione dell'azienda provenienti da forze esterne che fanno riferimento alla Cina e ai suoi organi politici, come il Sasac (State owned asset supervision and administration commission of the state council).

In particolare, i rifiuti rispetto alle richieste esterne devono riguardare la condivisione di informazioni inerenti tecnologie coperte da proprietà intellettuale, l'accentramento della tesoreria gestita da Sinochem, l'accesso diretto ai sistemi informativi di Pirelli, il trasferimento di beni e servizi informatici da società Pirelli al di fuori della giurisdizione europea, il trasferimento o condivisione con soggetti riconducibili al governo cinese di qualsiasi dato rilevato o elaborato attraverso la tecnologia Cyber.

Inoltre i cinesi dovranno rispettare una serie di impegni, già messi nero su bianco negli scorsi mesi, e tutti riconducibili al divieto di esercitare un'attività di direzione e coordinamento: dovranno quindi garantire, ad esempio, che Pirelli sia autonoma nella gestione dei rapporti con i fornitori e la clientela, ma anche nella messa a punto dei piani strategici, finanziari e industriali e del budget della società e del gruppo. Ancora, non potranno emanare atti relativi a operazioni straordinarie come acquisizioni e dismissioni.

Infine Pirelli si dovrà dotare di un'unità, chiamata "Organizzazione di Sicurezza", con piena autonomia sia per quanto riguarda il personale sia sotto il profilo delle risorse finanziarie che sarà competente a porre il vincolo di "Diffusione esclusiva" su informazioni e documenti strategici.