✕

"L'Italia non è pronta a ratificare il Mes". E ora l'Ue prepara una revisione

(ansa)
Apertura all'Italia dal direttore esecutivo Pierre Gramegna, che però detta una condizione: Roma deve firmare la ratifica del fondo salva-Stati. Giorgetti ricorda la contrarietà della maggioranza. Oggi nuovo round all'Ecofin: sul tavolo la riforma del Patto di stabilità
1 minuti di lettura

ROMA - La firma dell’Italia resta in stand-by, l’impegno del governo ancora non prende forma. Ma sulla ratifica della riforma del Mes qualcosa si muove. E il segnale che potrebbe far vacillare la contrarietà di Giorgia Meloni, sicuramente toglierle molti alibi, arriva da Pierre Gramegna, il direttore esecutivo del Fondo salva-Stati. Che dal Lussemburgo, dove ieri si è riunito il Consiglio dei governatori, ha sdoganato la revisione del trattato.

Non una riscrittura perché il nuovo Meccanismo europeo di stabilità non cambierà. È qualcosa di più sfumato, di fatto una disponibilità ad approfondire i contenuti della riforma per metterne in evidenza alcuni aspetti che, almeno potenzialmente, potrebbero attirare l’attenzione delle for…

ROMA - La firma dell’Italia resta in stand-by, l’impegno del governo ancora non prende forma. Ma sulla ratifica della riforma del Mes qualcosa si muove. E il segnale che potrebbe far vacillare la contrarietà di Giorgia Meloni, sicuramente toglierle molti alibi, arriva da Pierre Gramegna, il direttore esecutivo del Fondo salva-Stati. Che dal Lussemburgo, dove ieri si è riunito il Consiglio dei governatori, ha sdoganato la revisione del trattato.

Non una riscrittura perché il nuovo Meccanismo europeo di stabilità non cambierà. È qualcosa di più sfumato, di fatto una disponibilità ad approfondire i contenuti della riforma per metterne in evidenza alcuni aspetti che, almeno potenzialmente, potrebbero attirare l’attenzione delle forze di maggioranza in Italia. E convincerle a cambiare idea sul Mes da una prospettiva diversa, per passare dal pregiudizio a un’accettazione “ordinata”, che non legga la riforma come il male assoluto. Ma che, al contrario, prenda atto di alcune misure che possono tornare utili a tutti, anche a Roma.

C’è però una condizione: l’Italia deve firmare. È l’unico Paese a non averlo fatto, bloccando l’operatività del Mes. È stato sempre Gramegna a fissare il perimetro della disponibilità offerta all’Italia, consegnata al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha debuttato al tavolo del Consiglio dei governatori del Mes, dove siedono i ministri delle Finanze dell’eurozona. "Siamo pronti ad utilizzare appieno il potenziale del nuovo trattato, ma potrà essere fatto solo una volta che sarà in vigore", ha sottolineato il capo del Mes. Insomma, le “aperture” verso l’Italia dovranno essere ricambiate con la firma sotto la ratifica del nuovo Trattato.

Ma il quadro generale resta complesso e scivoloso. Quando prende la parola alla riunione del Consiglio dei governatori, Giorgetti è consapevole che esiste una questione Italia. I suoi colleghi vogliono sapere se e come il governo italiano si sta adoperando per risolverla. Il titolare del Mef ripercorre la vicenda. A fine maggio, l’Italia si era impegnata a calendarizzare alla Camera la proposta di legge per la ratifica della riforma del Mes. Ma il segnale si è indebolito dopo neppure dieci giorni, con la premier a frenare. A dire che "il Mes è un tema che sarebbe stupido aprire adesso". A ribadire contrarietà allo strumento.

Ecco allora che Giorgetti non nega i problemi, tutt’altro: ricorda le posizioni contrarie dei partiti di maggioranza e dei 5 stelle. Il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni lo anticipa: "Il ministro ha ribadito le difficoltà che ci sono nel Parlamento italiano». Ma poi arriva l’apertura di Gramegna. Oggi nuovo round, all’Ecofin: tocca alla riforma del Patto di stabilità. L’Europa è spaccata, Gentiloni chiede che si costruiscano "ponti". Ma la strada è in salita.