L'Istat ha confermato per il mese di maggio un rallentamento dei prezzi al consumo, tornati ai livelli di marzo dopo la fiammata di aprile e quindi a una crescita annua del 7,6%. Bankitalia vede le prospettive di discesa dell'inflazione in accelerazione: sempre ieri, via Nazionale ha tagliato di ben 0,3 punti le nuove stime, e quest'anno si attesterà al 6,1%, per poi scendere al 2,3% il prossimo.
Il fatto è che il calo si lega a doppio filo alla discesa dei costi energetici, "più rapida di quanto ipotizzato", mentre l'inflazione di fondo (quella che esclude, appunto, i beni energetici e gli alimentari, che sono più volatili) resteraà ancora elevata per poi ridursi solo nel prossimo biennio. Insomma, la pressione dei prezzi sul bilancio delle famiglie è un problema che non sparirà dal tavolo troppo in fretta.
C'è poi da considerare che l'inflazione non colpisce allo stesso modo tutti i territori. Prova ne è l'elaborazione dei dati Istat di ieri, che contengono il dettaglio territoriale dei prezzi, trasformata in rincari per le famiglie. Secondo l'Unione nazionale consumatori, infatti, ogni città fa storia a sé. Se si prende Milano, ad esempio, l'inflazione tendenziale del 7,9% è poco sopra la media nazionale ma equivale a una spesa aggiuntiva annua di ben 2.145 euro per una famiglia media.
"Medaglia d'argento per Genova, la città che ha il record dell'inflazione, +9,5%, e un incremento di spesa annuo pari a 2071 euro a famiglia. Sul gradino più basso del podio Bolzano che con +7,7% ha una spesa supplementare pari a 2046 euro annui per una famiglia tipo". L'Unc dice invece che dall'altro lato della classifica si conferma ancora una volta "Potenza, con l'inflazione più bassa del Paese (+5%) e dove in media si spendono "solo" 987 euro in più all'anno. Al 2° posto Catanzaro (+6%, +1121 euro). Medaglia di bronzo Reggio Calabria (+6,3%, +1177 euro)".
Se si prende il dato a livello regionale, la classifica di quelle che sono rincarate di più vede in cima la Luguria che, con un'inflazione annua a +9,3%, "la più alta d'Italia, registra a famiglia un aggravio medio pari a 1919 euro su base annua e che. Segue la Lombardia, dove la crescita dei prezzi del 7,2% implica un'impennata del costo della vita pari a 1871 euro, terza l'Umbria, +8,2% e un rincaro annuo di 1852 euro. La regione più risparmiosa è ancora una volta la Basilicata, +5%, pari a 968 euro, seguita dalla Puglia (+7,9%, +1279 euro). Medaglia di Bronzo per il Molise (+7%, +1282 euro)".
I rincari delle vacanze: alberghi, ristoranti, cibo
In un secondo focus, l'Unc si è dedicata ad analizzare le città con i maggiori rincari per le voci tipiche di "vacanza": alloggi, cibo, ristoranti.
Per alberghi, motel, pensioni, bed and breakfast, agriturismi, villaggi vacanze, campeggi e ostelli della gioventù, se costano in media nazionale il 13,6% in più rispetto a maggio 2022, in alcune città il balzo è assai maggiore. A Firenze, che vince la classifica, il rialzo annuo è del 53%, quasi 4 volte il dato italiano. Al secondo posto Palermo, con un incremento del 35,9%. Medaglia di bronzo a Milano con +27,7%. Appena giù dal podio Olbia Tempio (+27,2%), seguita da Venezia (+25,5%), Roma, al sesto posto con +20,9%, poi Ravenna (+20%), Caserta (+19,4%) e Treviso (+17,9%). Chiude la top ten Pisa con +17,8%.
Se si guarda a ristoranti, pizzerie, bar, pasticcerie, gelaterie, prodotti di gastronomia e rosticceria, spiega ancora l'Unc che i divari tra le città sono meno clamorosi rispetto agli alberghi. A fronte di un'inflazione annua pari, per l'Italia, al 6,5%, a Viterbo il conto del ristorante sale del 15,3% rispetto a un anno prima. Al secondo posto Brindisi, con +12,3% e al terzo Cosenza, +11,5%. Infine per i prodotti alimentari e le bevande analcoliche (tabella n. 3), aumentati in Italia dell'11,8%, equivalenti ad una mazzata pari in media a 665 euro in più su base annua, in molte città è andata ben peggio. A guidare la classifica della città peggiori è Ravenna, dove per cibo e bevande si sborsa il 15% in più rispetto a maggio 2022. Al secondo posto Cosenza, con una variazione dei prezzi del 14,6%, al terzo Grosseto dove mangiare e bere costa il +14,5% in più.