Sul Patto di stabilità Roma con Parigi. Contro la Germania
di Giuseppe ColomboROMA - L’atteggiamento dei protagonisti è muscolare. Esibito intorno al tavolo comune dell’Ecofin. Ma anche a margine, in quei bilaterali dove prendono forma tattiche e considerazioni velenose. Faccia a faccia dove ognuno cerca di sondare le intenzioni dell’interlocutore, per capire se può diventare o meno un alleato. È così che l’Italia e la Francia si scoprono vicine. E lontane, seppure con toni e contenuti differenti, dalla Germania. Lussemburgo, primo atto della trattativa tra i 27 ministri delle Finanze dei Paesi dell’Unione europea sul nuovo Patto di stabilità. Doveva essere, negli auspici del commissario europeo per gli Affari economici Paolo Gentiloni, il giorno in cui provare a "costruire ponti tra le posizioni e non di fortificare le posizioni di ciascun Paese, creando schieramenti".
ROMA - L’atteggiamento dei protagonisti è muscolare. Esibito intorno al tavolo comune dell’Ecofin. Ma anche a margine, in quei bilaterali dove prendono forma tattiche e considerazioni velenose. Faccia a faccia dove ognuno cerca di sondare le intenzioni dell’interlocutore, per capire se può diventare o meno un alleato. È così che l’Italia e la Francia si scoprono vicine. E lontane, seppure con toni e contenuti differenti, dalla Germania. Lussemburgo, primo atto della trattativa tra i 27 ministri delle Finanze dei Paesi dell’Unione europea sul nuovo Patto di stabilità. Doveva essere, negli auspici del commissario europeo per gli Affari economici Paolo Gentiloni, il giorno in cui provare a "costruire ponti tra le posizioni e non di fortificare le posizioni di ciascun Paese, creando schieramenti".
Eccolo il salto indietro, il partito del rigore contro quello della flessibilità sulla spesa. L’Italia si posiziona nel secondo schieramento. Giancarlo Giorgetti gioca la sua partita. Parla prima con Le Maire, poi con Lindner. Con il collega francese, il registro è quello della sintonia. Perché la Francia può tornare utile per provare ad affermare una proposta che al momento non riesce a prendere forza da sola.
Ma lo schema caldeggiato dai tedeschi, con un taglio del debito dell’1% all’anno, risulta politicamente insostenibile anche per l’Italia, se non arriverà in cambio un segnale sugli investimenti. Per questo il piano b: portare avanti solo alcuni dei progetti del Pnrr finanziati con i prestiti, quindi a debito. Solo quelli, cioè, che possono generare una crescita effettiva.