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Rinnovabili, la Cina pigliatutto: dall'eolico alle batterie è leader in tutte le tecnologie

Non solo pannelli solari ed energia dal vento, Pechino domina le classifiche mondiali in tutti i settori dell'economia green, compresi elettrolizzatori per la produzione di idrogeno e pompe di calore. I piani di Usa e Ue per recuperare terreno
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Sullo sviluppo delle rinnovabili nel mondo pesa un grave rischio geopolitico. Le tecnologie per la produzione di energia verde sono per lo più in mano a una sola grande superpotenza: la Cina. E non si parla solo di energia dal sole e dal vento, settori in cui le aziende di Pechino dominano senza rivali, primi come sono nella produzione e vendita di pannelli solari e pale eoliche. Le loro "mani" si allungano anche sulle altre tecnologie fondamentali per la decarbonizzazione del pianeta: sia le più sofisticate come quelle degli elettrolizzatori, necessari per la produzione di idrogeno verde, sia per le più popolari come le pompe di calore, grazie alla cui diffusione verranno sostituite nei prossimi anni le caldaie a gas e relative emissioni.

Sullo sviluppo delle rinnovabili nel mondo pesa un grave rischio geopolitico. Le tecnologie per la produzione di energia verde sono per lo più in mano a una sola grande superpotenza: la Cina. E non si parla solo di energia dal sole e dal vento, settori in cui le aziende di Pechino dominano senza rivali, primi come sono nella produzione e vendita di pannelli solari e pale eoliche. Le loro "mani" si allungano anche sulle altre tecnologie fondamentali per la decarbonizzazione del pianeta: sia le più sofisticate come quelle degli elettrolizzatori, necessari per la produzione di idrogeno verde, sia per le più popolari come le pompe di calore, grazie alla cui diffusione verranno sostituite nei prossimi anni le caldaie a gas e relative emissioni.

Del resto, i numeri aggiornati la dicono lunga sulla situazione che ha portato la Cina sul gradino più alto del podio. Secondo l'Agenzia internazionale dell'Energia (Aie), le aziende di Pechino rappresentano oltre il 70 per cento della capacità produttiva globale di pannelli solari e batterie. E sono anche il maggiore produttore di capacità eolica e di pompe di calore, rispettivamente il 58% e il 38% di questi mercati.

Per le economie occidentale è un grosso problema, come ben spiegato in un recente rapporto della banca d'affari Schroders, dove si mette in evidenza come la Cina non lasci nulla al caso o alla libera iniziativa economica. C'è una strategia precisa di "imperialismo" economico nel sostenere lo sviluppo dei settori più innovativi e strategici. Si legge nel report: "Si stima che la spesa per la politica industriale sia stata di oltre 240 miliardi di dollari soltanto nel 2019. Una cifra tre volte superiore a quella degli Stati Uniti e nove volte superiore a quella del Giappone".

Soldi che non sono stati indirizzati esclusivamente verso le tecnologie green, ma anche verso le materie prime necessarie per sostenerle. Sempre i dati Aie rivelano come la Cina sia dominante anche nella "lavorazione di molti minerali fondamentali per la produzione di tecnologie green: controlla il 70 per cento della lavorazione globale del cobalto e del 60 del litio e del nichel".

Giusto per completare il quadro, va ricordato come la Cina non si limiti a produrre tecnologia ma la usi in quantità anche per limitare l'inquinamento delle sue megalopoli. In questo caso ci aiutano i dati di Bloomberg Nef (New energy finance), secondo cui nel 2022 i nuovi investimenti nelle tecnologie rinnovabili hanno sfiorato i 500 miliardi di dollari. Diventano addirittura 1.300 se ci aggiungiamo tutto ciò che fa efficenza energetica, secondo l'ultimo rapporto dell'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) e della Climate Policy Initiative (Cpi), con un aumento del 19% sul 2021 e del 50% sul 2019.

Ma restando alle sole rinnovabili e suddividendo i dati per per aree geografiche si vede come la sola Cina abbia attratto più della metà dei capitali (il 55 per cento) con 164 miliardi di dollari nel fotovoltaico e 109 miliardi di dollari nell'eolico.

Alle loro spalle gli Stati Uniti, che sono riusciti a coinvolgere investimenti per 50 miliardi di dollari, mentre l'Europa, che è arrivata terza, non è andata oltre 39 miliardi di dollari. L'Europa, poi, si segnala per altri due dati non positivi: investimenti in calo del 10 per cento rispetto al 2021, con il solo settore del solare a essere andato in controtendenza.

La Cina è ormai in fuga, ma le economie occidentali hanno iniziato la rincorsa, anche per evitare di dipendere dalla Cina e dal suo (quasi) monopolio sulle tecnologie . In questo senso si spiegano le iniziative di politica industriale nella transizione da parte di Usa e Ue. In particolare, Bruxelles dopo il RepowerEu - che ha messo le basi per accellerare gli investimenti nelle rinnovabili - sta studiando una strategia di sovvenzioni green attraverso il Net-Zero Industry Act, annunciato a Davos nel gennaio 2023.

Un tentativo, quest'ultimo, anche per rispondere al piano voluto dal presidente Joe Biden: con l'Inflation Reduction Act ha messo a disposizione 369 miliardi di dollari in crediti d'imposta, prestiti e garanzie ai produttori di batterie, pannelli solari e reti elettriche intelligenti. Lo ha giustificato con lo slogan "Prima l'America", ma in realtà voleva dire "mai più secondi dietro la Cina".