La “Succession” dei Soros: Alex scavalca Jonathan
di Mario PlateroGeorge Soros ha deciso, il suo impero filantropico da 25 miliardi di dollari ha un erede designato, il figlio più giovane, Alex, 37 anni. La notizia è stata affidata la settimana scorsa alle rassicuranti pagine del Wall Street Journal, quotidiano al di sopra di ogni sospetto nel presentare le scelte di un uomo di sinistra, idealista, che ha segnato la storia della finanza globale e che ha fatto dell’idea di una società aperta, immaginata dal filosofo Karl Popper, suo maestro, la bandiera della vita e della sua missione contro l’autoritarismo. Fin qui tutto normale. Un padre cede il testimone al figlio che ritiene più adatto per continuare la missione. Se non fosse che parliamo di Soros, uno degli uomini più invisi alla destra autoritaria mondiale, attaccato da fake news che gli attribuiscono progetti assurdi, come quello di aver programmato e finanziato un’invasione dell’Islam in Europa. E visto che dal successo televisivo di …
George Soros ha deciso, il suo impero filantropico da 25 miliardi di dollari ha un erede designato, il figlio più giovane, Alex, 37 anni. La notizia è stata affidata la settimana scorsa alle rassicuranti pagine del Wall Street Journal, quotidiano al di sopra di ogni sospetto nel presentare le scelte di un uomo di sinistra, idealista, che ha segnato la storia della finanza globale e che ha fatto dell’idea di una società aperta, immaginata dal filosofo Karl Popper, suo maestro, la bandiera della vita e della sua missione contro l’autoritarismo. Fin qui tutto normale. Un padre cede il testimone al figlio che ritiene più adatto per continuare la missione. Se non fosse che parliamo di Soros, uno degli uomini più invisi alla destra autoritaria mondiale, attaccato da fake news che gli attribuiscono progetti assurdi, come quello di aver programmato e finanziato un’invasione dell’Islam in Europa. E visto che dal successo televisivo di “Succession” alla saga dei Berlusconi le spartizioni di eredità dominano, le scelte di Soros sono sotto i riflettori. Per ora non ci sono cause legali o litigi rumorosi. Spaccature e colpi di scena sì, ma tutto in modo civile.
Gli eredi
Chi sono dunque questi figli? E come matura in un uomo della personalità, ambizione e statura di Soros il progetto per la successione? Cominciamo dai matrimoni, tre. Il primo con Annalise Witschack, donna forte, sposata nel 1960, da cui ha avuto tre figli, Robert, Andrea e Jonathan. Divorziano nel 1983. Il secondo matrimonio con Susan Weber, un’intellettuale che ha fondato il dipartimento di storia dell’arte a Bard, college a Nord dello stato di New York. Hanno due figli, Alexander, il nostro erede designato, nato nel 1985, e Gregory, 1988, che si è sempre tenuto distante dalle attività di famiglia e fa l’artista. Poi nuovo divorzio e terza moglie, Tamiko, da cui non ha eredi. Ma chi sono e cosa fanno i figli di un miliardario che ha donato gran parte del suo patrimonio – 25 miliardi di dollari (tenendo per sé fra i 6 e gli 8 miliardi – a una fondazione non profit, la Open Society Foundation? Robert Daniel Soros è il più grande, ha fondato la Central European University a Budapest e oggi fa vita per conto suo, come la sorella, Andrea Soros, che ha usato i fondi del padre per organizzare la Trace Foundation. Missione: aiutare l’emancipazione e l’autonomia delle comunità tibetane in Cina. Ha anche co-fondato un venture capital, Acumen, che ha come obiettivo una strategia di impact investment: somme piccole in società diverse, costituite per servire comunità a basso reddito in America. Jonathan Tivadar Soros è il più giovane dei tre figli di primo letto. Tivadar era il nome dell’amatissimo padre di George, un grande intellettuale, avvocato, internazionalista e sostenitore dell’esperanto. Jonathan sembrava il predestinato a prendere le redini dell’enorme patrimonio accumulato. Ha 53 anni, ha lavorato per anni al Soros Fund Management che gestiva il Quantum Group of funds, un gruppo di fondi hedge specializzato in investimenti internazionali e in operazioni di arbitraggio sui mercati dei titoli a reddito fisso e delle azioni. Laureato in legge a Harvard, ben informato e preparato sul fronte degli affari, Jonathan comincia a lavorare nel fondo paterno nel 2002, fino a prenderne le redini. Propone assunzioni e riorganizzazioni, mostra interesse per la politica e la filantropia. Poi qualcosa si rompe. Jonathan non è sempre d’accordo con il padre, il vecchio George non sopporta le differenze e Jonathan decide di uscire nel 2011. Una separazione che entrambi definiscono amichevole, ma che spezza un rapporto che sembrava aver fatto di Jonathan l’erede designato.
L'ascesa di Alex
È in quegli anni che emerge Alex, con le sue idee che definisce “di sinistra”, deciso a entrare a gamba tesa nella politica interna americana proteggendo il diritto all’aborto e i diritti civili e annunciando che farà di tutto per evitare una vittoria di Trump. Alex, dottorato di ricerca a Berkeley, è a sua volta un internazionalista, si dedica a cause globali oltre a quelle interne. La sua tesi, che il padre ha adorato, aveva come titolo “Jewish Dinoisio: Heine, Nietzsche and the politics of literature”. Ma non è sempre stato l’intellettuale tutto d’un pezzo dedicato alla cause sociali che conosciamo oggi. Appassionato prima di football americano poi di filosofia e infine di politica, da piccolo era grassottello e introverso. Da ragazzo si è divertito come un pazzo, feste di ogni genere e donne bellissime a New York. Poi ha messo la testa a posto, ha studiato, ha seguito molte delle cause paterne, non è ancora sposato e non si sa se abbia una fidanzata. È riservato, ma deciso a proseguire lungo il percorso di sinistra tracciato dal padre. Ovviamente non cambierà la missione filantropica dell’Open Society Fund, ormai assolutamente centrale, anche perché distribuisce circa 1,5 miliardi di dollari all’anno. È dal 2018 che la filantropia gioca la parte del leone: il Quantum Fund, che faceva tremare governi del G7, è oggi solo al servizio della fondazione, gestisce il portafoglio con meno aggressività e i gestori non rispondono a George ma al consiglio del Fondo, cioè a Alex.Cambierà ora l’atteggiamento dei nemici di Soros? Dai presupposti enunciati da Alex non sembra probabile. Solo il tempo dirà se Alex ha l’intelligenza e la grinta di George. Intanto rispolvera a parole un vecchio detto americano: che i figli facciano meglio dei padri.