Electrolux, golden power se arrivano i cinesi di Midea
di Diego LonghinTORINO - La strada è segnata. E porta all'utilizzo del golden power da parte del governo se le attività in Italia del gruppo Electrolux finiranno ai cinesi di Midea. La multinazionale svedese degli elettrodomestici smentisce che ci siano trattative in corso, ma a pochi giorni dalle prescrizioni volute dal governo rispetto al socio cinese di Pirelli, la volontà di far scattare la tutela su produzione, brevetti e occupazione da parte dell'esecutivo Meloni è stata confermata sia dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, incontrando i sindacati Electrolux a Porcia, sede italiana, e sia dal ministro dell'Impresa e del Made in Italy, Adolfo Urso, ai tavoli convocati con Fim, Fiom e Uilm a Palazzo Piacentini sulle crisi di settore.
Electrolux strategica
Electrolux, su cui hanno messo gli occhi anche i coreani di Samsung, è strategica per l'Italia, dove è presente con cinque stabilimenti (Porcia, Susegana, Forl&igr…
TORINO - La strada è segnata. E porta all'utilizzo del golden power da parte del governo se le attività in Italia del gruppo Electrolux finiranno ai cinesi di Midea. La multinazionale svedese degli elettrodomestici smentisce che ci siano trattative in corso, ma a pochi giorni dalle prescrizioni volute dal governo rispetto al socio cinese di Pirelli, la volontà di far scattare la tutela su produzione, brevetti e occupazione da parte dell'esecutivo Meloni è stata confermata sia dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, incontrando i sindacati Electrolux a Porcia, sede italiana, e sia dal ministro dell'Impresa e del Made in Italy, Adolfo Urso, ai tavoli convocati con Fim, Fiom e Uilm a Palazzo Piacentini sulle crisi di settore.
Electrolux strategica
Electrolux, su cui hanno messo gli occhi anche i coreani di Samsung, è strategica per l'Italia, dove è presente con cinque stabilimenti (Porcia, Susegana, Forlì, Solaro e Cerreto d'Esi) che danno lavoro a circa 5 mila addetti tra assemblaggio, magazzini, logistica e centri di ricerca e sviluppo. Il precedente già c'è: la cessione del gruppo Whirlpool alla multinazionale turca Arcelik. E le prescrizioni targate governo Meloni sono di inizio maggio.
"Nel caso, che ora riteniamo ipotetico, ci fosse la volontà, da parte di chiunque, di cedere, vendere o trasferire le aziende di Electrolux, il governo sicuramente farà sentire la propria voce attraverso l'esercizio del golden power, come sta facendo in questi giorni con Pirelli", dice Ciriani. E gli fa eco Urso, che davanti ai sindacati ha detto di voler "rilanciare il settore del bianco in Italia". Intenzione che è stata accolta in modo positivo. L'interesse dei gruppi cinesi per il comparto europeo e italiano non è nuovo. Già nel 2018 Haier si è comprato per 475 milioni di euro la Candy dalla famiglia Fumagalli. Ultimo storico brand tutto italiano.
Il destino dell'ex Ilva
Al centro della discussione ai tavoli al Mimit c'era anche la siderurgia con un focus sulla difficile situazione ex Ilva: gli obiettivi che si dovevano raggiungere con la gestione Mittal sono lontani e i rapporti con il governo sono tesi.
"Se entro fine luglio non ci sarà un cambio di passo da parte di Mittal, il ministro Urso ci ha assicurato che lo Stato prenderà di nuovo la maggioranza delle Acciaierie d'Italia - dice il segretario della Fim-Cisl, Roberto Benaglia - un passaggio che noi auspichiamo da tempo". Per i sindacati la situazione si è impantanata e l'esecutivo non può rimanere a guardare. "Basta far passare altro tempo invano", dice Michele De Palma, segretario della Fiom-Cgil. Urso ha però specificato che non si "torna all'acciaio di Stato. Per noi la ripresa della quota di maggioranza è funzionale alla ricerca di un nuovo socio privato per l'ex Ilva".
Il fronte automotive
Sul fronte dell'auto Urso va in pressing sul Stellantis, gruppo partecipato da Exor che controlla anche Repubblica attraverso Gedi. Il ministro dice che l'obiettivo è arrivare ad un accordo con il gruppo guidato da Carlos Tavares entro agosto. "Intesa che dovrebbe portare ad un aumento della produzione di modelli innovativi nel Paese, accompagnando così l'indotto verso la riconversione", rimarca Urso che punta sull'arrivo di un nuovo produttore in Italia.
Rispetto alla riformulazione degli incentivi per l'acquisto di auto non dà novità, anzi. Collega il nuovo piano alla chiusura dell'intesa con il gruppo nato dalla fusione tra Fca e Psa. Per Urso è necessario che la differenza tra auto prodotte in Italia in un anno, meno di 500 mila, e vetture vendute, 1 milione e 400 mila, si riduca.
"Bene difendere la produzione italiana - dice Gianluca Ficco della Uilm - ma ricordiamo al ministro che non c'è solo Stellantis, ma un settore più grande. La vera battaglia è bloccare l'Euro 7 per concentrarsi sull'elettrico".