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Pnrr, l'affondo di Giorgetti: "Dai tecnici Ue un approccio molto cavilloso"

(fotogramma)
Il ministro dell'Economia parla di "una battaglia epica tra la burocrazia italiana e quella europea". Sullo sfondo le tensioni tra Roma e Bruxelles per la terza rata da 19 miliardi, ancora congelata
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ROMA - Il riferimento è ai tecnici dell'Unione europea, che sorvegliano il Pnrr. Hanno "un approccio che è particolarmente cavilloso" nei confronti dell'Italia, incalza il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Ma l'affondo non finisce qui. Sul Piano di ripresa e resilienza, aggiunge intervenendo a un evento per i 145 anni del Messaggero, è in corso "una battaglia epica tra la burocrazia italiana e quella europea". Parole, quelle del titolare del Tesoro, che tirano in ballo la partita delicatissima della revisione del Piano. E che svelano un clima scivoloso, con la terza rata da 19 miliardi ancora sotto osservazione a Bruxelles.

Giorgetti aggiunge che non è solo l'It…

ROMA - Il riferimento è ai tecnici dell'Unione europea, che sorvegliano il Pnrr. Hanno "un approccio che è particolarmente cavilloso" nei confronti dell'Italia, incalza il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Ma l'affondo non finisce qui. Sul Piano di ripresa e resilienza, aggiunge intervenendo a un evento per i 145 anni del Messaggero, è in corso "una battaglia epica tra la burocrazia italiana e quella europea". Parole, quelle del titolare del Tesoro, che tirano in ballo la partita delicatissima della revisione del Piano. E che svelano un clima scivoloso, con la terza rata da 19 miliardi ancora sotto osservazione a Bruxelles.

Giorgetti aggiunge che non è solo l'Italia "a lamentarsi di questo approccio, ma tutti". E questo, rivendica, nonostante "lo stress incredibile per l'amministrazione italiana" e il fatto che "stiamo facendo del nostro meglio". Sullo sfondo, soprattutto, i controlli della Commissione europea sui 55 obiettivi del secondo semestre dell'anno scorso, che il governo Meloni ha in parte ereditato dall'esecutivo guidato da Mario Draghi e che ha poi portato a compimento, presentando la richiesta di pagamento a Bruxelles il 31 dicembre.

La rata, però, non è ancora arrivata. Negli scorsi giorni il commissario europeo per gli Affari economici Paolo Gentiloni ha assicurato che il via libera arriverà entro la fine di giugno: ancora tempo, quindi, per il disco verde. Eppure, nella prospettiva del governo, Palazzo Chigi e i ministeri coinvolti hanno offerto tutti i chiarimenti possibili per fugare i dubbi dei tecnici. Tra gli altri passaggi, ad esempio, lo stralcio dei progetti per la ristrutturazione dello stadio Artemio Franchi di Firenze e per il Bosco dello sport a Venezia.

Era il 23 aprile quando il ministro con la delega al Pnrr Raffaele Fitto annunciò la decisione di escludere i due investimenti dal Piano. "I servizi della Commissione - spiegò - a seguito di un ulteriore approfondimento istruttorio, hanno confermato la non eleggibilità di entrambi gli interventi nell'ambito dei Piani urbani integrati delle rispettive città metropolitane". Da allora sono passati quasi due mesi, ma l'esame per l'Italia non si è ancora concluso. Dal check sugli obiettivi, i tecnici sono poi passati al campionamento degli investimenti. Un livello di analisi che ha generato subito malumori a Roma, perché troppo dettagliato e soprattutto inedito: con Draghi - è il rilievo - non è mai successo. E sempre al governo dell'ex presidente della Bce si guarda perché i due progetti stralciati fanno riferimento a scelte adottate prima che il governo Meloni entrasse in carica.

Nel corso del suo intervento, Giorgetti ha parlato anche dell'ultimo rialzo dei tassi deciso dalla Banca centrale europea. Mettendo l'accento sulla necessità di non soffocare la crescita: "Bisogna volerla: se io per combattere l'inflazione devo indurre la recessione, il problema è che in questa guerra contro l'inflazione pagheremo un prezzo in termini di potenziali di crescita che non sarà banale". Per questo ha chiesto di "dosare bene le politiche di intervento" altrimenti, ha avvisato, "il miraggio della crescita sarà rinviato a data da destinarsi".

Resta comunque l'ottimismo, con un Pil che potrebbe crescere più del previsto nel 2023. Ma, ha aggiunto, "il contesto europeo non è molto favorevole", insomma le nubi sono all'orizzonte. Il rischio, soprattutto, è che la frenata dell'economia tedesca possa contagiare anche l'Italia. "Se si ferma la Germania - ha sottolineato il titolare del Mef - le conseguenze per la nostra industria sono inevitabili, speriamo nella crescita del settore dei servizi".

Un'analisi, quella di Giorgetti, che si focalizza anche sul nuovo Patto di stabilità, inchiodato dalle divisioni tra i Paesi europei. La riunione dell'Ecofin di venerdì, in Lussemburgo, ha messo in luce tutte le spaccature. Con la Germania a chiedere "riferimenti quantitativi che indichino che la riduzione del debito è sufficiente", come ha sottolineato più volte il ministro delle Finanze Christian Lindner. E la Francia a rifiutare la logica di una riduzione automatica.

L'Italia, come ha ricordato Giorgetti, prova a giocare "le sue carte": la richiesta è che le nuove regole fiscali prendano atto dell'importanza di sostenere la crescita. Anche escludendo gli investimenti del Pnrr per il digitale e il green dal calcolo del debito. E la partita riguarda anche la ratifica della riforma del Mes. Fondo salva-Stati, Pnrr e Patto di stabilità: è tutto collegato. Come ha ricordato lo stesso ministro, assicurando che il governo "non ha nessuna intenzione di violare o spaccare il sistema". Ma sicuramente, ha aggiunto, "su queste tre partite stiamo facendo dei ragionamenti" e "cerchiamo di difendere l'interesse nazionale".