Pnrr, l'affondo di Giorgetti: "Dai tecnici Ue un approccio molto cavilloso"
di Giuseppe ColomboROMA - Il riferimento è ai tecnici dell'Unione europea, che sorvegliano il Pnrr. Hanno "un approccio che è particolarmente cavilloso" nei confronti dell'Italia, incalza il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Ma l'affondo non finisce qui. Sul Piano di ripresa e resilienza, aggiunge intervenendo a un evento per i 145 anni del Messaggero, è in corso "una battaglia epica tra la burocrazia italiana e quella europea". Parole, quelle del titolare del Tesoro, che tirano in ballo la partita delicatissima della revisione del Piano. E che svelano un clima scivoloso, con la terza rata da 19 miliardi ancora sotto osservazione a Bruxelles.
ROMA - Il riferimento è ai tecnici dell'Unione europea, che sorvegliano il Pnrr. Hanno "un approccio che è particolarmente cavilloso" nei confronti dell'Italia, incalza il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Ma l'affondo non finisce qui. Sul Piano di ripresa e resilienza, aggiunge intervenendo a un evento per i 145 anni del Messaggero, è in corso "una battaglia epica tra la burocrazia italiana e quella europea". Parole, quelle del titolare del Tesoro, che tirano in ballo la partita delicatissima della revisione del Piano. E che svelano un clima scivoloso, con la terza rata da 19 miliardi ancora sotto osservazione a Bruxelles.
Era il 23 aprile quando il ministro con la delega al Pnrr Raffaele Fitto annunciò la decisione di escludere i due investimenti dal Piano. "I servizi della Commissione - spiegò - a seguito di un ulteriore approfondimento istruttorio, hanno confermato la non eleggibilità di entrambi gli interventi nell'ambito dei Piani urbani integrati delle rispettive città metropolitane". Da allora sono passati quasi due mesi, ma l'esame per l'Italia non si è ancora concluso. Dal check sugli obiettivi, i tecnici sono poi passati al campionamento degli investimenti. Un livello di analisi che ha generato subito malumori a Roma, perché troppo dettagliato e soprattutto inedito: con Draghi - è il rilievo - non è mai successo. E sempre al governo dell'ex presidente della Bce si guarda perché i due progetti stralciati fanno riferimento a scelte adottate prima che il governo Meloni entrasse in carica.
Resta comunque l'ottimismo, con un Pil che potrebbe crescere più del previsto nel 2023. Ma, ha aggiunto, "il contesto europeo non è molto favorevole", insomma le nubi sono all'orizzonte. Il rischio, soprattutto, è che la frenata dell'economia tedesca possa contagiare anche l'Italia. "Se si ferma la Germania - ha sottolineato il titolare del Mef - le conseguenze per la nostra industria sono inevitabili, speriamo nella crescita del settore dei servizi".
L'Italia, come ha ricordato Giorgetti, prova a giocare "le sue carte": la richiesta è che le nuove regole fiscali prendano atto dell'importanza di sostenere la crescita. Anche escludendo gli investimenti del Pnrr per il digitale e il green dal calcolo del debito. E la partita riguarda anche la ratifica della riforma del Mes. Fondo salva-Stati, Pnrr e Patto di stabilità: è tutto collegato. Come ha ricordato lo stesso ministro, assicurando che il governo "non ha nessuna intenzione di violare o spaccare il sistema". Ma sicuramente, ha aggiunto, "su queste tre partite stiamo facendo dei ragionamenti" e "cerchiamo di difendere l'interesse nazionale".