Il decalogo per lo smart working estivo, anche dai luoghi di vacanza
di Irene Maria ScaliseChiamalo, se vuoi, holiday working. O workation (crasi tra work e vacation). O più semplicemente smart working in vacanza. Assolutamente da non confondersi con il nomadismo digitale, di cui peraltro la Bbc in un recente articolo ha annunciato il de profundis, si tratta di un tentativo di conciliare la vita lavorativa con i luoghi di villeggiatura. Si è fatto largo nell'estate del Covid, la stagione in cui gli uffici erano svuotati dalle precauzioni sanitarie e i capi del personale chiudevano un occhio di fronte ad ogni richiesta, ma oggi fatica ad essere regolamentato. In mancanza di una vera e propria normativa subentra il buon senso e aziende e lavoratori si organizzano in base a regole e accordi individuali.
La sicurezza prima di tutto
Ne è convinto Luca Furfaro, es…
Chiamalo, se vuoi, holiday working. O workation (crasi tra work e vacation). O più semplicemente smart working in vacanza. Assolutamente da non confondersi con il nomadismo digitale, di cui peraltro la Bbc in un recente articolo ha annunciato il de profundis, si tratta di un tentativo di conciliare la vita lavorativa con i luoghi di villeggiatura. Si è fatto largo nell'estate del Covid, la stagione in cui gli uffici erano svuotati dalle precauzioni sanitarie e i capi del personale chiudevano un occhio di fronte ad ogni richiesta, ma oggi fatica ad essere regolamentato. In mancanza di una vera e propria normativa subentra il buon senso e aziende e lavoratori si organizzano in base a regole e accordi individuali.
La sicurezza prima di tutto
Ne è convinto Luca Furfaro, esperto di welfare e consulente del lavoro, che fa chiarezza su quello che è necessario sapere per lavorare in smart working fuori dalla propria città: "In assenza di una indicazione su dove si possa svolgere il lavoro, la questione fondamentale diventa quella della sicurezza, che fa tramontare l'idea che si possa lavorare in spiaggia o in barca, perché non sono considerati posti sicuri". E ancora: "Per ora il riferimento normativo è alla legge 81/2017 che afferma l'importanza dell'accordo individuale, nel quale sono definite tutte le particolarità del rapporto di lavoro agile. Inoltre è fondamentale sapere che il datore di lavoro, ma anche il dipendente, possono sempre recedere con un preavviso di almeno 30 giorni o anche senza preavviso nel caso in cui ci siano le giustificazioni per un eventuale recesso".
Per aiutare chi si appresta ad affrontare un'estate piena di dubbi Furfaro traccia un decalogo: "Il luogo di lavoro deve essere sicuro per il dipendente, di conseguenza è vietato lavorare in spiaggia o in una situazione che in qualche modo metta in pericolo l'integrità fisica, è necessaria una copertura Internet adeguata: in pratica se non funziona il wifi non si può lavorare regolarmente e a quel punto l'azienda può chiedere al singolo di tornare in ufficio, devono essere definiti orari di disconnessione perché il lavoratore non può essere sempre reperibile (tema sempre in discussione in diversi Paesi), il materiale aziendale su cui si "opera" deve essere mantenuto al sicuro - quindi bisogna prestare attenzione a dove si lascia il computer - e bisogna che informazioni riservate non siano viste da estranei. Iinfine non si deve assolutamente confondere il tempo di lavoro con il tempo libero, non a caso si chiama smartworking perché si lavora". A proposito del "rischio lavativi", le aziende possono entrare nei contenuti del computer dei propri lavoratori? "Questo è vietato perché il diritto alla privacy lo impedisce, ma si può verificare quando si entra ed esce nel sistema lavorativo creando una sorta di "badge virtuale" che certifichi il tempo passato nell'ufficio virtuale".
La possibilità di negoziare
Per Arianna Visentini, fondatrice di Variazioni (società specializzata in welfare aziendale) il mantra è negoziare. "È possibile che l'accordo con l'azienda possa essere modificato, naturalmente dipende dal proprio potere negoziale ma anche da come si pone la richiesta, non è il caso di essere timidi ed è bene andare dal manager competente per proporgli un cambio personalizzato". Prima però è necessario studiare bene le carte: "Bisogna studiare attentamente l'accordo stipulato per capire se esclude totalmente che il dipendente possa lavorare in un luogo diverso dalla città dove vive, ma anche in questo caso ci si può rivolgere al capo del personale esponendo i motivi (figli piccoli, genitori da accudire) e fornendo delle garanzie". Quali? "Il fatto che il luogo di vacanza sia compatibile con l'occupazione che si svolge, la possibilità di appartarsi in un ambiente sufficientemente silenzioso, dare all'azienda la certezza che in caso di necessità si può tornare rapidamente in città".
I benefici per il turismo
Lo smart working estivo può essere un'opportunità per estenderei i benefici del turismo anche nei mesi meno canonici. "I Comuni possono attrezzarsi in modo da diventare appetibili, per chi decide di prolungare il proprio soggiorno, fornendo le adeguate strutture - spiega Visentini - dopo la pandemia sta crescendo la necessità dei territori di ripensare la propria vocazione, non soltanto in termini sociali ed economici, ma anche in termini di attrattività. Si tratta insomma di valorizzare il proprio patrimonio turistico, culturale, economico, sociale, naturale ed esperienziale al di là della stagionalità e per molti territori il lavoro da remoto rappresenta un'occasione di rilancio, noi in tal senso stiamo lavorando con il comune di Sarroch".
Soluzioni ibride
L'ultima novità dell'estate la racconta Massimo Ferruzzi di Jfc Tourism & Management: "La tradizionale abitudine di aggiungere qualche giorno di vacanza a un viaggio di lavoro si sta trasformando in "lisness", vale a dire la pianificazione di viaggi leisure, a cui aggiungere anche un po' di tempo per lavorare in modo flessibile. I soggiorni lisness diventano di fatto più lunghi (anche un mese), con una divisione tra tempo libero ed affari del 75% e 25%, e hanno il vantaggio di favorire una maggiore decompressione e di rendere più facile la reintegrazione nella normalità post vacanza".