Torri in fibrillazione, tra consolidamento degli operatori e investimenti nel 5G
di Sara BennewitzTorri e antenne d'Europa tutte in fibrillazione. In un settore che ha usato la leva per finanziare il consolidamento, il costo del debito è salito alle stelle, anche se molti contratti di affitto beneficeranno anche di un adeguamento all'inflazione. Nel decennio 2012-2022 è stato uno dei comparti più attivi nell'M&A, ma ora per le torri inizia una nuova fase: c'è da digerire quanto è stato acquistato e ottimizzare gli investimenti in vista del lancio della rete di quinta generazione (5G), che implica infrastrutture più capillari. Se le società delle reti sono indebitate, i fruitori delle torri, ovvero le compagnie telefoniche, sono sotto pressione per la concorrenza, per cui andrà trovato un equilibrio tra chi investe e chi usa la rete 5G, per non ribaltare i costi sugli utenti finali.
Le torri in Francia
In proposito c'è grande at…
Torri e antenne d'Europa tutte in fibrillazione. In un settore che ha usato la leva per finanziare il consolidamento, il costo del debito è salito alle stelle, anche se molti contratti di affitto beneficeranno anche di un adeguamento all'inflazione. Nel decennio 2012-2022 è stato uno dei comparti più attivi nell'M&A, ma ora per le torri inizia una nuova fase: c'è da digerire quanto è stato acquistato e ottimizzare gli investimenti in vista del lancio della rete di quinta generazione (5G), che implica infrastrutture più capillari. Se le società delle reti sono indebitate, i fruitori delle torri, ovvero le compagnie telefoniche, sono sotto pressione per la concorrenza, per cui andrà trovato un equilibrio tra chi investe e chi usa la rete 5G, per non ribaltare i costi sugli utenti finali.
Le torri in Francia
In proposito c'è grande attesa per la possibile valorizzazione della torri di Orange. La Francia è una delle poche aree d'Europa dove i fondi o le società quotate sono riuscite a entrare solo marginalmente, dato che l'ex France Télécom ha separato le antenne dalla società dei servizi solo nel 2021, conferendole a una controllata, chiamata Totem, 27 mila torri, che presto potrebbe aprire il capitale facendo ripartire il valzer dell'M&A. "Nel 2022 la società con la maggiore redditività d'Europa è Inwit, che a fine anno aveva un rapporto tra margine operativo lordo e ricavi pari al 91% - ricordano gli analisti di Barclays. - Vantage Towers (padrone del 33% di Inwit, ndr) ha un rapporto margini ricavi dell'85%, perché dove non ha massimizzato le sinergie come in Italia ha una redditività media inferiore.
Cambio della guardia in Celinex
Cellnex, che è leader nonché punto di riferimento delle torri d'Europa, senza contare i costi energetici, ha un rapporto margini ricavi dell'81%, e quindi ha spazio per creare nuove efficienze". In Cellnex, società spagnola controllata all'8,2% dalla Edizione dei Benetton, è stato appena suggellato un cambio di management, che è il preludio di un cambio di strategia. Lo storico ad Tobias Martinez ha lasciato le deleghe a Marco Patuano, ex ad di Telecom Italia, che al comando dell'ex monopolista aveva quotato le torri di Inwit in Borsa nel 2015. Ma Patuano, questa volta in qualità di advisor, ha lavorato anche alla fusione tra le torri Tim con quelle di Vodafone, portando il private equity francese Ardian a rilevare le azioni di Inwit in mano a Telecom. Gli investitori si aspettano che Cellnex aggiorni il piano industriale in autunno, e che per il colosso spagnolo stia per iniziare una fase di razionalizzazione delle attività che ha in 12 Paesi Ue. Patuano il giorno dell'insediamento ha dichiarato che la priorità del gruppo è riguadagnare l'investment grade. Lasciando intendere che solo una volta che Cellnex recupererà la pagella dalle agenzie di rating potrà tornare a fare acquisizioni. Il manager in Tim ha imparato che è facile vendere asset, più difficile fare acquisizioni di livello, pertanto gli analisti non si aspettano vendite in blocco di rami d'azienda, ma operazioni mirate sul territorio. Anche perché in Europa, con le nozze tra Vodafone e Hutchison in Inghilterra, è partita un'ondata di consolidamento tra operatori.
L'unione tra le società di servizi di tlc implicherà anche un razionalizzazione delle reti di antenne. Nel caso inglese, essendo Vodafone padrona del 51% del nuovo leader britannico dei cellulari, è probabile che venga favorita Vantage (di cui Vodafone ha il 50%) a scapito di Cellnex, padrona delle torri inglesi di Hutchinon. Detto questo tutti le reti di antenne, e i relativi investimenti da fare per il 5G, sono regolati da contratti pluriennali, per cui le sinergie originate dal mettere insieme più reti dovrebbero essere condivise proporzionalmente tra le società delle torri. Non a caso il prezzo delle antenne non solo è aumentato negli anni, come i contratti firmati con gli operatori, ma cambia anche da Paese a Paese a seconda dell'orografia e della densità delle reti, e dei limiti elettromagnetici che ognuno ha adottato.
La possibile offerta Ardian
In proposito in Italia non solo è atteso un consolidamento degli operatori di telefonia ( si torna a parlare delle nozze tra Vodafone e Iliad), ma il governo sta discutendo un innalzamento dei limiti elettromagnetici, i più bassi d'Europa. Due novità che potrebbero sbloccare alcune partite, tra cui quella del controllo di Inwit, diviso tra il private equity francese Ardian (30,3%) e Vantage (33%). Quest'ultima nata nata da una costola di Vodafone è stata dalla Borsa di Francoforte grazie ai capitali di Kkr e Gip, che si dividono il 50%. Da mesi circolano voci di una possibile offerta di Ardian su Inwit, ma c'è chi non esclude che il fondo francese e Vantage trovino un accordo per fondere il gruppo italiano dentro la seconda. In questo modo Ardian, via Inwit, diventerebbe socio di Vantage.
La necessità di fare sinergie sulle stesse antenne da una parte, e quella di tagliare i costi per chi le affitta dall'altra, provocherà un consolidamento anche delle antenne dedicate alla trasmissione della tv digitale. È il caso di Rai Way (controllata al 65% dalla Rai), che torna a studiare le nozze con la rivale Ei Towers (60% F2i e 40% Mediaset, ora Mfe). Il governo Draghi aveva posto le basi del progetto, cambiando lo statuto di Rai Way, quello Meloni l'avrebbe già approvato per creare un colosso industriale a controllo pubblico, dando anche alla Rai le risorse per investire sul digitale. Secondo Intermonte nascerebbe un gruppo da 521 milioni di ricavi e 317 di margine. In proposito il nuovo ad di Rai Way, Roberto Cecatto, starebbe per convocare un apposito cda, per poi andare a negoziare i dettagli con la capogruppo Rai.