Meloni incontra Macron. Il difficile vertice tra Expo e migranti
di Tommaso Ciriaco , Anais GinoriPARIGI - Dopo quattro giorni di trattative serrate e sette mesi di tensioni, scontri, silenzi e accuse che lasciano scorie difficili da eliminare, Emmanuel Macron e Giorgia Meloni riescono infine a organizzare un colloquio ufficiale all'Eliseo. Ci riescono al termine di una mediazione su ogni dettaglio, che porta le rispettive diplomazie a scontrarsi sulla data, sul luogo e addirittura sull'orario del faccia a faccia.
I temi del confronto
Il francese è sfuggente, non ha piacere a mostrarsi con la premier italiana. La leader vorrebbe una dichiarazione congiunta a suggellare la ricucitura. Né possono bastare i due contatti avuti negli ultimi mesi - il primo in una suite di un hotel di Bruxelles, il secondo a margine del G7 di Hiroshima - per superare le diffidenze. Al termine di un'estenuante limatura tra sherpa, che nel week end porta addirittura gli staff presidenziali a un passo dall'annullamento della visita, si raggiunge un'intesa: l'appuntam…
PARIGI - Dopo quattro giorni di trattative serrate e sette mesi di tensioni, scontri, silenzi e accuse che lasciano scorie difficili da eliminare, Emmanuel Macron e Giorgia Meloni riescono infine a organizzare un colloquio ufficiale all'Eliseo. Ci riescono al termine di una mediazione su ogni dettaglio, che porta le rispettive diplomazie a scontrarsi sulla data, sul luogo e addirittura sull'orario del faccia a faccia.
I temi del confronto
Il francese è sfuggente, non ha piacere a mostrarsi con la premier italiana. La leader vorrebbe una dichiarazione congiunta a suggellare la ricucitura. Né possono bastare i due contatti avuti negli ultimi mesi - il primo in una suite di un hotel di Bruxelles, il secondo a margine del G7 di Hiroshima - per superare le diffidenze. Al termine di un'estenuante limatura tra sherpa, che nel week end porta addirittura gli staff presidenziali a un passo dall'annullamento della visita, si raggiunge un'intesa: l'appuntamento è per oggi pomeriggio a Parigi, nel palazzo del presidente della Repubblica. E parleranno all'ingresso, senza accettare domande dalla stampa.
Secondo la presidenza francese, che ha dato conferma dell'incontro solo ieri pomeriggio, i due leader prepareranno il Consiglio europeo che si terrà a fine mese, con l'urgenza condivisa sulla riforma del Patto di Stabilità. Il "comune sostegno all'Ucraina", ribadito nella nota dell'Eliseo, è un'altra convergenza. Meloni è consapevole che su molti altri punti Macron non intende fornire una sponda concreta a Roma. Sui migranti l'obiettivo di Parigi è quello di mantenere una distanza politica - quasi morale - dall'approccio italiano al dossier. La distanza resta forte sulla Libia, all'Eliseo non sono stato apprezzati gli approcci non concordati con il maresciallo Haftar.
Sulla Tunisia, il ministro francese dell'Interno Gérald Darmanin - che aveva scatenato con le sue dichiarazioni uno degli ultimi incidenti diplomatici - è andato a Tunisi con il collega tedesco. Senza dimenticare la possibile scalata di Vivendi a Mediaset, nodo sensibile anche sul fronte politico: dal rapporto tra la premier e Marina Berlusconi passa la stabilità di Forza Italia e quella dell'esecutivo, per questo Palazzo Chigi intende offrire ascolto e sostegno alla posizione della famiglia del Cavaliere. Un capitolo che finirà inevitabilmente per gravare sul colloqui all'Eliseo.
La corsa dell'Italia per l'Expo 2030
Ma la ragione ufficiale del viaggio di Meloni a Parigi è legata al sostegno alla candidatura italiana all'Expo 2030. A complicare l'organizzazione del colloquio all'Eliseo è stata proprio la posizione di Macron, ufficialmente equidistante, ma deciso a sostenere la corsa di Riad. Ma c'è di più: il presidente ha ricevuto con tutti gli onori il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman. E nella mattinata di ieri fa sapere di aver organizzato per oggi un pranzo con il presidente coreano, che guida la delegazione della terza città in lizza, Busan.
Impossibile non incontrarsi con Meloni, anche se non a cena come avrebbe preferito la diplomazia italiana. Si vedranno invece tra la visita della leader all'assemblea generale della Bei (Bureau International des Expositions) - in agenda nel primo pomeriggio - e un evento all'ambasciata italiana per promuovere Roma all'Expo 2030, previsto per le 19, a cui prenderanno parte anche il sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri, e il governatore del Lazio Francesco Rocca.
E d'altra parte, la corsa di Roma nasce e si sviluppa tra ostacoli rilevanti. Non è facile battere la concorrenza dell'Arabia Saudita. Una consapevolezza che avrebbe portato - riferiscono fonti di governo - a due difficili colloqui tra Meloni e il presidente del comitato promotore Giampiero Massolo. Quest'ultimo non avrebbe nascosto la complessità della sfida, tanto che la premier avrebbe in un primo momento messo in dubbio la missione parigina.
Successivamente avrebbe vagliato la fotografia delle reali forze in campo: circa settanta voti per Riad, cinquanta per Roma e una trentina a Busan, ai nastri di partenza. Per questo avrebbe deciso di partire. L'unica strada, però, sembra quella di convincere i coreani a sostenere la causa di Roma nel ballottaggio finale. Impresa ardua, anche se non impossibile. E che certo Macron non farà nulla per favorire.