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Pnrr, la grande disillusione. Ma Fitto difende il governo: “Non ci sono ritardi”

Il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto ha la delega al Pnrr

 (ansa)
Tra i dirigenti pubblici e privati crolla la quota di chi pensa che il Piano spingerà o trasformerà l’economia italiana. Il ministro: “No a polemiche politiche, terza rata in arrivo”. EY: in aumento gli investimenti esteri nel nostro Paese. Crosetto: “La Pa alzi gli stipendi”
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ROMA – “Sul Pnrr non si può parlare di ritardi”. Il ministro Raffale Fitto assicura che per la terza rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza, relativa ai 55 obiettivi dello scorso dicembre, “ci siamo”. I soldi, 19 miliardi, arriveranno a breve. Mentre il processo di revisione di scadenze ed obiettivi, su cui il Commissario Gentiloni ha chiesto all’Italia di fare presto, sarà compiuto entro agosto, “come previsto dal regolamento”. Quelle sul Piano, secondo il ministro, sono polemiche politiche da evitare, visto che gli altri Paesi europei non sono più avanti di noi e che il coordinamento tra progetti del Pnrr e i fondi di Coesione premetterà di allungare l’orizzonte dei cantieri più complessi (dal 2026 al 2029) e di spendere meglio: “Non è una narrazione credibile che il Pnrr andasse bene fino a fine ottobre del 2022 e che in otto mesi sia arrivato uno scatafascio”.

Nel frattempo però i tanti e oggettivi problemi di attuazione – con una quantità di risorse spese molt…

ROMA – “Sul Pnrr non si può parlare di ritardi”. Il ministro Raffale Fitto assicura che per la terza rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza, relativa ai 55 obiettivi dello scorso dicembre, “ci siamo”. I soldi, 19 miliardi, arriveranno a breve. Mentre il processo di revisione di scadenze ed obiettivi, su cui il Commissario Gentiloni ha chiesto all’Italia di fare presto, sarà compiuto entro agosto, “come previsto dal regolamento”. Quelle sul Piano, secondo il ministro, sono polemiche politiche da evitare, visto che gli altri Paesi europei non sono più avanti di noi e che il coordinamento tra progetti del Pnrr e i fondi di Coesione premetterà di allungare l’orizzonte dei cantieri più complessi (dal 2026 al 2029) e di spendere meglio: “Non è una narrazione credibile che il Pnrr andasse bene fino a fine ottobre del 2022 e che in otto mesi sia arrivato uno scatafascio”.

Nel frattempo però i tanti e oggettivi problemi di attuazione – con una quantità di risorse spese molto sotto le previsioni e 120 progetti che, secondo lo stesso governo, presentano criticità – stanno cambiando la percezione degli italiani sui benefici del Pnrr. Soprattutto tra chi è in prima linea per la sua attuazione, cioè i manager della pubblica amministrazione e delle aziende private. Un sondaggio condotto dalla società di consulenza EY e da Swg tra queste figure apicali rivela che nel corso di un anno la quota di chi pensa che il Piano possa contribuire alla ripresa dell’economia nazionale è sceso dal 57 al 45%. Mentre quella di chi pensa che possa addirittura trasformarla è precipitata dal 52 al 37%.

Quel che resta del Pnrr

La si potrebbe definire la grande disillusione, rispetto all’idea iniziale che il Piano potesse essere una panacea per i mali storici dell’economia italiana, a cominciare da una crescita da decenni inferiore a quella dei vicini europei. Ora le aspettative sono più “pragmatiche”, come le definisce il Ceo di EY Italia Massimo Antonelli: resta tra i manager - pubblici e privati - la convinzione che il Piano possa almeno lasciare in eredità al Paese una serie di infrastrutture utili a modernizzarlo: digitali (64% degli intervistati), di trasporto (47%), per la transizione energetica (45%). Anche se il sondaggio, presentato in occasione dell’EY Italy Outlook, rivela una volta in più tutte le difficoltà riscontrate tra i dirigenti della Pa che gestiscono i progetti: due su tre denunciano tempistiche troppo ristrette, una quota appena inferiore difficoltà di coordinamento tra i diversi livelli della macchina pubblica. Migliora invece la quota di chi rileva una mancanza di figure tecniche e professionali in grado di seguire bandi e opere, uno dei grandi ostacoli nelle realtà più piccole: forse il segno che le assunzioni straordinarie e le attività di supporto stanno aiutando.

La revisione del Piano

Fitto ha ribadito, ancora una volta in termini generali e senza entrare nello specifico dei progetti, i concetti che stanno guidando il macchinoso iter di revisione del piano. Uno degli errori commessi, ha detto, è stato diversificare il Pnrr in decine di piccoli interventi: così nel Repower EU, il nuovo capitolo dedicato alla sicurezza energetica che verrà aggiunto al Piano, verranno finanziate soprattutto grandi infrasttrutture proposte dalle partecipate pubbliche, Enel, Eni, Snam e Terna, insieme a incentivi per la trasformazione energetica dedicati alle imprese, che dovrebbero riuscire a spenderli senza problemi e ritardi. I manager del settore privato, stando al sondaggio EY-Swg, sono pronti a cogliere la palla al balzo, anche se molti chiedono di oliare i meccanismi di coordinamento con il settore pubblico.

Più investimenti esteri in Italia

Lo studio di EY sull’attrattività dell’Italia per gli investitori esteri, anche questo presentato durante l’Italy Outlook, conferma il discreto stato di salute della nostra economia, specie nel contesto di un’Europa in recessione tecnica. Lo scorso anno i nuovi progetti di investimento di imprese straniere nel Paese sono stati 243, in crescita del 17% rispetto al 2021. Un buon risultato, anche se la quota tricolore sul totale europeo resta un misero 4%, molto sotto il “peso” della sua economia in termini industriali e di Pil. Il ministro per il Made in Italy Adolfo Urso ha comunque rivendicato il “clima di solidarietà, solidità e coesione sociale” che caratterizza l’Italia rispetto ad altri Paesi vicini, dove “si vedono scioperi e blocchi stradali”. Mentre il per il ministro della Difesa Guido Crosetto “anche lo Stato si deve adeguare nella lotta per competere”: bisogna che la Pubblica amministrazione alzi gli stipendi a livelli europei per attrarre i migliori talenti.

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