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ChatGPT parla sulla Rai, in arrivo lo spot su privacy e diritti

Un immagine della campagna informativa che OpenAI trasmetterà sulle reti Rai 

 
Pronta la campagna informativa concordata da OpenAI, la società dell’intelligenza artificiale, e il Garante: 40 secondi per spiegare ai cittadini come negare i propri dati personali. Andrà su tv e radio pubblica, oltre che sui social. Il precedente di TikTok
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Ora una breve fascia pubblicitaria, non cambiate canale. “Non vogliamo che ChatGPT apprenda informazioni sugli individui…”. Chissà come reagiranno, gli spettatori della Rai, a uno spot così inusuale. Almeno per le reti pubbliche, tra pacchi da aprire e telegiornale della sera, tra réclame di pastasciutta e altri consigli per gli acquisti. Quaranta secondi in cui a parlare, come un alieno che plana in mezzo al palinsesto e alle liturgie della televisione tradizionale, è l’intelligenza artificiale più in voga del momento, un messaggio dal futuro che sta arrivando e che un po’ ci spaventa. Ma una campagna di comunicazione era parte degli impegni presi da OpenAI, la società americana che ha creato ChatGPT, con nostro il Garante della privacy, per superare le obiezioni sul mancato rispetto dei dati personali dei cittadini. E ora lo spot di informazione è pronto e la sua trasmissione sui canali televisivi e radio della Rai imminente, una vola chiuso l’accordo commerciale. Sarà anc…

Ora una breve fascia pubblicitaria, non cambiate canale. “Non vogliamo che ChatGPT apprenda informazioni sugli individui…”. Chissà come reagiranno, gli spettatori della Rai, a uno spot così inusuale. Almeno per le reti pubbliche, tra pacchi da aprire e telegiornale della sera, tra réclame di pastasciutta e altri consigli per gli acquisti. Quaranta secondi in cui a parlare, come un alieno che plana in mezzo al palinsesto e alle liturgie della televisione tradizionale, è l’intelligenza artificiale più in voga del momento, un messaggio dal futuro che sta arrivando e che un po’ ci spaventa. Ma una campagna di comunicazione era parte degli impegni presi da OpenAI, la società americana che ha creato ChatGPT, con nostro il Garante della privacy, per superare le obiezioni sul mancato rispetto dei dati personali dei cittadini. E ora lo spot di informazione è pronto e la sua trasmissione sui canali televisivi e radio della Rai imminente, una vola chiuso l’accordo commerciale. Sarà anche sui social, Youtube e altre piattaforme, dove probabilmente troverà occhi ed orecchie un po’ più giovani e sul pezzo.

Sono quarantina secondi molto essenziali in cui una voce femminile spiega, tra animazioni grafiche, figure e fumettini stilizzati, il complicato rapporto tra ChatGPT e i dati personali degli italiani. Inizia senza preamboli, dicendo che “ChatGPT impara il linguaggio dalle informazioni pubblicamente accessibili su Internet”, quindi anche se “Ad OpenAi non vogliamo che apprenda informazioni sugli individui, quelle che usiamo per l’addestramento potrebbero includere dati personali”. Prosegue spiegando che quei dati non vengono immagazzinati, con tanto di immagine di un cestino, né utilizzati “per profilazione, pubblicità o vendita”, a differenza – sottinteso – di quello che fanno i social network. Ma conclude indicando il link a cui, come da richiesta del Garante italiano, i cittadini italiani possono opporsi all’utilizzo dei propri dati personali: openai.com/privacy, per ora solo in inglese. In tutto questo nessuna immagine del prodotto, anche per non esporsi all’accusa di voler trasformare la comunicazione in uno spot. E nessuna informazione su cosa sono l’intelligenza artificiale o ChatGPT: gli spettatori interessati, e non solo spiazzati, dovranno googlare, per restare in tema.

Va detto che non è la prima volta che un grande nome di Big Tech compra uno spazio pubblicitario sulla Rai per emendare i propri peccati legali. Un paio di anni fa è stata TikTok, il social made in China amatissimo dai teenager di tutto il mondo, ad acquistare una fascia per informare i telespettatori di essere vietato ai minori di 13 anni, omissione per cui era finito nel mirino del Garante. In quel caso la società approfittò dell’occasione per farsi un po’ di – vera – pubblicità, costringendo l’Autorità a intervenire con un secondo messaggio di correzione, limitato al tema dei requisiti anagrafici. Né l’imminente campagna di ChatGPT dovrebbe essere l’ultima. Questa uscita infatti risponde a una richiesta generica del Garante, senza vincoli su modi e tempi, che era parte dell’accordo che ha garantito la riapertura del servizio nel nostro Paese, dopo lo stop “di emergenza” dello scorso febbraio. Ma un secondo impegno di comunicazione pubblica, più vincolante, dovrebbe arrivare al termine dell’istruttoria che l’Autorità sta portando avanti, e che dovrebbe chiudersi a cavallo dell’estate.

Al di là dell’efficacia, su cui restano parecchi dubbi, lo spot – a spese dell’azienda – conferma comunque la volontà di OpenAI di attenersi con rigore alle prescrizioni del Garante. Ed è in linea con l’attitudine molto dialogante e trasparente mostrata dalla società americana negli ultimi mesi, di fronte a una tecnologia che sta generando un misto di attese più o meno messianiche e paure più o meno distopiche per gli effetti su occupazione, ecosistema informativo e perfino sul futuro del genere umano. Un atteggiamento molto diverso rispetto a quello tenuto a lungo dalla precedente generazione di Big Tech, che da Facebook in giù ha cercato per anni di resistere ai tentativi delle autorità di regolare algoritmi e contenuti. Nelle scorse settimane lo stesso Sam Altman, fondatore di OpenAI, ha girato l’Europa e il mondo (ma senza fare tappa in Italia) incontrando capi di Stato e di governo e ripetendo urbi et orbi che l’Intelligenza artificiale pone rischi enormi. E che va il prima possibile regolata.

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