Economia

Eni cresce ancora nel gas: 5 miliardi per i giacimenti di Neptune

Eni cresce ancora nel gas: 5 miliardi per i giacimenti di Neptune
(ansa)
La società rileva giacimenti nel Mare del Nord, Algeria e Indonesia, aumentando la disponibilità di materia prima e sottraendoli alla concorrenza
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ROMA – Eni conferma le indiscrezione dei giorni scorsi e annuncia un nuovo investimento nel gas per un valore pari a 4,9 miliardi di dollari. In particolare, assieme alla controllata norvegese Var Energy rileva i giacimenti del gruppo Neptune.

Società indipendente fondata nel 2015, ora controllata da alcuni fondi di investimento tra cui China Investment, Carlyle e Cvc, Neptune ha riserve di idrocarburi per 484 milioni di “barili di olio equivalenti”, di cui 80 per cento di gas naturale. Riserve che vengono acquistate da Eni per una cifra pari a 10 dollari al barile.

I motivi dell’operazione sono molteplici. Eni scommette ancora una volta sul fatto che il gas sarà il combustibile che accompagnerà la transizione energetica che porterà al predominio delle rinnovabili. Con questa operazione, Eni prosegue nel suo piano industriale che prevede di raggiungere il 60% di produzione propria di gas al 2030.

Inoltre, si tratta di giacimenti molto efficienti, con un costo di produzione relativamente limitato, nonché a “basse emissioni” inquinanti, come si sottolinea nel comunica ufficiale che annuncia l’operazione. Quest’ultimo aspetto farà ovviamente discutere, visto che si tratta pur sempre di attività legate agli idrocarburi.

Infine, c’è un tema tra economia e geopolitica. Neptune ha giacimenti soprattutto nel Mare del Nord, Algeria e Indonesia. Aree del mondo dove Eni è presente e dove rafforzerà la sua posizione. Senza contare che a Neptune era contesa da varie Big oil e in questo modo l’ha sottratta ai concorrenti, a partire dai francesi di Total. 

Molto articolato lo schema dell’operazione finanziaria, da cui si capisce perché è stata costruita coinvolgendo la controllata norvegese. Var Energy si compra gli asset norvegesi da Neptune (priva degli asset tedeschi) per 2,3 miliardi di dollari, una cifra che rimane in pancia alla stessa Neptune. A questo punto, Eni rileva la “nuova” Neptune (senza asset tedeschi, senza asset norvegesi ma con in pancia 2,3 mld freschi freschi) per 2,6 miliardi di dollari, dei quali 500 milioni sono di debito.

"Attraverso questa operazione – ha commentato l’amministratore delegato Claudio Descalzi - Eni acquisisce un portafoglio di elevata qualità e a bassa intensità carbonica, con un'eccezionale complementarità a livello strategico e operativo. Riteniamo che il gas sia una fonte energetica ponte cruciale per la transizione energetica globale, e siamo impegnati ad aumentare la nostra quota di produzione di gas naturale al 60% entro il 2030".

"Neptune contribuirà al nostro portafoglio prevalentemente con risorse gas. Inoltre, la sovrapposizione geografica e operativa è sorprendente: aumenta la dimensione di Var Energi, società di cui Eni detiene la maggioranza; apporta una maggiore produzione di gas e ulteriori opportunità nel Mare del Nord; consolida la posizione di Eni come prima compagnia internazionale in Algeria, fornitore chiave di gas per i mercati europei; incrementa la presenza di Eni nell'offshore dell'Indonesia, con forniture all'impianto di GNL di Bontang e ai mercati nazionali", ha aggiunto il manager.

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