Meloni tira il freno sul Mes: “Votarlo ora sarebbe un errore”
di Valentina ConteLa premier Giorgia Meloni
(ansa)ROMA — La premier ora lo dice in chiaro: «Un errore portare il Mes in Aula». E, dunque, venerdì 30 giugno non ci dovrebbe essere un voto alla Camera sulla ratifica dell’Italia al trattato del fondo europeo salva-Stati, unico Paese Ue a mancare. Voto che Giorgia Meloni vorrebbe far slittare a dopo l’estate. Perché dà per scontato che prima o poi la ratifica ci sarà, ma non sa ancora come raccontare la retromarcia, dopo un decennio di battaglie contro, a elettori e alleati.
Il caos alla Camera
Il condizionale sul voto a settembre è d’obbligo perché mercoledì 28 è prevista un’infuocata conferenza dei capigruppo proprio sul rinvio del voto dagli esiti non proprio scontati. Tutti gli scenari sono aperti. Anche un clamoroso ritorno in commissione E…
ROMA — La premier ora lo dice in chiaro: «Un errore portare il Mes in Aula». E, dunque, venerdì 30 giugno non ci dovrebbe essere un voto alla Camera sulla ratifica dell’Italia al trattato del fondo europeo salva-Stati, unico Paese Ue a mancare. Voto che Giorgia Meloni vorrebbe far slittare a dopo l’estate. Perché dà per scontato che prima o poi la ratifica ci sarà, ma non sa ancora come raccontare la retromarcia, dopo un decennio di battaglie contro, a elettori e alleati.
Il caos alla Camera
Il condizionale sul voto a settembre è d’obbligo perché mercoledì 28 è prevista un’infuocata conferenza dei capigruppo proprio sul rinvio del voto dagli esiti non proprio scontati. Tutti gli scenari sono aperti. Anche un clamoroso ritorno in commissione Esteri, quella disertata dalla maggioranza giovedì scorso. A quel punto però si andrebbe alla conta con il rischio concreto di respingere la ratifica e di far implodere la maggioranza.
Gli alleati inquieti
La Lega di Matteo Salvini ufficialmente è per la linea dura, quella storica del no al Mes: «Meglio il debito pubblico in mano agli italiani». Ma il partito non è compatto. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti conosce bene il pericolo per la stabilità dell’Italia e dei suoi titoli del debito pubblico se il Paese respingesse il Mes. La credibilità in Europa cadrebbe ai minimi. Non a caso il suo capo di gabinetto, il 7 giugno, ha inviato un report tecnico al Parlamento in cui smontano i dubbi e si dimostrano i vantaggi per l’Italia da un’eventuale ratifica. Anche il governatore leghista del Friuli Massimiliano Fedriga è per il via libera: «Ratificare il Mes non significa usarlo». Un sì che pesa.
Persino Forza Italia, da sempre aperta al Mes, ora avanza dubbi proprio per bocca del suo più autorevole esponente, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Ero favorevole prima che arrivasse il Pnrr. Ma il regolamento del Mes non prevede controlli, né da parte del Parlamento europeo, né della Commissione. Il Mes ha gli stessi poteri che ha di fatto la Commissione. E questo non va bene. Ma il governo rispetterà le decisioni del Parlamento». Musica per le orecchie di molti parlamentari di Fratelli d’Italia, compatti per il rinvio del voto.
La scelta del rinvio
Ecco dunque che ieri la premier Meloni, dall’Austria, ha pensato bene di ufficializzare la frenata sulla ratifica: «Un errore portarla adesso in Aula. Chi chiede la decisione subito non aiuta l’Italia». Meloni, non è un mistero, vorrebbe usare il sì dell’Italia al Mes come arma di scambio con Bruxelles per ottenere più flessibilità su Pnrr e Patto di stabilità. Una via molto stretta.