Pensioni, si riapre il tavolo: ecco perché non ci sarà una riforma. Nel 2024 ancora i criteri Fornero
di Valentina ConteROMA - A sei mesi dall’ultima convocazione di gennaio, riapre il tavolo pensioni. Questa mattina i sindacati saranno ricevuti dalla ministra del Lavoro Marina Calderone. Ma con pochissime speranze di portare a casa un risultato sulla flessibilità in uscita. A gennaio, c’è da scommetterci, ci sarà ancora la legge Fornero nonostante i puntuali proclami leghisti. Al massimo verrà riconfermata Quota 103, in scadenza il 31 dicembre. Oggi si tornerà a parlare pure di Opzione Donna, fortemente penalizzata dal governo Meloni. In via Flavia, sede del ministero, è atteso un presidio di lavoratrici “esodate”.
I nodi sul tavolo
La flessibilità in uscita - come andare in pensione prima, senza scassare i conti pubblici - non ha alcuna chance di traduzione, non almeno in forma strutturale. Non è aria di riforma delle pensioni. Piuttosto di manutenzione col cacciavite. Le risorse sono veramente poche, alle pensioni la prossima legge di bilancio potrebbe riservare al massimo 1-2 miliardi. Ecco dunque…
ROMA - A sei mesi dall’ultima convocazione di gennaio, riapre il tavolo pensioni. Questa mattina i sindacati saranno ricevuti dalla ministra del Lavoro Marina Calderone. Ma con pochissime speranze di portare a casa un risultato sulla flessibilità in uscita. A gennaio, c’è da scommetterci, ci sarà ancora la legge Fornero nonostante i puntuali proclami leghisti. Al massimo verrà riconfermata Quota 103, in scadenza il 31 dicembre. Oggi si tornerà a parlare pure di Opzione Donna, fortemente penalizzata dal governo Meloni. In via Flavia, sede del ministero, è atteso un presidio di lavoratrici “esodate”.
I nodi sul tavolo
La flessibilità in uscita - come andare in pensione prima, senza scassare i conti pubblici - non ha alcuna chance di traduzione, non almeno in forma strutturale. Non è aria di riforma delle pensioni. Piuttosto di manutenzione col cacciavite. Le risorse sono veramente poche, alle pensioni la prossima legge di bilancio potrebbe riservare al massimo 1-2 miliardi. Ecco dunque che Quota 103 si candida ad una proroga, anche a fronte di plausibili risparmi di quest’anno per il basso numero di adesioni. C’è anche l’Ape sociale da confermare e finanziare. E Opzione Donna da riscrivere levando i requisiti penalizzanti.
Di cosa si parlerà
I sindacati proveranno a rilanciare il tema delle pensioni di garanzia per i giovani. Insisteranno per una maggiore tutela delle donne. Proveranno a ricordare alla ministra i temi della piattaforma unitaria, condivisa da Cgil, Cisl e Uil, che chiede l’uscita a 62 anni oppure con 41 anni di contributi versati. Chiederanno anche di non fare ancora cassa sulla rivalutazione degli assegni all’inflazione, come accaduto quest’anno. Tireranno fuori anche il tema della liquidazione (Tfs) ai dipendenti pubblici da erogare subito a chi va in pensione di vecchiaia, come ribadito dalla recente sentenza della Consulta, dopo quella simile del 2019. Il governo rilancerà la pensione integrativa, ma difficilmente prenderà impegni vincolanti.
Le bandiere politiche
La Lega, si sa, vuole da anni “abolire la Fornero”. Non ci riuscirà. E i criteri per l’uscita anticipata e di vecchiaia resteranno gli stessi di ora, anche l’anno prossimo: 42 anni e 10 mesi di contributi per l’anticipata (un anno in meno per le donne) e 67 anni con 20 di contributi per la vecchiaia. L’altro cavallo di battaglia leghista, Quota 41, non ha molte chance di passare: costa 4 miliardi il primo anno e 9 miliardi a regime, nei calcoli Inps. Forza Italia proverà ad alzare ancora le pensioni minime, in vista del traguardo berlusconiano dei 1.000 euro entro la legislatura. Misura molto costosa, anche qui a rischio.