Caritas: “La povertà in Italia è strutturale”. A rischio le persone sole escluse dal Reddito di cittadinanza
di Valentina ConteROMA - La povertà in Italia è “un fenomeno strutturale”. Aumentano i lavoratori poveri e i bisogni multipli: non solo pasti e vestiario, ma sempre più bollette, affitti, cure sanitarie, sostegno socio-assistenziale. Uno su tre di quanti, tra gli italiani, cerca aiuto prende già il Reddito di cittadinanza, insufficiente da solo a dare una risposta. Dati allarmanti, quelli del primo Report statistico sulla povertà della Caritas, l’organismo pastorale della Cei per la promozione della carità, anticipato rispetto al tradizionale Rapporto di ottobre, presentato oggi e riferito al 2022. Anno in cui il sostegno fornito dal Reddito era ancora integro. Dal 2024 la platea sarà dimezzata, per la riforma Meloni.
Uno su dieci è povero assoluto
E però il contesto non è rassicurante. La povertà assoluta in Italia tocca quasi “un residente su dieci”, il 9,4%. Quindici anni fa era al 3%. Si contano 5 milioni e 571 mila poveri assoluti contro 1,8 milioni del 2007. Le recenti crisi - debito sovrano, Co…
ROMA - La povertà in Italia è “un fenomeno strutturale”. Aumentano i lavoratori poveri e i bisogni multipli: non solo pasti e vestiario, ma sempre più bollette, affitti, cure sanitarie, sostegno socio-assistenziale. Uno su tre di quanti, tra gli italiani, cerca aiuto prende già il Reddito di cittadinanza, insufficiente da solo a dare una risposta. Dati allarmanti, quelli del primo Report statistico sulla povertà della Caritas, l’organismo pastorale della Cei per la promozione della carità, anticipato rispetto al tradizionale Rapporto di ottobre, presentato oggi e riferito al 2022. Anno in cui il sostegno fornito dal Reddito era ancora integro. Dal 2024 la platea sarà dimezzata, per la riforma Meloni.
Uno su dieci è povero assoluto
E però il contesto non è rassicurante. La povertà assoluta in Italia tocca quasi “un residente su dieci”, il 9,4%. Quindici anni fa era al 3%. Si contano 5 milioni e 571 mila poveri assoluti contro 1,8 milioni del 2007. Le recenti crisi - debito sovrano, Covid, guerra e inflazione - hanno moltiplicato la platea degli indigenti. E prodotto «un acuirsi delle fragilità di chi era già vulnerabile», dice il direttore di Caritas Italiana don Marco Pagniello. «Il fenomeno dei lavoratori poveri, se non ben governato, rischia di produrre nel corso di pochi anni un esercito di pensionati anch’essi poveri».
Il 30% non è un nuovo povero
Il Report è ricco di numeri, frutto del sostegno offerto da Caritas a quasi 256 mila persone l’anno scorso (+12,5%) per un totale di 3,4 milioni di interventi. Anche senza l’effetto guerra e l’accoglienza agli ucraini, il trend è in crescita (+4,4%) in un anno positivo per l’economia con il Pil a +3,7%. Non sempre si tratta di nuovi poveri, anzi quasi il 30% delle persone è seguito da più di 5 anni. Prevalgono le donne (52%), età media 46 anni, titoli di studio bassi o molto bassi (due terzi), ma il 6% ha la laurea e il 23% è povero pur lavorando. Il 56% ha più di due bisogni: percentuale in crescita, era il 54% l’anno prima.
I cinque profili della povertà
La novità del Report è nell’analisi multivariata, il primo tentativo della Caritas di capire chi sono i poveri italiani che si affacciano alle mense, agli empori, ai centri di ascolto. Ne escono 5 profili: i vulnerabili soli, le famiglie povere, i giovani stranieri in transito, i genitori fragili, i poveri soli. E la conclusione è che esistono due grandi dimensioni che caratterizzano la povertà in Italia: le caratteristiche del nucleo familiare e la tipologia dei bisogni. Le persone sole, in prevalenza uomini, e i genitori soli di figli minori, di solito donne, sono i più fragili tra i fragili. Chi ha più di un bisogno rischia marginalità profonde e fatica a uscire dalla povertà.
I single puniti dalla riforma Meloni
Non sono conclusione facili. Specie alla luce della riforma Meloni del Reddito di cittadinanza che esclude chi ha tra 18 e 59 anni, senza figli o disabili, a prescindere dai suoi reali bisogni. Caritas racconta invece che i “poveri soli” hanno tra 35 e 65 anni, spesso divorziati o vedovi, quasi sempre senza figli, la metà vive in grandi città e hanno bisogno più di altri di assistenza profonda che va oltre mensa e viveri. Come anche i “vulnerabili soli”, 35-60 anni, per lo più uomini, metà celibi, quota importante di divorziati, uno su tre senza dimora, uno su dieci con problemi di dipendenza. Qui c’è bisogno anche di un tetto e di cure sanitarie importanti. Queste persone vengono invece tagliate fuori dal nuovo Reddito.
Caritas non dà ricette. Ma si capisce dai dati che questi due gruppi di persone “sole” e nel bisogno - a rischio “disaffiliazione” per citare la definizione del sociologo Robert Castel - rappresentano più o meno il 40% di tutti i poveri assistiti, soprattutto nel Nord Ovest e nel Nord Est, mentre al Sud prevalgono famiglie povere e genitori fragili, situazioni più gestibili e dai bisogni più mirati, spesso legati alla sola “deprivazione materiale” e alla mancanza di un’occupazione remunerata il giusto. Considerazioni ora sul tavolo anche del governo.