Bce, Lagarde tira dritto sui tassi e attacca l’avidità delle imprese: “Ora devono assorbire gli aumenti dei costi”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniSINTRA – “Il nostro lavoro non è finito”. L’inflazione continua ad essere “alta” e “lo resterà troppo al lungo”. Perciò a luglio la Bce aumenterà di nuovo i tassi, come Christine Lagarde aveva già annunciato dopo l’ultima riunione del Consiglio direttivo. In futuro, si vedrà, dipenderà “dai dati”, verrà deciso “di riunione in riunione”. Ma la Bce sente di “aver bisogno di comunicare con chiarezza che resteremo ‘a questi livelli finché sarà necessario’”. All’inflazione “persistente”, i guardiani dell’euro non possono che rispondere con tassi che resteranno alti probabilmente a lungo.
Da Sintra, dal tradizionale simposio organizzato dalla Banca centrale europea nelle colline dietro Lisbona, la presidente è tornata anche con grande limpidezza sul nodo della ‘greedflation’, sulle aziende che hanno approfittato dell’aumento dei prezzi per gonfiare i bilanci. Se le imprese non smetteranno di scaricare l’inflazione sui consumatori, i prezzi potrebbero ancora correre al 3% nel 2025. Lag…
SINTRA – “Il nostro lavoro non è finito”. L’inflazione continua ad essere “alta” e “lo resterà troppo al lungo”. Perciò a luglio la Bce aumenterà di nuovo i tassi, come Christine Lagarde aveva già annunciato dopo l’ultima riunione del Consiglio direttivo. In futuro, si vedrà, dipenderà “dai dati”, verrà deciso “di riunione in riunione”. Ma la Bce sente di “aver bisogno di comunicare con chiarezza che resteremo ‘a questi livelli finché sarà necessario’”. All’inflazione “persistente”, i guardiani dell’euro non possono che rispondere con tassi che resteranno alti probabilmente a lungo.
Da Sintra, dal tradizionale simposio organizzato dalla Banca centrale europea nelle colline dietro Lisbona, la presidente è tornata anche con grande limpidezza sul nodo della ‘greedflation’, sulle aziende che hanno approfittato dell’aumento dei prezzi per gonfiare i bilanci. Se le imprese non smetteranno di scaricare l’inflazione sui consumatori, i prezzi potrebbero ancora correre al 3% nel 2025. Lagarde ha tracciato un quadro impietoso dell’avidità delle imprese, che hanno contribuito per due terzi alla corsa dei prezzi del 2022. E ha lanciato un vero e proprio appello alle aziende perché utilizzino i margini di profitto per assorbire l’inflazione ma anche il costo del lavoro che potrebbe aumentare con i rinnovi dei prossimi mesi.
Lagarde ha sottolineato che “la natura delle sfide” per i guardiani dell’euro “sta cambiando”. Gli shock che stanno alimentando l’inflazione “si trasmettono all’economia a fasi perché diversi agenti economici si scaricano i costi a vicenda. Dall’inizio del 2022 la Bce stima che il livello dei prezzi sia salito dell’11% e gli shock inflazionistici hanno fatto sì che l’area euro abbia pagato oltre 200 miliardi di euro di ‘tassa’ sul commercio globale.
"Inflazione 2022 dovuta per due terzi ai profitti delle imprese”
In una prima fase, argomenta Lagarde, le aziende hanno trasferito sui consumatori i costi più alti. Ma “l’intensità di questa reazione è stata inusuale”. In passato le imprese tendevano ad assorbire gli aumenti dei prezzi riducendo i margini di profitto, anche perché i consumatori erano meno disposti a tollerare aumenti ingiustificati. Ma l’enorme balzo dei costi registrato l’anno scorso ha reso più difficile per i consumatori distinguere tra costi maggiori e profitti maggiori. “In più, i picchi di domanda dei settori in fase di riavvio, l’eccesso di risparmi, le politiche espansionistiche e le restrizioni nell’offerta hanno incoraggiato le aziende a sfidare la domanda dei consumatori con prezzi più alti”. Di conseguenza “i profitti hanno contribuito per due terzi all’inflazione domestica nel 2022, quando negli ultimi 20 anni era stato un terzo”.
L’incognita sugli effetti dei rinnovi contrattuali
Una grande incognita cui la Bce ha già fatto cenno riguarda gli effetti dei rinnovi dei contratti sui prezzi. A causa dell’inflazione, i lavoratori hanno perso potere d’acquisto e vorranno recuperarlo, ricorda la Bce. Gli economisti di Francoforte calcolano dunque che i salari aumenteranno del 14% entro il 2025 e che recupereranno pienamente i livelli di reddito pre-covid. “Non vediamo una spirale salari-prezzi né un disancoraggio delle aspettative”, ha sottolineato Lagarde. Ma la persistenza dell’inflazione “incrementa questi rischi”.
Il costo del lavoro aumenterà, ma bisognerà fare in modo che le aziende lo compensino attraverso i loro margini di guadagno, insiste Lagarde. Altrimenti gli effetti disinflazionistici delle mosse della Bce rischiano di essere vanificati. “Se le aziende difenderanno i propri margini”, l’inflazione potrebbe rimanere molto più alta che nelle previsioni, quasi al 3% nel 2025.