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Masi Agricola, Renzo Rosso impugna il bilancio. Scontro con i Boscaini, l’Enpaia scende in campo con la famiglia

Martin Schoeller 

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E’ guerra a suon di carte bollate tra il fondatore di Diesel e l’azienda dell’Amarone, in vista dell’assemblea della prossima primavera per il rinnovo del prossimo consiglio
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MILANO - Per Renzo Rosso e la sua Red Circle Investments l’acquisizione del 10% di Masi Agricola si è trasformata in un investimento amaro, anzi Amarone. L’imprenditore che ha fondato intorno alla sua Diesel un polo del lusso da anni, a titolo personale, rilevato quote di minoranza di società quotate e non nel campo dell’alimentare (Cortilia, Poke House) e della tecnologia (Bending Spoons, Depop, Yoox, Jakala) senza mai aver avuto un problema, affiancando e supportando start up e imprenditori per diventare grandi. Ma ora con la famiglia Boscaini, padrona del 73,5% del gruppo vinicolo Masi, volano gli stracci a colpi di comunicati e carte bollate.

Masi accusa i due rappresentanti di Rosso, cooptati nel consiglio su indicazione di Red Circle, di essere “in conflitto d’interessi” per attività che hanno sempre svolto nel settore vinicolo, e Rosso di voler impugnare il bilancio 2022, in quanto “non è conforme alle norme” per una sorta di ritorsione.


Red Circle replica che il comunicato di…

MILANO - Per Renzo Rosso e la sua Red Circle Investments l’acquisizione del 10% di Masi Agricola si è trasformata in un investimento amaro, anzi Amarone. L’imprenditore che ha fondato intorno alla sua Diesel un polo del lusso da anni, a titolo personale, rilevato quote di minoranza di società quotate e non nel campo dell’alimentare (Cortilia, Poke House) e della tecnologia (Bending Spoons, Depop, Yoox, Jakala) senza mai aver avuto un problema, affiancando e supportando start up e imprenditori per diventare grandi. Ma ora con la famiglia Boscaini, padrona del 73,5% del gruppo vinicolo Masi, volano gli stracci a colpi di comunicati e carte bollate.

Masi accusa i due rappresentanti di Rosso, cooptati nel consiglio su indicazione di Red Circle, di essere “in conflitto d’interessi” per attività che hanno sempre svolto nel settore vinicolo, e Rosso di voler impugnare il bilancio 2022, in quanto “non è conforme alle norme” per una sorta di ritorsione.


Red Circle replica che il comunicato di Masi “non è corretto” ed è “lesivo dei diritti, della reputazione e dell’immagine” della società di Rosso. E un imprenditore che per conto del governo è stato anche il rappresentante del Made in Italy, l’immagine ha un valore che Rosso è determinato a difendere costi quel che costi.


Intanto l’Enpaia, la fondazione di previdenza per gli addetti all’Agricoltura, rafforza la sua quota, salendo al 7,56% del capitale, una mossa che pare a supporto della famiglia Boscaini, e che di fatto riduce il flottante del gruppo guidato all’Aim, che ormai ha un flottante ridotto al 9,94% del capitale, probabilmente in vista dell’assemblea per l’approvazione del bilancio 2023, quando scadrà tutto il cda, tra cui i due esponenti di Red Circle. L’Enpaia ha infatti appena raggiunto il quorum del 7,5% necessario per il voto di lista, giustificando l’investimento anche alla luce del fatto che “forniscono flussi di dividendi, e incrementano il loro valore nel tempo. Il rendimento di Masi, che ha pagato 6 centesimi di cedola per il 2022, è pari all’1,6%,  che in tempi di inflazione e tassi in aumento, oggi è inferiore a quello di un Btp.

Tra i consiglieri di Red Circle c’è Arianna Alessi, moglie di Rosso che l’ha sostituito dopo le sue dimissioni ed è stata cooptata il 31 marzo scorso, e Lorenzo Tersi fondatore della LT Wine&Food Advisory, con sedi a Roma e nella Tenutina di Paderno, sui colli di Cesena, un’azienda che mette in relazione chi cerca occasioni per comprare con chi potrebbe vendere e che ha lavorato sia con Rosso sia con Pesenti e la sua Clessidra.


Insomma tra l’assemblea della prossima primavera che dovrà eleggere il nuovo cda, e l’udienza presso il tribunale di Venezia che è fissata per l’11 dicembre, in Masi è guerra aperta tra soci grandi e piccoli. Intanto il gruppo in Borsa resta sotto il prezzo dell’Ipo (che nel 2015 fu fissato a 4,6 euro), nonostante i ricavi siano saliti a 75 milioni, con un margine lordo pari al 18% dei ricavi.

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