Andare in pensione prima? Solo con esodi incentivati e sulle spalle delle aziende
di Valentina ConteROMA – L’idea di flessibilità previdenziale del governo - come andare prima in pensione - si poggia più sulle imprese che sulla riforma della legge Fornero. Il quadro è apparso chiaro al tavolo tra sindacati e ministra del Lavoro Marina Calderone.
Gli esodi incentivati
L’unica proposta riguarda proprio la necessità di avere uno strumento unico per gli esodi incentivati. Pagati dalle aziende, seppur sostenuti in qualche misura dallo Stato, con un occhio pure alle imprese molto piccole. Di riforma invece, neanche l’ombra. Piuttosto si guarda a piccoli interventi di manutenzione nella prossima manovra da 1-2 miliardi, giusto per rinnovare qualche misura in scadenza a fine anno e neanche tutte.
Oggi esistono tre strumenti per gli scivoli, ricordava ieri la ministra: il contratto di espansione, l’isopensione e la trattativa privata tra impresa e singolo lavoratore. L’intenzione del governo sarebbe di unificarli e muoversi verso il primo, più conveniente per le imprese, meno per …
ROMA – L’idea di flessibilità previdenziale del governo - come andare prima in pensione - si poggia più sulle imprese che sulla riforma della legge Fornero. Il quadro è apparso chiaro al tavolo tra sindacati e ministra del Lavoro Marina Calderone.
Gli esodi incentivati
L’unica proposta riguarda proprio la necessità di avere uno strumento unico per gli esodi incentivati. Pagati dalle aziende, seppur sostenuti in qualche misura dallo Stato, con un occhio pure alle imprese molto piccole. Di riforma invece, neanche l’ombra. Piuttosto si guarda a piccoli interventi di manutenzione nella prossima manovra da 1-2 miliardi, giusto per rinnovare qualche misura in scadenza a fine anno e neanche tutte.
Oggi esistono tre strumenti per gli scivoli, ricordava ieri la ministra: il contratto di espansione, l’isopensione e la trattativa privata tra impresa e singolo lavoratore. L’intenzione del governo sarebbe di unificarli e muoversi verso il primo, più conveniente per le imprese, meno per il lavoratore che può uscire 5 anni prima coperti da un’indennità, ma perde quei contributi e avrà una pensione più povera. L’azienda può sottrarre invece all’indennità l’importo della Naspi, il sussidio di disoccupazione.
Con l’isopensione l’uscita si anticipa di 7 anni, ma il lavoratore non perde neanche un centesimo. Per l’azienda l’esborso è massimo, perché paga 7 anni di pensioni e in più versa i contributi figurativi in quegli anni. Se dunque il governo vuole scegliere la prima strada, quella del contratto di espansione (una delle condizioni è anche di fare un’assunzione ogni tre uscite), fa un piacere più alle aziende che ai pensionandi. L’esborso per lo Stato in passato per questo tipo di misure è stato sempre molto misurato, attorno ai 130 milioni. Alzarlo di un po’ non sarà un problema.
In scadenza Opzione Donna, Quota 103 e Ape sociale
Di altre strade per rivedere le rigidità della legge Fornero non si è parlato ieri. Anzi su Opzione Donna, l’uscita anticipata per le lavoratrici a 58-59 anni con 35 di contributi e ricalcolo tutto contributivo (taglio implicito dell’assegno fino a un terzo), è sceso il gelo: scade a dicembre e già quest’anno non sta andando bene, dopo la stretta dei requisiti voluta dal governo Meloni in manovra.
Anche Quota 103 - uscita a 62 anni con 41 di contributi - scade il 31 dicembre. Ieri il sottosegretario leghista Claudio Durigon, “quotista” della prima ora, ha riferito di «17 mila domande accoglibili» arrivate sin qui. Un dato ritenuto sovrastimato dalla Cgil che per tutto quest’anno prevede 11.340 pensioni (domande accettate) a fronte delle 41.100 del governo. Ancora non c’è un riscontro ufficiale di Inps. Se però dovessero avanzare soldi sui 571 milioni stanziati, è probabile che Quota 103 venga prorogata nel 2024. «Dobbiamo fare i calcoli, non sappiamo ancora», è stata la risposta ieri.
Altrettanto vaga la risposta sull’Ape sociale, l’anticipo pensionistico a 63 anni con 30 o 36 di contributi per disoccupati o lavoratori fragili. Scade il 31 dicembre. Il governo vorrebbe prorogarla e forse ritoccare la lista di categorie che vi accedono. Non si sa come, però.
Giovani e previdenza integrativa
Il tema giovani e pensioni rimane un tabù. C’è l’idea di aprire un nuovo semestre di «silenzio assenso» per i lavoratori che non scelgono in modo esplicito di lasciare il Tfr in azienda, dirottandolo così ai fondi pensione. Una proposta che cade però in un periodo in cui i fondi fanno peggio del Tfr, indicizzato all’inflazione mai così alta.
Tutti palliativi rispetto a una riforma che non si vede. A gennaio, c’è da scommetterci, varrà ancora la legge Fornero.