La cassa integrazione è già partita, ma l’autorizzazione formale ancora non c’è. I destini dell’ex Ilva restano avvolti nell’incertezza. La richiesta presentata dall’azienda per 2.500 degli 8.200 addetti dello stabilimento di Taranto non ha ancora ottenuto il via libera del ministero del Lavoro. Lo ha riferito il direttore delle risorse umane del gruppo Acciaierie d’Italia, Virginia Piccirilli, incontrando i sindacati in sede di task force Lavoro della Regione Puglia.
Considerato che la società ha avanzato richiesta di cig in base al decreto legge numero 75/2023 sulla pubblica amministrazione, che consente alle aziende con più di mille addetti di accedere alla cig anche senza accordi sindacali per completare procedure di ristrutturazione, si pensava che sarebbe stata ritirata la procedura avviata a livello regionale.
Invece, non essendoci ancora il via libera da Roma, se ne riparlerà l’11 luglio in una nuova riunione della task force Lavoro. A meno che, nel frattempo, non giunga l’approvazione dell’istanza presentata al ministero del lavoro. Le organizzazioni sindacali auspicano che l’autorizzazione abbia efficacia retroattiva, ossia venga fatta partire dal 19 giugno, quando è scaduta la cig straordinaria e l’azienda ha avviato il nuovo periodo di cassa. Sulle modalità di attuazione del nuovo periodo di cig nei giorni scorsi c’erano state polemiche delle rappresentanze dei lavoratori, che avevano accusato l’azienda di collocare i lavoratori in cassa senza preavviso, ma con un semplice messaggio via whatsapp poche ore prima dell’inizio dei turni.
Orlando chiede chiarezza su progetti e tempi di rilancio
Il caso ex Ilva tiene banco anche a livello politico. L’ex ministro del Lavoro Andrea Orlando chiede chiarezza sui progetti di rilancio e sui tempi per concretizzarli. “La risposta fornita dal ministero delle Imprese sugli obiettivi di rilancio dello stabilmento di Taranto a una mia interrogazione ha senz'altro offerto elementi interessanti, ma lascia un quadro di preoccupante incertezza – osserva –. Il ministero annuncia, infatti, un nuovo accordo di programma con l'obiettivo di rendere l'Ilva di Taranto la più grande acciaieria verde d’Europa, con investimenti per il processo di decarbonizzazione, per la tutela della salute e dell'ambiente, prevedendo anche l'attivazione di un forno elettrico capace di produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate l'anno. Non chiarisce però se questo nuovo piano sia previsto come integrazione del precedente o lo sostituisca integralmente”. Stesso discorso per il possibile passaggio anticipato della maggioranza azionaria allo Stato e sull’eventuale intervento di un altro partner industriale rispetto ad Arcelor Mittal, che attualmente controlla il 62 per cento della società. “Il ministero – dice Orlando – non fornisce alcuna indicazione sulle modalità di questa possibile accelerazione”.