MILANO – Le prime timide schiarite sul fronte dell’inflazione arrivano dalla Spagna. A giugno il tasso di crescita dei prezzi su base annua è sceso all’1,9%, il più basso da aprile 2021, e per la prima volta sotto il target del 2% spesso indicato dalla Bce. Rispetto a maggio, il calo è di 1,3 punti. A influire su questo calo la riduzione dei prezzi di carburanti, elettricità e generi alimentari. Secondo l'indice armonizzato dei prezzi al consumo, il tasso d'inflazione di giugno è invece dell'1,6%.
Il dato dell'inflazione è stato accolto con grandissima soddisfazione dalla ministra per l'Economia e la Transizione digitale, Nadia Calvino: "La Spagna è la prima grande economia della zona euro a ridurre l'inflazione sotto il 2%. È stata ridotta di quasi 9 punti in meno di un anno, Il tasso dell'1,9% a giugno è il più basso da aprile 2021. L'inflazione di base continua a scendere e si attesta al 5,9%".
Germania, inflazione in salita
Di segno opposto il dato tedesco. - A giugno l'inflazione è aumentata del 6,4% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. A maggio il dato era del 6,1%. I prezzi al consumo sono in aumento dello 0,3% rispetto a maggio. Il tasso d'inflazione al netto dei generi alimentari e dell'energia, indicato come inflazione di fondo, è previsto al 5,8%, rispetto al +5,4% di maggio.
Bce: “Forte crescita differenziali inflazione”
Intanto la Bce nel suo bollettino mette in guardia sui rischi che si ampli la forbice nei livelli di inflazione tra i vari Paesi Ue.
"I differenziali d'inflazione tra paesi, misurati dall'intervallo interquartile, sono passati da livelli storicamente bassi nel periodo pre-pandemico a massimi storici alla fine del 2022 e, sebbene in calo da allora, sono rimasti a livelli elevati. A maggio 2023 i tassi di inflazione nei Paesi dell'area dell'euro variavano dal 2,0% del Lussemburgo al 12,3% della Lettonia e della Slovacchia. L'attuale contesto di inflazione elevata è stato causato principalmente da shock avversi dell'offerta legati all'aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime, alle strozzature dell'offerta e agli effetti della riapertura post-pandemia", scrive la Bce. "Differenziali di inflazione persistenti possono portare a squilibri esterni. I differenziali di inflazione sono normali in un'unione valutaria nella misura in cui riflettono aggiustamenti temporanei agli shock o sono associati a processi di recupero”, si legge ancora.