ROMA – “Troppo difficile competere con i rivali d'oltreoceano. Servono norme più complete e meno svantaggiose sull’intelligenza artificiale”. Così più di 150 dirigenti di aziende europee stanno esortando l'Europa a ripensare l’AI Act, il primo regolamento sull’intelligenza artificiale ad essere adottato nel vecchio continente. Una pacchetto che ha già ottenuto il via libera dal Parlamento europeo lo scorso 14 giugno, ma che potrebbe mettere a rischio la competitività e la sovranità tecnologica dell'Europa.
In un lettera aperta inviata venerdì, i dirigenti di oltre un centinaio di società e start up tra cui Heineken, Renault, Airbus e Siemens, solo per citarne alcune, si sono espressi contro la nuova normativa Ue sull’intelligenza artificiale. Avvertendo che le regole, così come sono state redatte, rischiano di allontanare aziende e capitali dal continente. "Il risultato sarebbe un divario critico di produttività" con gli Stati Uniti, scrivono i firmatari, spingendo sul fatto che l’Europa non possa permettersi di rimanere ai margini.
La principale preoccupazione riguarda l'aggiunta di nuove disposizioni incentrate sull'intelligenza generativa, a loro avviso troppo rigide. La paura delle aziende europee è infatti che i fornitori di modelli di AI generativa si tirino indietro a causa di costi di conformità troppo alti e trasferiscano le loro attività all’estero.
La bozza dell’AI Act nella sua ultima versione prevede infatti che i fornitori debbano registrare il proprio prodotto in Ue, superare la valutazioni del rischio e trasparenza, di fatto divulgando pubblicamente i dati protetti da copyright utilizzati per addestrare il modello. Ecco perché “invece di concentrare la legge sull'intelligenza artificiale generativa e di implementare una "rigida conformità", i legislatori dovrebbero limitarsi a principi ampi in un approccio basato sul rischio", si legge nella lettera.
In aggiunta, le aziende firmatarie della lettera hanno chiesto all’Ue di creare un organismo di regolamentazione formato da esperti del settore, al fine di monitorare le applicazioni dell'AI Act di pari passo con lo sviluppo della tecnologia dell'intelligenza artificiale. Bruxelles è infatti ancora al lavoro per apportare gli ultimi ritocchi al regolamento che si prevede non entrerà in vigore prima di due anni.
"Abbiamo ascoltato e ascolteremo tutte le preoccupazioni e le parti interessate quando si tratterà di regolamentare l'AI anche nel campo dell'Ai generativa e dei modelli di fondazione”, ha commentato Brando Benifei, capodelegazione del Pd all'Europarlamento e tra i negoziatori del testo Ue. “Pensiamo che il nostro lavoro possa influenzare positivamente la conversazione e la direzione globale quando si tratta di intelligenza artificiale e del suo impatto sui diritti fondamentali, senza ostacolare il necessario perseguimento dell'innovazione e la sua applicazione per migliorare le nostre società”, ha dichiarato.