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“Basta gridare al complotto: su Mes e Recovery l’Italia rischia l’isolamento”

L'economista Paul De Grawe

 
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«L’ultima cosa che l’Italia dovrebbe fare è presentarsi a Bruxelles mettendo su un unico tavolo tutte le questioni che la riguardano, dal Mes al Patto di stabilità fino persino ai tassi d’interesse, e facendo capire che c’è uno scambio incrociato». Secondo Paul De Grauwe, docente di Politica economica europea e direttore dell’Istituto europeo presso la London School of Economics, la logica “a pacchetto” come la chiamano a Palazzo Chigi, l’atteggiamento da suk come lo definiscono invece gli oppositori, è un pericolo «che rischia di infilare l’Italia in un vicolo il cui unico sbocco è l’isolamento, come è successo a Polonia e Ungheria. Volete finire così?»

Professore, sull’Italia rischia di abbattersi nuovamente uno stigma, parola popolare di questi tempi, come durante la crisi del debito?

«La situazione è diversa. Certo, il populismo vittimistico, quale mi sembra di leggere nel governo, non aiuta. Ma com’è possibile che ogni volta che scoppia una controversia con l’Europa si gridi …

«L’ultima cosa che l’Italia dovrebbe fare è presentarsi a Bruxelles mettendo su un unico tavolo tutte le questioni che la riguardano, dal Mes al Patto di stabilità fino persino ai tassi d’interesse, e facendo capire che c’è uno scambio incrociato». Secondo Paul De Grauwe, docente di Politica economica europea e direttore dell’Istituto europeo presso la London School of Economics, la logica “a pacchetto” come la chiamano a Palazzo Chigi, l’atteggiamento da suk come lo definiscono invece gli oppositori, è un pericolo «che rischia di infilare l’Italia in un vicolo il cui unico sbocco è l’isolamento, come è successo a Polonia e Ungheria. Volete finire così?»

Professore, sull’Italia rischia di abbattersi nuovamente uno stigma, parola popolare di questi tempi, come durante la crisi del debito?

«La situazione è diversa. Certo, il populismo vittimistico, quale mi sembra di leggere nel governo, non aiuta. Ma com’è possibile che ogni volta che scoppia una controversia con l’Europa si gridi al complotto? Chi avrebbe interesse a complottare contro l’Italia?».

Beh, la lista dei soliti sospetti è lunga, le banche francesi e tedesche per esempio…

«Le banche tedesche? Ma lo vedete in quali condizioni sono? La Deutsche Bank è finita sull’orlo del fallimento…ci vedo una punta di pregiudizio. Guardiamo le cose con realismo. Non dico che tutto quello che fa l’Europa sia giusto, ma da qui all’esplicita volontà di agire contro un partner ce ne corre. Servono lucidità e coerenza per negoziare punto per punto, ognuno come un problema a sé. Pensiamo alle cose buone che fa l’Europa, prima di tutto il NextGenEu, e cerchiamo di valorizzarle».

Proprio sul Pnrr, oltre che sul Mes, sono gli scogli più duri: che idea si è fatto?

«Mi sembrano due gravi errori sia le incertezze sul Mes, strumento che potrebbe dare un aiuto decisivo nel caso di un attacco speculativo contro l’Italia e le sue banche, ipotesi tutt’altro che dissolta, sia le lungaggini nell’attuare il Pnrr, cioè il NextGenEu. L’Europa in questo caso è particolarmente rigorosa, è vero, però non dimentichiamo che l’Italia è il maggior beneficiario del programma e rappresenta la principale scommessa».

Lei vive attualmente in un Paese che l’insofferenza verso l’Europa l’ha portata alle estreme conseguenze…

«Sì, ma la Brexit è stata un grave errore del quale il governo non finisce di pentirsi, come provano l’inflazione e i tassi più alti che in America e nell’Eurozona. Però ci sono delle differenze sostanziali: la Gran Bretagna ha aderito tardi, è uscita prima, si è sempre sentita a disagio in Europa. Se lei parla con qualsiasi cittadino per strada, rimarca subito la differenza: noi siamo una cosa e l’Europa un’altra. Si sentono superiori, sarà il retaggio imperiale. È sempre stato così, l’anomalia era la partecipazione all’Ue. Ma l’errore fatto dagli inglesi dovrebbe indurre a più miti consigli il nucleo storico dell’Unione».

Vede pericoli di Italexit?

«Il rischio per ora è che si rafforzi il sentimento anti-europeo mentre in Francia, scossa oltretutto dai fatti di questi giorni, cresce il Front National che la pensa allo stesso modo. Due Paesi fondatori dell’Europa, per i quali la partecipazione all’Unione è fondamentale, molto di più che per la Gran Bretagna, potrebbero trovarsi in una condizione scomodissima. Questo i due governi, se sono europeisti come dichiarano, non lo dovrebbero dimenticare».

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