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Salario minimo, la strana alleanza governo-sindacati ostacola il fronte delle opposizioni

(reuters)
Contraria da sempre alla misura, la Maggioranza dopo la proposta unitaria delle opposizioni ha un motivo in più per non arretrare dalle proprie posizioni. E sulla propria sponda si trova affiancata anche da una parte del mondo sindacale
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MILANO  –  Il salario minimo compatta, o quasi, le opposizioni ma crea sulla sponda opposta un inedito fronte bipartisan tra governo e una parte dei sindacati, contrari o cauti sulla misura, rischiando così di indebolire la posizione dell’ampia intesa trovata nel campo di centrosinistra.


La posizione del governo


Niente di nuovo sul fronte della maggioranza, che ad ogni occasione buona si è espressa contro l’introduzione di un soglia minima di retribuzione oraria, che manca in Italia e in soli altri quattro Paesi in Europa.

L’ultimo no, vigoroso, lo aveva scandito Giorgia Meloni al Festival dell’Economia di Trento, definendo il salario minimo un’iniziativa “ buona sul piano filosofico" ma che "rischia poi di essere un boomerang", visto che essendoci già la contrattazione collettiva per il lavoratore rischierebbe di tradursi in una “minore tutela”. Nemmeno la sollecitazione di Banca d’Italia…

MILANO  –  Il salario minimo compatta, o quasi, le opposizioni ma crea sulla sponda opposta un inedito fronte bipartisan tra governo e una parte dei sindacati, contrari o cauti sulla misura, rischiando così di indebolire la posizione dell’ampia intesa trovata nel campo di centrosinistra.


La posizione del governo


Niente di nuovo sul fronte della maggioranza, che ad ogni occasione buona si è espressa contro l’introduzione di un soglia minima di retribuzione oraria, che manca in Italia e in soli altri quattro Paesi in Europa.

L’ultimo no, vigoroso, lo aveva scandito Giorgia Meloni al Festival dell’Economia di Trento, definendo il salario minimo un’iniziativa “ buona sul piano filosofico" ma che "rischia poi di essere un boomerang", visto che essendoci già la contrattazione collettiva per il lavoratore rischierebbe di tradursi in una “minore tutela”. Nemmeno la sollecitazione di Banca d’Italia, con  il governatore Ignazio Visco che ne aveva caldeggiato l’introduzione nelle sue relazioni conclusive a fine maggio, aveva contribuito a spostare le convinzioni dell’esecutivo: “Penso che il governatore abbia compiti diversi da quello di indirizzo politico”, aveva tagliato corto il capogruppo al Senato di Fratelli d’Italia Lucio Malan. E ora che le opposizioni si sono ricompattate proprio intorno a questo tema, l’esecutivo ha un motivo in più per non arretrare dalle proprie posizioni.

L’equilibrismo dei sindacati

E non è nuova nemmeno la ritrosia del fronte sindacale sul tema. Qui il nodo è strutturale: le organizzazioni dei lavoratori fanno della contrattazione una delle loro ragion d’essere. Sono loro a sedersi al tavolo con le imprese per aggiornare i contratti collettivi nazionali, definendo proprio i livelli minimi di retribuzione. E la chiusura registrata ieri dal segretario della Cisl Luigi Sbarra non sorprende gli addetti ai lavori.  "Noi pensiamo che il salario

minimo in questo Paese vada fatto, ma con i contratti non con la legge, perché rischiamo di creare alibi e pretesti alle imprese che a quel punto possono decidere di uscire dall'applicazione dei contratti, attestarsi rigorosamente sul rispetto della soglia indicata dall'eventuale legge e determinare una spirale verso il basso della dinamica delle retribuzioni", ha spiegato dal festival del Lavoro. Che tradotto significa che a fissare il salario minimo non può essere la politica ma il sindacato. E su una lunghezza d’onda analoga si posiziona la Uil, per cui  un salario minimo deve essere comunque collegato alla contrattazione nazionale.

La Cgil apre una breccia

Semmai la novità è l’apertura registrata dalla Cgil a guida Maurizio Landini che da tempo insiste sul tema, affiancando però una nuova legge sulla rappresentanza che faccia ordine nella giungla dei contratti nazionali, cancellando soprattutto le intese “pirata” siglate da sigle sindacali non rappresentative dei lavoratori. D’altra parte, ora che lo schieramento di centrosinistra ha trovato una faticosa intesa che va da Azione a Sinistra Italia e Movimento 5 Stelle, per la Cgil smarcarsi sulla questione sarebbe ancora più complicato.

Gli esclusi

Il mondo della contrattazione però va detto che abbraccia una quota rilevante ma non esausitiva del mondo del lavoro. Secondo i dati della Fondazione Di Vittorio, sono 14,5 milioni i lavoratori tutelati da contratto nazionale, su un totale di 23,4 milioni di occupati censiti dall’Istat. Non tutti i rimanenti certamente vantano stipendi inferiori di quelli previsti dalla contrattazione, ma di certo una parte consistente del mondo del lavoro ad oggi resta scoperta dall’ombrello della protezione sindacale. E secondo i dati Inps del 2019, sotto quota 9 euro ci sono almeno 4,6 milioni di lavoratori, platea che si riduce a 2,8 milioni se si considera anche la tredicesima.

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