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Auto, frenata per il mercato di giugno: immatricolazioni +9,2%

(eikon)
I numeri in rallentamento rispetto ai mesi precedenti. Stellantis giù dell’11%
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MILANO – Nel mese di giugno in Italia sono state immatricolate 138.927 auto, il 9,19% in più dello stesso mese del 2022.  Nel semestre le immatricolazioni sono state complessivamente 684.262, con una crescita del 22,96% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Sono i dati del ministero dei Trasporti che tracciano un dato “positivo, ma anche deludente perché viene dopo l’inversione di tendenza dell’agosto 2022 che era stata caratterizzata da una crescita del 9,92% seguita da una crescita del 5,37% in settembre e da ben otto crescite a due cifre con un 40,78% in marzo e un 29,21% in aprile”, per dirla con l’ufficio studi di Promotor. 

In questo contesto Stellantis (partecipata da Exor, cui fa riferimento l’editore di Repubblica, Gedi) ha immatricolato in Italia a giugno 43.099 auto, l'11,1% in meno dello stesso mese del 2022. La quota di mercato è del 31% contro il 38,2% di un anno fa. Nei primi sei mesi dell'anno le immatricolazioni del gruppo sono 279.373, in crescita del 9,7% sull'analogo periodo del 2022, con la quota che scende dal 37,2 al 33,2%.

Il presidente di Promotor, Gian Primo Quagliano si interroga “per capire se la festa per l’automobile sia già finita o se il rallentamento di giugno sia solo un incidente di percorso. Se la festa fosse già finita saremmo di fronte ad una situazione veramente difficile. Infatti, anche ammettendo di mantenere il tasso di crescita dei primi sei mesi nell’intero 2023 otterremmo un volume di immatricolazioni di 1.619.543, un valore annuo decisamente lontano dal livello necessario per assicurare la regolare sostituzione delle auto del parco giunte a fine corsa”. 

Non giova all'entusiasmo il fatto che dall’inchiesta congiunturale mensile condotta dal Centro Studi Promotor a fine giugno su un campione rappresentativo di concessionari “emerge che non mancano gli elementi di preoccupazione. In giugno l’86% dei concessionari interpellati valuta basso il livello degli ordini, mentre in gennaio la percentuale corrispondente era del 41%. Ciò significa che i risultati brillanti del primo semestre sono dovuti in gran parte al portafoglio ordini dilatatosi per le difficoltà di produzione delle case auto dovute alla carenza di componenti indispensabili, mentre allo smaltimento della domanda arretrata non si accompagna una crescita dell’acquisizione di nuovi ordini”. E dalla stessa fonte “emergono preoccupazioni dei concessionari per i livelli dei prezzi raggiunti dalle auto. Il 71% degli interpellati dichiara che i prezzi sono alti e il 31% ritiene che aumenteranno ancora”. 

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