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Tlc, concorrenza e algoritmi tagliano migliaia di posti

UN CAVO IN FIBRA OTTICA

 
La forte pressione competitiva e la possibilità di girare importanti funzioni a Google & C. hanno fatto perdere 380 mila occupati in 8 anni
3 minuti di lettura

ROMA – Piange il telefono. Da otto anni, fin dal 2015, le società delle telefonia e di Internet tagliano posti di lavoro in quantità rilevanti.

Parliamo di 384 mila posti polverizzati - di cui oltre 255 mila negli ultimi cinque anni - in 22 aziende di prima fascia del settore, tra cui anche la nostra Telecom Italia.

Aziende ribattezzate Tier-1 per la forte ramificazione delle reti di trasmissione. I lavoratori cadono come birilli perché investiti da due pesanti palle da bowling.

L’EMORRAGIA DI DIPENDENTI

Ricavi in calo

Le loro aziende sono, intanto, in difficoltà economica. E cercano di salvarsi - ecco la seconda sfera - grazie a tecnologie (anche algoritmiche) che richiedono meno forza lavoro.

L’osservatorio Light Reading stima che i ricavi di queste 22 aziende Tier-1 sono scesi dai 761 miliardi di dollari del 2015 ai 725 miliardi dell’anno scorso. E la crepa si è aperta anche in Italia.

Dove l’associazione confi…

ROMA – Piange il telefono. Da otto anni, fin dal 2015, le società delle telefonia e di Internet tagliano posti di lavoro in quantità rilevanti.

Parliamo di 384 mila posti polverizzati - di cui oltre 255 mila negli ultimi cinque anni - in 22 aziende di prima fascia del settore, tra cui anche la nostra Telecom Italia.

Aziende ribattezzate Tier-1 per la forte ramificazione delle reti di trasmissione. I lavoratori cadono come birilli perché investiti da due pesanti palle da bowling.

L’EMORRAGIA DI DIPENDENTI

Ricavi in calo

Le loro aziende sono, intanto, in difficoltà economica. E cercano di salvarsi - ecco la seconda sfera - grazie a tecnologie (anche algoritmiche) che richiedono meno forza lavoro.

L’osservatorio Light Reading stima che i ricavi di queste 22 aziende Tier-1 sono scesi dai 761 miliardi di dollari del 2015 ai 725 miliardi dell’anno scorso. E la crepa si è aperta anche in Italia.

Dove l’associazione confindustriale Asstel valuta in 600 milioni l’emorragia di ricavi del settore soltanto nel 2021 rispetto al 2020.

Offerte al ribasso

D’altra parte tutte queste 22 imprese mondiali - le nostre incluse - sono colpite dal virus della iper-concorrenza. Non fanno in tempo a lanciare un’offerta per le famiglie e le imprese che un loro concorrente ne propone un’altra, ancora più vantaggiosa.

In campo, poi, c’è la variabile della tecnologia. I cavi in fibra ottica, sempre più diffusi nel mondo, di solito ingannano. Trasparenti e sottili come capelli, sembrano fragili. Falso.

A guardar bene, quel capello è protetto da tre o 4 strati di materiali molto sofisticati, a partire dalla “giacca” che li protegge dal fuoco, dall’acqua, dagli urti, da sostanze chimiche corrosive.

Le reti in rame

Morale della favola: le reti in fibra richiedono una manutenzione meno intensiva rispetto alle ormai obsolete reti in rame. Dunque autorizzano un drastico taglio della forza lavoro dedicata alle riparazioni.

E poi prende forma la rete “a guida autonoma”, forse più facile da realizzare dell’automobile senza un autista umano. Le reti di trasmissione sono il pilastro fondante delle aziende della telefonia e di Internet.

Queste autostrade dei dati fanno operazioni molto sofisticate. Elaborano le informazioni e le archiviano, quasi come il cervello degli umani.

Migliorare da soli

Si collegano ad altre reti, creando un effetto ragnatela. Imparano dalle loro esperienze e anche dagli errori, grazie agli algoritmi capaci di migliorare da soli. Offrono servizi nuovi ai clienti, gestendo applicazioni operative sempre più sofisticate.

Ora, tutte queste complicate e continue operazioni richiedono memorie sconfinate. Una volta queste memorie erano proprietà delle imprese della telefonia e di Internet, che dunque si facevano carico della gestione impiegando loro dipendenti.

Adesso - non sempre, ma spesso - le aziende della telefonia e di Internet affittano le memorie all’esterno. Adesso si appoggiano ad Amazon Web Services (Aws), a Google Cloud, a Microsoft Azure, che si occupano di tutto, giorno e notte, 365 giorni l’anno.

Gli autisti ad Amazon

È come se noi usassimo uno speciale computer con un disco rigido e una memoria Ram che sono fuori dalla nostra macchina. Il rischio di avaria e di perdita dei dati sarebbe pari a zero.

Le aziende della telefonia e di Internet, dunque, non guidano più le loro reti. Gli autisti sono ad Amazon, a Google. Di nuovo si realizza, quindi, lo scenario ideale per sforbiciare posti di lavoro.

E taglia i dipendenti anche chi conserva in casa, al proprio interno, la gestione delle reti e delle memorie. Una volta l’avaria arrivava improvvisa, e subito chiamava in causa i migliori tecnici nelle attività di pronto intervento.

Zero tocchi

Adesso gli algoritmi predittivi intuiscono per tempo che si stanno determinando le condizioni perché il guasto esploda. Dunque prevedono e risolvono la criticità prima ancora della sua deflagrazione, riducendo al minimo le emergenze e gli interventi degli umani.

Gli esperti vedono già all’orizzonte delle reti zero touch, capaci di una gestione del tutto autonoma, quasi prive di un reale presidio dell’uomo.

Ora, questi scenari possono sembrare di massima efficienza. La verità è che le aziende, quando tagliano così tanta forza lavoro, alla fine faticano a ritrovare un assetto di volo sicuro.

I RICAVI PER ADDETTO

I prepensionamenti

L’osservatorio Light Reading nota che tanti operatori della telefonia non aumentano i ricavi per dipendente quando rimpiazzano donne e uomini con l’automazione.

L’emorragia di posti è finita? Consapevole delle difficoltà delle imprese italiane, il governo Meloni studia un disegno di legge per aiutarle anche a colpi di robusti prepensionamenti.

In una prima bozza, il disegno di legge ipotizza che lo scivolo pensionistico possa premiare anche le lavoratrici e i lavoratori che si trovano «fino agli 84 mesi dalla prima decorrenza utile della pensione di vecchiaia o anticipata».

Un lungo scivolo

Parliamo, dunque, di uno scivolo particolare perché intanto mette sullo stesso piano pensione di vecchiaia e anticipata. Soprattutto lo scivolo è lungo ben 7 anni (84 mesi) e porta con sé dei costi importanti.

I contributi previdenziali sarebbero largamente a carico dello Stato, a patto che le aziende prevedano anche qualche nuova assunzione a fronte delle uscite di lavoratori.

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