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Più lavoro e meno rincari: le famiglie italiane recuperano potere d’acquisto

(ansa)
Prima rivincita dei redditi sull’inflazione, ma i consumi arrancano. Salvini: puntiamo ad allungare le rate sui mutui a tasso variabile
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Le famiglie italiane tornano a respirare un po’. E con i prezzi che — lentamente — iniziano a rallentare la corsa, insieme a un’occupazione che cresce, recuperano un po’ del potere d’acquisto perso durante il terribile 2022. Anche se il reddito extra che entra, lo utilizzano più che altro per rimpolpare i risparmi, erosi per far fronte ai costi record.

È la fotografia che emerge dai dati diffusi ieri dall’Istat sui conti delle famiglie nei primi tre mesi del 2023. Un periodo in cui l’economia nazionale ha corso ogni oltre attesa, come dimostrato da un Pil a +0,6%. Dice l’Istat che tra gennaio e marzo il reddito disponibile dei nuclei italiani è cresciuto del 3,2% rispetto al trimestre precedente, e dell’8,2% nel confronto annuale. Questo aumento è il combinato dell’incremento dei redditi da lavoro — tra occupazione che tira e qualche ritocco salariale —, dell’impennata dei tassi che premia gli investimenti in titoli di Stato e dei sussidi di vario tipo, mentre la pressione fiscale è s…

Le famiglie italiane tornano a respirare un po’. E con i prezzi che — lentamente — iniziano a rallentare la corsa, insieme a un’occupazione che cresce, recuperano un po’ del potere d’acquisto perso durante il terribile 2022. Anche se il reddito extra che entra, lo utilizzano più che altro per rimpolpare i risparmi, erosi per far fronte ai costi record.

È la fotografia che emerge dai dati diffusi ieri dall’Istat sui conti delle famiglie nei primi tre mesi del 2023. Un periodo in cui l’economia nazionale ha corso ogni oltre attesa, come dimostrato da un Pil a +0,6%. Dice l’Istat che tra gennaio e marzo il reddito disponibile dei nuclei italiani è cresciuto del 3,2% rispetto al trimestre precedente, e dell’8,2% nel confronto annuale. Questo aumento è il combinato dell’incremento dei redditi da lavoro — tra occupazione che tira e qualche ritocco salariale —, dell’impennata dei tassi che premia gli investimenti in titoli di Stato e dei sussidi di vario tipo, mentre la pressione fiscale è scesa al 37%. Ma i primi tre mesi sono anche quelli in cui, a partire dalle bollette, l’inflazione ha iniziato a invertire la tendenza. Il risultato, visto dalle famiglie, è che il reddito in più non è stato mangiato dai rincari, ma si è invece tradotto in un aumento del potere d’acquisto del 3,1%.

Una boccata d’ossigeno. Ma piccola, e senza garanzie per il futuro. Alla fine del 2022 infatti il potere d’acquisto era crollato: il recupero è stato solo parziale, e allungando lo sguardo la capacità di spesa resta sotto ai valori pre pandemia. Il salasso degli ultimi mesi lascia strascichi, così le famiglie hanno usato il reddito extra solo in minima parte per consumare di più, preferendo invece mettere i soldi da parte. La propensione al risparmio, che si era impennata durante i lockdown ed era caduta l’anno scorso a causa del caro prezzi, nel primo trimestre del 2023 è tornata al 7,6%, vicina ai valori abituali per gli italiani.

Prudenza, o piuttosto realismo, in attesa di capire quale sarà la nuova normalità. Perché l’inflazione scende con lentezza esasperante, specie per alimentari ed energia. Ieri l’Arera ha fissato le tariffe del gas di giugno, con un taglio limitato all’1,1%: ogni famiglia risparmierà 14,5 euro l’anno, non una cifra che cambia le prospettive. Mentre il brusco rallentamento dell’industria potrebbe presto raffreddare anche il mercato del lavoro. I totaloni Istat poi non restituiscono le disparità nell’Italia: «Nei primi cinque mesi dell’anno i volumi nel carrello della spesa sono diminuiti di tre punti e mezzo», dice Albino Russo, direttore dell’ufficio studi Coop. «C’è una quota di Paese sempre più ampia, direi un terzo, che ha il fiato grosso e fatica ad arrivare a fine mese».

Nel frattempo i rialzi dei tassi della Bce continuano a rendere più cari i mutui: quelli nuovi e quelli esistenti, per chi ha il tasso variabile. «Stiamo lavorando con il ministero dell’Economia per allungare le rate di chi ha un variabile», ha detto ieri il vicepremier Matteo Salvini. Il Tesoro ha avviato un dialogo con le banche per cercare un meccanismo che, posticipando le scadenze, congeli l’importo mensile.

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