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Il piano per l’Ambiente spinge lo smart working. Ma dalle connessioni lente ai dirigenti diffidenti, per la Pa è un percorso a ostacoli

Ci sono difficoltà oggettive, come quelle dovute alla mancanza di fibra ottica in molte aree interne, che rende difficile la connessione. Ma c’è anche la scarsa apertura dei dirigenti a frenare l’adozione del lavoro agile
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ROMA – “Gran parte delle aree interne della Campania non sono raggiunte dalla fibra ottica perciò è difficile praticare lo smart working così come una videoconferenza sia per motivi d’ufficio che per motivi sindacali”. La denuncia di Pierluigi Di Benedetto, Segretario generale territoriale UILPA Napoli, riflette una condizione condivisa da molte pubbliche amministrazioni del Mezzogiorno. Ma a ostacolare un’ampia adozione del lavoro agile, e della settimana corta nella Pubblica Amministrazione, così come suggerito dal Pniec, il Piano per l’Ambiente che il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha presentato alla Commissione Europea, ci sono anche difficoltà organizzative e un atteggiamento diffuso non particolarmente favorevole al lavoro a distanza, che comunque rimane affidato ai piani di organizzativi delle singole amministrazioni, con spazi molto limitati per la mediazione dei sindacati.

ROMA – “Gran parte delle aree interne della Campania non sono raggiunte dalla fibra ottica perciò è difficile praticare lo smart working così come una videoconferenza sia per motivi d’ufficio che per motivi sindacali”. La denuncia di Pierluigi Di Benedetto, Segretario generale territoriale UILPA Napoli, riflette una condizione condivisa da molte pubbliche amministrazioni del Mezzogiorno. Ma a ostacolare un’ampia adozione del lavoro agile, e della settimana corta nella Pubblica Amministrazione, così come suggerito dal Pniec, il Piano per l’Ambiente che il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha presentato alla Commissione Europea, ci sono anche difficoltà organizzative e un atteggiamento diffuso non particolarmente favorevole al lavoro a distanza, che comunque rimane affidato ai piani di organizzativi delle singole amministrazioni, con spazi molto limitati per la mediazione dei sindacati.

Nei piani c’è poco spazio per il lavoro agile

I Piao, i piani organizzativi, al momento prevedono spazi molto limitati per il lavoro agile e per il telelavoro, le due formule previste per la Pubblica Amministrazione. Secondo un monitoraggio svolto dal sindacato autonomo Flp nelle funzioni centrali dopo la cessazione dello stato di emergenza il lavoro agile è mediamente di 6 giorni al mese (Mef, Ambiente, Interno, Agricoltura, Made in Italy, Dogane/Monopoli), elevabili a 8 a secondo dell’amministrazione sulla base di alcuni criteri (assistenza a disabili, caregiver, ultrassessantenni, pendolari). 

Il Dl Lavoro ha esteso il diritto allo smart working per i lavoratori fragili della Pa solo fino al 30 settembre, per evitare l’impatto economico oneroso sulla scuola, per la sostituzione dei docenti. “Alla Difesa avevano previsto solo un giorno e solo dopo un duro confronto si è passati a due giorni. – spiega il segretario Flp Marco Carlomagno – Alla Giustizia è applicato molto parzialmente e nelle sedi territoriali non supera un giorno a settimana. Negli Enti locali nelle grandi realtà la situazione è assimilabile mentre nei piccoli comuni è molto ridotto”. Anche perché i piccoli Comuni hanno problemi di connessione che per i grandi centri sono superati.

“Noi abbiamo sempre considerato questo strumento innovativo come un’occasione, ma c’è stato un atteggiamento dalla parte datoriale pubblica schizofrenico – conferma Sandro Colombi, segretario UilPa – prima, con la pandemia, tutti in smart working, poi tutti in ufficio. Il buon senso avrebbe voluto che ci si riunisse tutti, compresi i sindacati, intorno a un tavolo per capire quanto c’è di intelligente e di produttivo nel lavoro agile, ci sono state amministrazioni che hanno anche aumentato la produttività. Ma la politica si fida poco di quello che dice il sindacato. Adesso sono invece le esigenze legate al risparmio energetico che ribaltano di nuovo le priorità”.  

Che nel pubblico non ci sia molto entusiasmo nei confronti del lavoro agile emerge anche dal Rapporto presentato dall’Osservatorio Smart Working, coordinato dal giuslavorista Michele Tiraboschi: “Solo un terzo delle amministrazioni ha segnalato effetti positivi. – si legge nel report – Inoltre, a seguito della esperienza maturata durante l’emergenza sanitaria, quasi la metà delle istituzioni pubbliche ha evidenziato la necessità di nuove competenze o professionalità digitali”. Una situazione che negli ultimi mesi è migliorata poco perché la tendenza è stata quella del “prevalente” lavoro in ufficio. 

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