Economia

Aperto il testamento di Silvio Berlusconi. Il nodo dell’ultimo 20%

Il notaio Arrigo Roveda

Il notaio Arrigo Roveda

 (fotogramma)
Un terzo del patrimonio può essere assegnato fuori dagli eredi legittimi. L’incognita della suddivisione di un 20% Fininvest. I “bigliettini” per Marta Fascina
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Milano — Alle 16,35 di mercoledì 5 luglio il testamento di Silvio Berlusconi è stato aperto dal notaio Arrigo Roveda di Milano davanti a due testimoni, gli avvocati Luca Fossati e Carlo Rimini che assistono dal punto di vista legale i cinque figli Marina, Pier Silvio, Barbara, Eleonora, Luigi e che ne sono così venuti a conoscenza. Ma le ultime volontà di Silvio, che hanno creato un’attesa lungo tutta la Penisola, si conosceranno solo oggi, dopo che Roveda avrà pubblicato l’atto presso la Cancelleria del Tribunale di Monza, ultimo domicilio del defunto, e potrà renderlo pubblico. Nel documento vi potrebbero essere degli aspetti che riguardano le società quotate in Borsa controllate da Fininvest, Mfe (50%), Mondadori (53%), Mediolanum (30%), e dunque potrebbero esserci comunicazioni da rendere al mercato.

Avendo lasciato un testamento ed avendo cinque figli e nessuna consorte, Silvio Berlusconi si è assicurato la possibilità di destinare un terzo del suo patrimonio (33%) a chi desidera (la cosiddetta quota disponibile). Per definire a quanto ammonta questo 33% i legali dovranno procedere a una valutazione complessiva dell’intero asse ereditario. Il riferimento principe è il patrimonio netto della Fininvest che ha in pancia la maggior parte delle partecipazioni e degli attivi e passivi, ma bisognerà conteggiare anche il patrimonio al di fuori di essa, come il 99,5% della Dolcedrago, che controlla diversi immobili e controlla anche la Immobiliare Idra e il 40% della Immobiliare Due Ville. Scatole dove sono custodite le principali ville che Berlusconi aveva acquistato nel tempo, da Villa San Martino di Arcore, a Villa Certosa a Porto Rotondo, a Villa Campari e Villa Belvedere, tutte con valori di decine o in alcuni casi centinaia di milioni.

Detto questo il punto più importante sarà capire come Silvio ha scelto di ripartire il suo 61,21% di Fininvest tra i cinque figli. I due terzi di questa quota, per rispettare la legittima, dovrebbero comunque essere divisi in parti uguali e quindi tutti i figli salirebbero al 15,8% a testa, con i tre figli di Veronica Lario, Barbara, Eleonora e Luigi, che arriverebbero complessivamente al 47,4%. La suddivisione del restante 20% è l’incognita che il testamento dovrà sciogliere, per capire se uno dei due rami famigliari potrà godere della maggioranza di Fininvest oppure se tutti verranno messi sullo stesso piano. E da questa decisione dipenderà anche il futuro gestionale delle società, con Pier Silvio che ha sempre guidato Mfe e Marina che siede alla presidenza di Fininvest e Mondadori.

L’altra incognita riguarda il possibile lascito a Marta Fascina, l’ultima compagna di vita di Silvio che al momento vive a Villa San Martino. Indiscrezioni hanno parlato di 100 milioni a lei destinati e di bigliettini con le ultime volontà firmati da Silvio durante il decorso ospedaliero, ma che i legali dovranno valutare se includere o meno nel testamento. Le questioni che potrebbero dividere la famiglia sono dunque diverse ma al momento i figli appaiono compatti e gli avvocati Fossati e Rimini sono pronti a risolvere eventuali controversie. Fossati in particolare, che per anni è stato il civilista di fiducia di Silvio, Marina e Pier Silvio, conosce bene la famiglia e sul petto ha appuntata la medaglia per aver trovato l’accordo tra Mediaset e Vivendi dopo cinque anni di battaglie in tribunale.

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