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La beffa degli incentivi: se slitta la consegna salta lo sconto sull’auto

La beffa degli incentivi: se slitta la consegna salta lo sconto sull’auto
Decaduti i contributi sui primi contratti firmati a gennaio. Le associazioni di settore a Urso: “Spostare con urgenza il limite da 6 a 9 mesi”
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Roma — A qualcuno è già arrivata la brutta notizia: il bonus prenotato per acquistare l’auto è venuto meno. Sono passati più di sei mesi dalla firma del contratto. E altre migliaia di persone potrebbero ricevere una telefonata di questo tenore dal concessionario: «Sì, buongiorno. La sua auto è finalmente arrivata, ma ci sarebbero da pagare 2 mila euro in più». Sempre che sia una vettura con motore a benzina. L’integrazione a cui far fronte aumenta fino a 5 mila euro nel caso si sia acquistata un’elettrica. Colpa dei sei mesi passati senza le consegne delle vetture, come prevede la norma. Per la precisione 180 giorni: lasso di tempo concesso per dare le chiavi della nuova vettura a chi l’ha comprata sfruttando il contributo dello Stato. Se si supera? Decade lo sconto.

Dopo la pandemia si sono allungati i tempi di consegna, anche oltre l’anno. Colpa della scarsità dei chip e della crisi delle forniture. Il quadro nel 2023 è migliorato, ma si sono aggiunti problemi per la mancanza di bisarche: scarseggiano gli autisti. La normalità pre-Covid è lontana. E i bonus legati ai primi contratti firmati a gennaio scadono in questi giorni. Le associazioni di categoria dell’auto, dall’Anfia, che rappresenta le imprese dell’indotto auto, all’Unrae, che unisce i costruttori esteri in Italia, fino a Federauto, che raggruppa i concessionari, hanno scritto al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, chiedendo di correre ai ripari.

Un «urgente appello» per chiedere in tempi «molto rapidi» una proroga, passando da 180 a 270 giorni, da sei a nove mesi, come nel mezzo della pandemia. Un salvagente per evitare «che gli incolpevoli cittadini che hanno investito per acquistare un veicolo nuovo ad inizio 2023 possano perdere nei prossimi giorni il beneficio statale». I tre presidenti delle associazioni, il neo eletto Roberto Vavassori per Anfia, Adolfo De Stefani Cosentino per Federauto, Michele Crisci per Unrae, «auspicano che si possa prevedere la proroga nel primo veicolo normativo utile». E visto che i primi contratti sono già scaduti sperano in una «sanatoria retroattiva».

Sono 630 i milioni stanziati per il 2023. Per le auto elettriche il bonus va da 3 mila a 5 mila euro con una macchina da rottamare inferiore all’Euro 5. Per le ibride plug-in l’incentivo va da 2 mila a 4 mila euro. Se la vettura è a benzina lo sconto è di 2 mila euro solo con rottamazione. Somma che a gennaio si è esaurita in meno di un mese accontentando 75 mila persone. Degli oltre 180 milioni per i privati per comprare veicoli elettrici sono ancora disponibili più di 143 milioni, così come per le auto ibride con la spina, rispetto agli oltre 223 milioni, ci sono più di 208 milioni.

L’Italia è il fanalino di coda in Europa sull’elettrico. Le associazioni che scrivono oggi a Urso, nei mesi scorsi auspicavano un cambio di passo sugli incentivi per renderli più appetibili, recuperando anche i circa 250 milioni avanzati dal 2022. Urso aveva detto “sì” già a dicembre. Sono passati più di sei mesi e il provvedimento pare una tela di Penelope. Atteso per aprile, poi per giugno, ora si parla di settembre. Il rischio è che passi il 2023 con un nulla di fatto.

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