Bonaccini: “Dico sì a Figliuolo, ma con pochi soldi il mandato è monco”
di Silvia BignamiStefano Bonaccini, governatore dell'Emilia Romagna
(eikon)BOLOGNA - Alluvione. Giustizia. Pd. Il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini boccia il decreto del governo sull’alluvione, evocando il rischio default per i Comuni che stanno pagando la ricostruzione di tasca propria: «Siamo fuori di mezzo miliardo e la situazione sta diventando insostenibile». Duro sul tema della giustizia che angustia il governo: «L’anomalia della destra è il fatto di discutere di giustizia pensando alla politica più che all’interesse dei cittadini». Peraltro, parlando dell’inchiesta per violenza sessuale in cui è indagato il figlio di Ignazio la Russa, aggiunge: «Non è il presidente del Senato che stabilisce chi è innocente o colpevole».
Presidente, in Emilia Romagna avete contestato l’incarico a termine del commissario Francesco Figliuolo. Cosa c’è che non va?
«Intanto premetto che con Figliuolo sono quotidianamente in contatto: abbiamo lavorato bene durante il Covid e contiamo di fare lo stesso adesso. Piuttosto è la maggioranza di governo a lodarlo s…
BOLOGNA - Alluvione. Giustizia. Pd. Il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini boccia il decreto del governo sull’alluvione, evocando il rischio default per i Comuni che stanno pagando la ricostruzione di tasca propria: «Siamo fuori di mezzo miliardo e la situazione sta diventando insostenibile». Duro sul tema della giustizia che angustia il governo: «L’anomalia della destra è il fatto di discutere di giustizia pensando alla politica più che all’interesse dei cittadini». Peraltro, parlando dell’inchiesta per violenza sessuale in cui è indagato il figlio di Ignazio la Russa, aggiunge: «Non è il presidente del Senato che stabilisce chi è innocente o colpevole».
Presidente, in Emilia Romagna avete contestato l’incarico a termine del commissario Francesco Figliuolo. Cosa c’è che non va?
«Intanto premetto che con Figliuolo sono quotidianamente in contatto: abbiamo lavorato bene durante il Covid e contiamo di fare lo stesso adesso. Piuttosto è la maggioranza di governo a lodarlo solo ora, mentre a quei tempi lo criticavano pubblicamente. Quanto al decreto contiene contraddizioni evidenti. Intanto le risorse, meno di un terzo di quelle necessarie. E poi una programmazione impostata su tre anni con un commissario e una struttura incaricati per uno solo: dopo che succede? C’è poi il problema di aver voluto separare la fase di emergenza da quella della ricostruzione. Ne ho parlato con Figliuolo e spero che insieme al capo della Protezione civile Curcio risolvano la questione».
Teme che Figliuolo resti in carica solo un anno per poi passare la mano a un commissario di FdI che punti vincere le regionali del 2025?
«Non faccio processi alle intenzioni. Sto ai fatti: se mancano risorse e strumenti la ricostruzione non va avanti e il governo si carica di una responsabilità enorme. Polemizzare sulle colpe è uno sport che non mi appassiona, ma voglio che si risolvano i problemi. Sono pronto a collaborare, però non faccio sconti: prima di ogni cosa vengono persone e comunità colpite».
Nel decreto ci sono 2,5 miliardi. Perché non sono abbastanza?
«Ricordo che la stima dei danni si avvicina a 9 miliardi. I soldi stanziati sono pochi per la ricostruzione privata: al momento è prevista un’inezia ed è un problema, perché cittadini e imprese devono sapere subito quando e come saranno rimborsati. Avevamo suggerito di procedere con lo strumento del credito d’imposta, come col sisma, ma al momento non ce n’è traccia. E preoccupa anche la ricostruzione pubblica: la stima era di 1,9 miliardi per ripristinare strade, argini e frane, ma non possiamo ricostruire come prima. In alcuni casi occorreranno arginature più importanti, nuove casse d’espansione, nuovi tracciati per la viabilità. Serve tempo e la progettazione va attivata subito».
I Comuni stanno anticipando i fondi per i lavori urgenti. Rischiano il default senza rimborsi immediati?
«Siamo fuori di oltre mezzo miliardo e la situazione sta diventando insostenibile. Operare per oltre due mesi senza copertura finanziaria espone tutti i Comuni, in particolare quelli piccoli. I sindaci si sono assunti grandi responsabilità e non seguo le polemiche innescate da alcuni parlamentari di centrodestra. Io voglio rimanere all’impegno e fidarmi della presidente Meloni, che ha detto che cittadini e imprese saranno risarciti al 100% e che nessuno sarà lasciato solo».
Lei è anche presidente del Pd. La riforma della giustizia di Carlo Nordio procede e il governo attacca i pm, come Berlusconi. Stiamo tornando a quello scontro?
«Il problema è quando si discute di giustizia pensando più alla politica e meno all’interesse di cittadini e imprese. L’anomalia della destra italiana, al fondo, per me è questa. Si può chiedere il pugno di ferro quando si parla delle persone normali e impunità per la politica? Ecco, guai a cadere in questa contraddizione».
Sta pensando ad alcune inchieste di cui si parla? Delmastro, Santanché, La Russa...
«Sono questioni molto diverse l’una dall’altra e bisogna stare lontani dallo scontro ideologico che la destra vorrebbe riaccendere. Io sono garantista per davvero: i processi non si fanno né in Parlamento né sui giornali, ma in tribunale. E la politica, in particolare il governo, ha il compito di far funzionare meglio la giustizia, non di interferire col lavoro dei giudici. Casomai, chi ricopre ruoli di governo deve esser chiamato a rispondere dei propri comportamenti a prescindere dai rilievi penali che possono avere. Ad esempio non è il presidente del Senato che può stabilire chi è innocente o colpevole, peraltro additando una donna che denuncia una violenza che ritiene di aver subito. La verità viene stabilita nei processi, assicurando ogni garanzia a tutte le parti».
Il 20-21 luglio a Cesena nascerà la sua area: “Energia Popolare”. Cosa pensa del Pd di Schlein?
«C’è bisogno di costruire un partito più grande e plurale che diventi perno di un centrosinistra nuovo. Ce lo eravamo detti al congresso, adesso bisogna farlo. A Cesena il 21 e 22 luglio discuteremo anzitutto con la segretaria. Ci sarà anche Romano Prodi, che parlerà a tutto il partito unito. Tutto il Pd è chiamato a fare un passo avanti: dall’opposizione alla controproposta. E rivolgendoci alle altre forze di opposizione: restare in mezzo al guado significa solo fare il gioco della destra».
Lei nel 2025 finirà il secondo mandato. Che farà? Spera che si cambi la legge per farne un terzo?
«Ci attende un grande lavoro per la ricostruzione, come quello per il sisma. L’ ultima preoccupazione è cosa farò io».