«Non me la sento. Per me è ancora presto». Poche parole, consegnate ad Antonio Tajani e arrivate ai vertici dei gruppi, sono la conferma che Marta Fascina non parteciperà al Consiglio nazionale di Forza Italia, fissato per sabato prossimo, dall’esito scontato. Meno sei giorni alla tappa che eleggerà il ministro degli Esteri nonché vicepremier come primo presidente del partito post Berlusconi.
È la fase zero del traghettamento. E foss’anche burocrazia interna, tra gli azzurri orfani di Silvio somiglia a un esercizio democratico. Per Tajani, un riconoscimento anche dei suoi rapporti in Europa, grazie alla presenza di Manfred Weber, il presidente del Ppe. Per Fi, invece, si apre il limbo che dovrà comunque avere dei volti, tra i quali non c’è – per ora - quello di Marta.
Ad Arcore
Lady 100 milioni, la quasi-moglie dell’ultima primavera felice di re Silvio, l’ex ragazza vesuviana trasformatasi nell’ultima donna sfinge di Berlusconi, resta ad Arcore e osserverà da lontano. Proprio come …
«Non me la sento. Per me è ancora presto». Poche parole, consegnate ad Antonio Tajani e arrivate ai vertici dei gruppi, sono la conferma che Marta Fascina non parteciperà al Consiglio nazionale di Forza Italia, fissato per sabato prossimo, dall’esito scontato. Meno sei giorni alla tappa che eleggerà il ministro degli Esteri nonché vicepremier come primo presidente del partito post Berlusconi.
È la fase zero del traghettamento. E foss’anche burocrazia interna, tra gli azzurri orfani di Silvio somiglia a un esercizio democratico. Per Tajani, un riconoscimento anche dei suoi rapporti in Europa, grazie alla presenza di Manfred Weber, il presidente del Ppe. Per Fi, invece, si apre il limbo che dovrà comunque avere dei volti, tra i quali non c’è – per ora - quello di Marta.
Ad Arcore
Lady 100 milioni, la quasi-moglie dell’ultima primavera felice di re Silvio, l’ex ragazza vesuviana trasformatasi nell’ultima donna sfinge di Berlusconi, resta ad Arcore e osserverà da lontano. Proprio come ora sembra guardare al proprio destino - umano e politico – da blindare, forse da reinventare. Con quali alleati, e obiettivi?
Nel partito, non pochi vorrebbero dimensionarla. C’è chi addirittura, come l’ex amica e oggi acerrima rivale Licia Ronzulli, sognerebbe di liquidarla: accadeva con le ex, in fondo quanti cerchi magici sono evaporati. Operazione impervia, se non impossibile, stavolta.
Perché la “muta” di Portici – genere sentimentale, ma titolo perfetto, era di un film anni Cinquanta, i più vecchi di Fi l’hanno usato a lungo per lei come celia post-aperitivo – in realtà si faceva sentire eccome, in sede di decisioni ai vertici.
I quattro delfini
Tanto da spingere il leader a pretendere pubblicamente, in qualche occasione persino da un esitante Tajani, più ascolto per le idee di Marta.
Che intanto garantiva i suoi quattro delfini in posti chiave: l’amico della provincia napoletana come lei, Tullio Ferrante, sulla poltrona di sottosegretario alle Infrastrutture; Alessandro Sorte, catapultato come coordinatore in Lombardia, contro gli strepiti della senatrice Licia; e poi Alessandro Battilocchio a Roma, delegato d’aula alla Camera per Fi e Stefano Benigni, leader dei Giovani azzurri.
Un poker arrembante. «Guardali ora, sono depressi, li capisco. Devono ricalibrare il percorso», provoca un deputato del fronte avversario. Anche se Sorte, per dire, sta già corteggiando due europarlamentari uscenti della Lega (come Angelo Ciocca) per parare i colpi sul nord-est.
Tra il romantico e il gotico
L’ultimo cerchio era a prova di incursioni nemiche, comunque: Fascina l’aveva plasmato a sua misura, come quei tailleur neri o gli abiti tutti merletti, tra il romantico e il gotico, con cui aveva spazzato anche iconograficamente il ricordo delle cene eleganti.
Oggi Fascina medita il ritorno mentre è asserragliata a Villa San Martino, avvolta dai ricordi, determinata. E soprattutto protetta dall’impegno di quei 100 milioni.
Un lascito che, certo, nessuno degli eredi mette in discussione per la compagna di papà: gli è stata al fianco nell’ultima battaglia, con l’indiscutibile merito, specie agli occhi della primogenita Marina, di non emettere un fiato, di non violare mai la Regola di Arcore.
Il tesoretto
Ma tra i suoi colleghi c’è chi si improvvisa notaio o giurista, si diverte a elencare i cavilli, potenzialmente rischiosi, che graverebbero sul tesoretto di Marta.
Come la circostanza che indebolirebbe in premessa la volontà espressa dal leader, nero su bianco, il 19 gennaio 2022: «Se non dovessi tornare» dall’ospedale – chiede ai quattro figli – «vi prego di prendere atto» e riservare la donazione, tra le altre, dei 100 milioni a Marta. Il fatto che tornò, da quel ricovero, ne inficia la sostanza?
Per non parlare del condizionale usato da Berlusconi, «dovreste versare»: non obbligo, ma esortazione? Desideri di un patriarca fragile, più solo. Che nei giorni in cui scrive ha accanto a sé non solo Marta, ma anche il di lei padre, Orazio, ex cancelliere in pensione a Salerno, instancabile per ogni necessità, vicinissimo al quasi “genero”.
Il piano perfetto
Lo stesso Orazio, interpellato da Repubblica, stoppa ogni richiesta di ricordare quelle ore. «No grazie», per tre volte, cortese. E lesto: il saluto vira subito in clic.
«La scomparsa di lui avviene proprio mentre lei chiudeva il piano perfetto. Non ce l’ha fatta per qualche ora, ecco il rimpianto di Marta», sintetizza uno dei parlamentari di vecchio corso. In effetti: il sabato 10 giugno era convocata ad Arcore la riunione che avrebbe sancito la consacrazione dell’era Fascina.
Tutti erano già allertati: la Ronzulli sarebbe saltata da capogruppo in Senato, insieme a quattro coordinatori regionali. Il ricovero del fondatore, il venerdì, manda all’aria tutto. Un po’ come quelle rovesciate che vanno in goal, e rimettono in piedi la squadra che era morta. Più diretto, un altro big di Fi: «L’unica fonte di legittimazione era lui: “il dottore vuole, il dottore dice”. Adesso, quello che resta del partito è in divenire: e lei non è l’apice, ma un frammento».
La madre Angela
Seppur di peso. Milioni a parte, solo la famiglia, e in particolare Marina, potrà blindare per lei un ruolo speciale.
E Fascina, che da deputata alla seconda legislatura non brilla per intraprendenza né per presenza politica, ha da offrire ancora quel talento: il silenzio. Che prima misurava il potere, oggi può svelare una solitudine.
Lady Marta lo sa. Cura il suo cerchio. Continui i messaggi con Marina, poi c’è papà Orazio che guida, il legame forte con la madre, Angela, rimasta a Portici. Deve guardarsi le spalle. Prima era la quasi-moglie.
Oggi, quasi vedova-parlamentare. Solo che ieri l’accento premeva su “moglie”. Ora sul “quasi”, qualunque sostantivo segua dopo. Aspra consapevolezza. Che cento milioni possono ben addolcire.