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Tatiana Rizzante: “La rivoluzione Ai come il web in dieci anni tutto cambierà”

“Sembra di rivivere gli inizi di Internet, ancora non riusciamo a vedere quanto trasformerà la nostra vita”, dice l’ad di Reply
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L’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite ricorda il primo impatto del web, negli anni Novanta del secolo passato. Come in un déjà vu, percepiamo i segnali inequivocabili di un cambiamento che sarà epocale ma che ancora fatichiamo a immaginare dove ci porterà. Se l’ascesa di Internet ha trasformato la società, l’intelligenza artificiale sta portando a nuovi livelli l’innovazione tecnologica, rivoluzionando la nostra vita. «In generale viene sovrastimato quello succederà nei prossimi due anni, ma si sottostima largamente quello che accadrà tra dieci anni», racconta Tatiana Rizzante, amministratore delegato di Reply - multinazionale italiana da 1,8 miliardi di fatturato (dati 2022) che opera nell’ambito della trasformazione tecnologica digitale - che abbiamo incontrato in occasione di Xchange 2023, evento annuale dedicato agli ultimi trend dell’innovazione. «Stiamo vivendo una fase di grande accelerazione in cui grazie all’intelligenza artificiale facciamo meglio ciò ch…

L’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite ricorda il primo impatto del web, negli anni Novanta del secolo passato. Come in un déjà vu, percepiamo i segnali inequivocabili di un cambiamento che sarà epocale ma che ancora fatichiamo a immaginare dove ci porterà. Se l’ascesa di Internet ha trasformato la società, l’intelligenza artificiale sta portando a nuovi livelli l’innovazione tecnologica, rivoluzionando la nostra vita. «In generale viene sovrastimato quello succederà nei prossimi due anni, ma si sottostima largamente quello che accadrà tra dieci anni», racconta Tatiana Rizzante, amministratore delegato di Reply - multinazionale italiana da 1,8 miliardi di fatturato (dati 2022) che opera nell’ambito della trasformazione tecnologica digitale - che abbiamo incontrato in occasione di Xchange 2023, evento annuale dedicato agli ultimi trend dell’innovazione. «Stiamo vivendo una fase di grande accelerazione in cui grazie all’intelligenza artificiale facciamo meglio ciò che già sapevamo fare. Questa fase ricorda un po’ i primi siti Internet delle aziende, che erano una sorta di brochure messa sul web. Nella seconda fase, che inizierà nei prossimi anni, faremo qualcosa che prima non esisteva, nuove attività. Infine ci sarà una terza fase in cui verranno generati nuovi modelli di business, ora ancora non immaginabili proprio come è successo nella new economy. Pensiamo a come Airbnb ha cambiato il turismo, Uber la mobilità. Dovremo ripensare da zero i nostri mestieri».

Nasceranno le nuove big tech dell’era dell’intelligenza artificiale?

«Già oggi, così come esistono i grandi provider tecnologici come Microsoft e Amazon, ci sono i primi unicorni nel settore dell’AI, come Anthropic. Nel futuro, vedremo anche aziende specializzate settore per settore, proprio come accadde con l’era di Internet. Ad esempio, Hardy utilizza l’AI nel campo legale. Dalla medicina all’industria manifatturiera, dal settore finanziario all’arte, l’intelligenza artificiale sta diventando un componente essenziale per l’innovazione e la competitività. Proprio come Internet ha permeato ogni aspetto della nostra vita, l’AI sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel plasmare il nostro futuro. Per questo in Reply, un gruppo fatto di diverse società che nascono come spin off dal corpo centrale, ne abbiamo già una decina che lavorano sull’AI, in modo verticale su settori specifici».

Ad esempio?

«Una è specializzata nel machine learning, un’altra ha l’obiettivo di ridurre il numero di diagnosi mediche errate, grazie all’uso di sistemi basati su reti neurali che affiancano il medico nelle fasi di diagnosi e refertazione. Poi c’è Ki Reply, che nasce con l’ambizione di cambiare il mondo dello sviluppo dei software. Perché il primo settore a cambiare radicalmente con l’intelligenza artificiale è proprio l’informatica».

È questa la prima rivoluzione?

«Certo. Con logiche low code e no code, Ki Reply semplifica i metodi per lo sviluppo di software e sempre più consentirà a persone senza competenze tecniche avanzate di creare applicazioni, senza la necessità di scrivere alcun codice. In entrambi i casi, l’obiettivo è rendere lo sviluppo di software accessibile a un pubblico più ampio, accelerando il processo di creazione e aiutando gli sviluppatori a risparmiare fino al 60% del tempo delle attività di base. L’Ai ne cambierà la natura. Siamo abituati a un modello fatto di form, di moduli da compilare. Tutto questo sparirà, basterà raccontare cosa si desidera con linguaggio naturale e questo verrà trasformato in codice.

Ci libereremo gradualmente degli strumenti che abbiamo usato finora. Anche nei device non saremo più ingabbiati da schermi e tastiere, che resteranno solo dei supporti».

Quando possiamo aspettarci tutto questo?

«La rivoluzione informatica sta già avvenendo, l’informatica di base sarà fruibile per tutti, per i device ci vorranno alcuni anni, ma tra dieci certamente tutto sarà cambiato».

Le aziende italiane sono pronte?

«La resistenza al cambiamento esiste. Ciò che spesso manca nelle nostre aziende è la conoscenza tecnica nel management. Le tecnologie ci sono e qualsiasi azienda le può utilizzare: il punto è capire come applicarle fattivamente al proprio business. Anche se l’utilizzo dell’AI può sembrare meno costoso in termini economici, richiede competenze specifiche. È necessario un cambiamento nel modo di lavorare che derivi da uno studio continuo».

Reply lo mette in pratica?

«Investiamo costantemente in formazione continua, facciamo 680 eventi formativi l’anno. Il nostro modo di evolvere è continuare a sperimentare, provando a imparare in modo collaborativo. L’istruzione in Italia è ottima, ma anche dopo gli studi non bisogna mai smettere di imparare. Il mondo cambia continuamente. In generale si inizia a parlare di re-skill troppo tardi: non ha senso attendere che le competenze di ognuno diventino obsolete per ricominciare a formarsi».

Cosa vedremo a Xchange tra un anno? E tra cinque?

«L’anno prossimo vedremo un numero esponenziale di usi: un maggior numero di applicazioni su più piattaforme e di verticalizzazioni, molte delle quali oggi sono ancora nella versione che chiamiamo “beta”, quella della sperimentazione. Tra cinque anni, invece, assisteremo ad applicazione di tipo lavorativo, che sfruttano l’informatica senza la restrizione degli schermi, con tecnologie come la realtà aumentata e gli schermi flessibili indossabili».

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