I destini della finanza italiana nelle mani della Generazione-E
di Francesca ManacordaGenerazione E, come eredi. In meno di dodici mesi va in scena la successione in due delle maggiori dinastie industriali e finanziarie italiane e i figli dei rispettivi fondatori – Leonardo Del Vecchio con la sua Luxottica e gli investimenti finanziari in Mediobanca e Generali, Silvio Berlusconi con la triplice partecipazione in Mondadori, Mediaset e Banca Mediolanum - arrivano alla ribalta. Le cronache di questi giorni si sono ovviamente concentrate sui cinque eredi di Arcore. Spezzato – forse – l’intreccio tra politica e affari che ha segnato il trentennio di Silvio Berlusconi, non si è invece infranta la distinzione che già a inizio anni 2000 il Cavaliere aveva operato tra i figli “grandi”, Marina e Pier Silvio, avuti dal primo matrimonio, e i tre “piccoli”, Barbara, Eleonora e Luigi, frutto delle seconde nozze. Se all’epoca l’ingresso, e poi il rapido arrivo ai vertici dei due maggiori – Pier Silvio amministratore delegato di Mediaset, Marina alla presidenza di Mondadori - poteva …
Generazione E, come eredi. In meno di dodici mesi va in scena la successione in due delle maggiori dinastie industriali e finanziarie italiane e i figli dei rispettivi fondatori – Leonardo Del Vecchio con la sua Luxottica e gli investimenti finanziari in Mediobanca e Generali, Silvio Berlusconi con la triplice partecipazione in Mondadori, Mediaset e Banca Mediolanum - arrivano alla ribalta. Le cronache di questi giorni si sono ovviamente concentrate sui cinque eredi di Arcore. Spezzato – forse – l’intreccio tra politica e affari che ha segnato il trentennio di Silvio Berlusconi, non si è invece infranta la distinzione che già a inizio anni 2000 il Cavaliere aveva operato tra i figli “grandi”, Marina e Pier Silvio, avuti dal primo matrimonio, e i tre “piccoli”, Barbara, Eleonora e Luigi, frutto delle seconde nozze. Se all’epoca l’ingresso, e poi il rapido arrivo ai vertici dei due maggiori – Pier Silvio amministratore delegato di Mediaset, Marina alla presidenza di Mondadori - poteva essere legato anche a semplici ragioni anagrafiche, con gli altri tre troppo giovani per avere ruoli aziendali, l’apertura del testamento conferma la primazia di Marina e Pier Silvio, ai quali va tutta la quota disponibile dell’eredità, consentendo loro di avere la maggioranza assoluta della finanziaria di famiglia Fininvest e di esercitarne dunque congiuntamente il controllo.
A loro due, nel duplice ruolo di azionisti di controllo della finanziaria, e di manager di due partecipate, va quindi il ruolo più importante della famiglia per il prossimo futuro. Un ruolo che, al netto del già citato tema del rapporto con la politica, li porterà a prendere decisioni sulle strategie future del gruppo e delle sue partecipate: l’espansione internazionale di Mediaset che Pier Silvio persegue già da tempo, gli assetti dell’editoria in mano a Marina, ma anche possibili combinazioni industriali del colosso italiano del risparmio gestito Banca Mediolanum, il cui 30% rappresenta il gioiello più prezioso nel forziere Fininvest.
I piccoli Berlusconi
E poi, visto che di una nuova generazione si parla, il tema delle diversificazioni: qui, mentre Barbara ed Eleonora (che non siede nemmeno nel consiglio Fininvest) non paiono avere particolari interessi imprenditoriali, il giovane Luigi è molto attivo nel settore delle startup, in cui ha investito parte degli averi suoi e anche delle sorelle. Possibile pensare che – se non si verificheranno spiacevoli frizioni tra i due rami della prole - l’impronta del più giovane degli eredi Berlusconi si senta ad esempio attraverso investimenti diversi da quelli tradizionali: meno AC Monza (che è in vendita, se appena si troverà qualcuno disposto a comprarlo) e più intelligenza artificiale, insomma.
La scelta di Del Vecchio
Una strada molto diversa da quella decisamente asimmetrica scelta da Silvio Berlusconi è quella percorsa da Leonardo Del Vecchio, il cui testamento è stato aperto la scorsa estate. In quel caso il patron di Luxottica ha deciso una distribuzione della sua eredità tale che ai sei figli avuti da tre diversi matrimoni, all’ultima moglie Nicoletta Zampillo e al figlio avuto da lei in un precedente matrimonio, andassero quote esattamente uguali del 12,5% ciascuno. Inoltre, ha stabilito che in Delfin, la cassaforte di famiglia che controlla sia la quota di maggioranza relativa nel colosso Luxottica, sia le partecipazioni del 20% in Mediobanca e del 10% in Generali, qualsiasi decisione strategica debba essere presa con una maggioranza qualificata appena inferiore al 90%, che richiede di fatto l’unanimità degli otto. Tra di loro solo due hanno un ruolo diretto in azienda: Leonardo Maria, che di fatto studia da numero due di Francesco Milleri, vero braccio destro di Del Vecchio e oggi guida del gruppo, e Rocco Basilico, figlio appunto dell’ultima moglie, che si occupa delle attività Usa di Luxottica. Una new entry, Matteo, figlio di Claudio Del Vecchio, primogenito di Leonardo, che ha alle spalle un’avventura imprenditoriale negli Usa, rappresenta poi l’ingresso della terza generazione in azienda. Anche qui le strade che gli eredi sono chiamati a percorrere sono la continuazione del business familiare e quella parallela della diversificazione. Il core business dell’occhialeria è già consolidato con la fusione tra Essilor e Luxottica che ha dato vita a Essilux, la governance è stata sistemata prima di scomparire dallo stesso Leonardo Del Vecchio, che è riuscito finalmente ad allinearla alla posizione preminente dell’azionista italiano, i risultati del 2022 – anno della scomparsa del fondatore – sono i migliori della storia.
Mediobanca-Generali
La diversificazione, oltre all’immobiliare, si chiama finanza e guarda in particolare alla galassia Mediobanca-Generali, e qui si gioca la partita più tesa. Innanzitutto in Mediobanca, dove Delfin ha il 20% e nessun consigliere. un cruccio per il patron scomparso, a cui si rimedierà adesso con una trattativa che dovrebbe portare a una lista per il prossimo consiglio di amministrazione sempre presentata dal cda, ma con il sostegno anche dei Del Vecchio, che esprimerebbero alcuni consiglieri, tra cui il presidente designato. Le prime trattative, sul nome di Vittorio Grilli non sono andate bene. Un ex ministro, sostengono in Delfin, non si può rifiutare. Sì, si può rifiutare, si replica in Mediobanca, se non dà garanzie di terzietà, visto che è stato consulente proprio di Delfin e di recente si è espresso in Parlamento proprio contro le liste presentate dai cda. Si cercherà un’altra intesa, mentre la pressione su Mediobanca aumenta anche sul fronte Generali, dopo la notizia - rivelata da Giovanni Pons su Repubblica - che l’Ivass ha autorizzato i Del Vecchio a salire oltre il 10% e fino al 20% della compagnia. Delfin ha commentato che non prevede crescita nell’azionariato, ma in ogni caso se volesse farlo ora è possibile.
Su questo fronte la posta in gioco è alta e fonti della famiglia assicurano che la coesione è totale. Resta da vedere se sarà totale anche con lo stesso Milleri, che ha ricevuto 300 milioni in azioni Luxottica nel testamento di Del Vecchio, che è stato però accettato con riserva da quattro eredi su otto. Uno dei quattro, il figlio Luca, ha appena pubblicato la lista dei creditori dei beni testamentari, rendendo noto che respinge la richiesta di Milleri che siano proprio gli eredi a pagare circa 50 milioni di tasse sul lascito che è stato fatto al manager. Generazione E, tra milioni e qualche tensione.