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Pnrr, rate a rischio. E il governo cambia 10 obiettivi su 27. L’affondo di Schlein: “Meloni venga a riferire sui ritardi”

(ansa)
La convocazione d’urgenza di Fitto, tutti i ministri a Palazzo Chigi. All’Ue la proposta di revisione della quarta rata
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ROMA – La correzione in corsa, dopo il pasticcio. Per provare ad annacquare le responsabilità dei ritardi. E salvare i soldi del Pnrr, a cascata le casse dello Stato, che iniziano a risentire del mancato incasso della terza rata da 19 miliardi e, in prospettiva, dello slittamento della quarta, che ne vale sedici.

Ci prova, la destra al governo. Lo fa modificando dieci dei 27 obiettivi agganciati alla quarta tranche, dagli asili nido alle colonnine elettriche. È la prima volta che il Piano di ripresa e resilienza cambia, da quando è nato.

Lo schema prende forma durante la riunione della cabina di regia che Raffaele Fitto, il regista del Piano, convoca all’ora di pranzo a Palazzo Chigi. Intorno a un tavolo super affollato, siedono tutti i 24 ministri (con eccezione di un paio, assenti per impegni istituzionali), i cinque sottosegretari della presidenza del Consiglio e i rappresentanti di Regioni, Province e Comuni.

Fitto tira fuori un paio di fogli: nero su bianco, sono riportate le proposte di modifica agli investimenti che, la sera prima, hanno ricevuto il via libera dei servizi della Commissione europea. Mezz’ora per riepilogarle, poi in conferenza stampa per presentare i risultati della strategia. Indotta anche dalla necessità di contenere l’assalto delle opposizioni, in particolare del Pd, con Elly Schlein che chiama la premier Giorgia Meloni in Parlamento, quando al mattino si diffonde la notizia di una convocazione urgente della cabina di regia.

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Sullo sfondo c’è il rischio di uno slittamento della quarta rata, al 2024. "Non possiamo perdere la storica opportunità del Pnrr perché il governo passa il suo tempo a difendere Santanché, La Russa e Delmastro”, tuona la segretaria dem.

E le spiegazioni che Fitto, qualche ora dopo, mette in fila davanti ai giornalisti provano a smontare questa narrazione. Il tentativo: rinegoziare alcuni target, rinviando sì la richiesta di pagamento di un paio di settimane, ma evitando così di ritrovarsi nella stessa situazione di oggi, con la terza rata ancora congelata a Bruxelles, per un check che va avanti da gennaio.

Insomma, la strategia punta su una pre verifica delle modifiche per provare a stringere i tempi dell’esame vero e proprio. Che ci sarà, appena l’esecutivo farà partire la richiesta di pagamento: "Nei prossimi giorni”, prova a rassicurare il ministro.

E qui ritorna lo spettro della terza rata, facendo emergere l’elemento di debolezza del piano della destra: il disco verde della Commissione Ue alle proposte di modifica non implica la cancellazione dei controlli sui dieci obiettivi e sugli altri diciassette, non modificati. Soprattutto non garantisce che i 16 miliardi arrivino in autunno o comunque entro la fine dell’anno, una dead line scivolosa che, se scavallata, imporrebbe di fatto la necessità di rivedere il calendario delle emissioni dei titoli di Stato, per coprire i buchi nelle casse pubbliche.

Quindi nuovo debito, nel pieno di un autunno delicato tra il nuovo Patto di stabilità, la legge di bilancio e la riforma del Mes. Per ora la situazione è sotto controllo, assicura il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Ma il salvataggio della quarta rata non è stato ancora portato a termine.

E prima, entro la fine di agosto, bisogna presentare la revisione dell’intero Pnrr. I lavori procedono a rilento, mentre la Commissione europea è lì a ricordare che la bozza del nuovo Piano andrebbe presentata il prima possibile. Un mese e mezzo di tempo, in cui sarà difficile annacquare i ritardi.

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