Delega fiscale, via libera alla Camera. Ecco la riforma del governo Meloni
a cura di Redazione EconomiaPrimo giro di boa parlamentare per il disegno di legge delega sulla riforma fiscale. L'aula della Camera ha approvato il provvedimento che passa ora all'esame del Senato, con l’obiettivo del governo di chiudere (sarà probabilmente necessario un nuovo passaggio alla Camera) per la pausa estiva. Il voto è arrivato con 182 sì, 97 no e 6 astenuti. Oltre ai gruppi della maggioranza, ha dichiarato il voto a favore anche il gruppo Az/Iv.
Ci vorranno due anni - se il passaggio parlamentare si chiuderà entro l'estate - per la riforma del Fisco. Qualcosa accadrà veramente? Molto dipenderà dai decreti delegati, vediamo intano punto per punto cosa si prospetta.
La nuova Irpef
Il menu è vasto. L'obiettivo del viceministro all'Economia, Maurizio Leo, è di dare un segnale il prossimo anno, sia ai lavoratori che alle imprese. Portando a tre le aliquote Irpef, già con un collegato alla manovra di bilancio del 2024, e revisionando l'Ires. Il percorso è ancora tortuoso. Chiarissimo è, per ora…
Primo giro di boa parlamentare per il disegno di legge delega sulla riforma fiscale. L'aula della Camera ha approvato il provvedimento che passa ora all'esame del Senato, con l’obiettivo del governo di chiudere (sarà probabilmente necessario un nuovo passaggio alla Camera) per la pausa estiva. Il voto è arrivato con 182 sì, 97 no e 6 astenuti. Oltre ai gruppi della maggioranza, ha dichiarato il voto a favore anche il gruppo Az/Iv.
Ci vorranno due anni - se il passaggio parlamentare si chiuderà entro l'estate - per la riforma del Fisco. Qualcosa accadrà veramente? Molto dipenderà dai decreti delegati, vediamo intano punto per punto cosa si prospetta.
La nuova Irpef
Il menu è vasto. L'obiettivo del viceministro all'Economia, Maurizio Leo, è di dare un segnale il prossimo anno, sia ai lavoratori che alle imprese. Portando a tre le aliquote Irpef, già con un collegato alla manovra di bilancio del 2024, e revisionando l'Ires. Il percorso è ancora tortuoso. Chiarissimo è, per ora, il diverso gradimento della delega. Nullo tra sindacati (che si sono ricompattati nell'osteggiarla) e opposizioni che promettono battaglia. Buono tra imprese e professionisti. A seminare discordia è l'obiettivo dichiarato della revisione dell'Irpef (classe 1974) "nella prospettiva di transitare verso un sistema ad imposta unica", si legge nella relazione. Una flat tax a tendere, che per la Cgil è fumo negli occhi della progressività. Il primo passo sarà tagliare un'aliquota al sistema ereditato dal governo dell'ex banchiere centrale.
I correttivi al taglio aliquote
Alla critica del sindacato di dare di più ai redditi medio-alti, il governo oppone una serie di correttivi. Ci si orienta sull'ampliare il primo scaglione di reddito, per dare l'aliquota più bassa a una fetta maggiore di persone. Salirà la no-tax area e si studia una estensione dei fringe benefit con la possibilità di monetizzarli, ad esempio alla nascita dei figli. E la revisione dei "limiti di non concorrenza al reddito previsti per l'assegnazione dei compensi in natura" in particolare se riguardanti "mobilità sostenibile, previdenza complementare, efficientamento energetico, assistenza sanitaria e contribuzione agli enti bilaterali". In rampa c'è anche l'addio alla distinzione tra redditi da capitale (interessi e dividendi) e di natura finanziaria (capital gain), per unificarli sotto un unico cappello e tassarli per cassa. E la cedolare secca estesa agli immobili ad uso commerciale.
Ires scontata per le imprese
Il primo segnale che si vuole dare alle imprese riguarda invece l'Ires: il 24% di aliquota sarà tagliato per due anni a chi investe in innovazione (beni come Industria 4.0) e occupazione (anche per riassorbire chi uscirà dal Reddito di cittadinanza). La suggestione è arrivare al 15% della Global minimum tax, ma dipenderà dalle risorse. Nel menu c'è poi il superamento dell'Irap partendo da società di persone e associazioni di professionisti. E una riorganizzazione della materia Iva, che passa dalla "razionalizzazione del numero e della misura delle aliquote Iva". Vuol dire arrivare a un trattamento "omogeneo" per i "beni similari" con la previsione anche di una aliquota zero che - ma è tutto da verificare - potrebbe applicarsi a beni di prima necessità come pane o pasta. Oltre a fare il tagliando ai micro-tributi (si prospetta un tributo sostitutivo e fisso per imposte di registro, su successioni e donazioni, di bollo e ipocatastali), si apre il capitolo del rapporto coi contribuenti, il mantra della delega è realizzare il tanto atteso "Fisco amico".
Irpef, tre scaglioni dal 2024. Sconti tagliati per i redditi più alti
Il primo passo verso la flat tax sarà una riduzione da quattro a tre aliquote Irpef. Due le ipotesi, accorpare le aliquote centrali al 27%, mantenendo quella del 23% per i redditi fino a 15 mila euro, passando a quella mediana fino a 50 mila euro, e salendo poi al 43%. O estendere la fascia al 23% da 15 a 28 mila euro, per poi salire al 33% per i redditi fino a 50 mila euro e mantenere l'aliquota del 43% per quelli superiori. Servono 6-10 miliardi, arriveranno dal riordino delle oltre 600 spese fiscali che ne costano 125. Muovere solo scaglioni e aliquote avvantaggerebbe i redditi medio-alti. Per Leo, l'antidoto sta in altre leve. Alzare la no tax area a 8.500 euro (livello dei pensionati) per tutti. Modulare la curva delle detrazioni. E forfettizzare gli sconti fiscali, abbassandoli al crescere del reddito.
L’addio alla flat tax per i dipendenti
L’intervento su tredicesime, straordinari e premi di produttività cancella la flat tax incrementale per i dipendenti (una tassazione agevolata sulla differenza di reddito relativo all’anno della dichiarazione e quello riferito all’anno precedente), che il governo aveva inserito nel testo della delega fiscale approvato dal Consiglio dei ministri. Tra le altre modifiche alla delega c’è anche la rateizzazione mensile delle tasse che pagano gli autonomi e i professionisti, un punto che incassa la Lega. In pratica si potranno pagare a rate gli acconti e i saldi dell’Irpef, senza subire penalizzazioni: servirà comunque un decreto legislativo per rendere operativa la misura. La delega, per ora, introduce il principio di “una migliore distribuzione nel tempo del carico fiscale" anche "mediante la progressiva introduzione della periodicità mensile di acconti e saldi e una eventuale riduzione della ritenuta d'acconto".
Ires, incentivi al lavoro. Verso l'addio all'Irap e ai tributi minori
Uno sconto dell'aliquota Ires del 24% per le imprese che rispettino, entro i due periodi d'imposta successivi, due condizioni: impieghino "in tutto o in parte" il reddito prodotto in investimenti "con particolare riferimento a quelli qualificati" e in nuove assunzioni; gli utili non siano distribuiti. L'Irap inizierà a saltare per società di persone e professionisti: ci sarà una sovraimposta Ires per continuare a garantire i 17 miliardi di gettito alle Regioni. Si punta poi a semplificare ed eliminare i micro-tributi, con l'autoliquidazione per l'imposta di successione e registro e un tributo unico al posto di tutti quelli che gravitano sul passaggio degli immobili. Anche l'Iva va al restyling: non solo delle aliquote, ma anche delle detrazioni e delle procedure di rimborso.
Sanzioni più leggere a chi non può pagare o collabora con il fisco
Una revisione in "tre blocchi" con l'obiettivo comune di ridurre le sanzioni. Oltre a raccordare meglio il processo penale e tributario, la delega punta a cancellare le sanzioni penali in caso di "sopraggiunta impossibilità a far fronte al pagamento del tributo non dipendente da fatti imputabili" al soggetto. Al giudice si indica di attribuire specifico rilievo anche "alle definizioni raggiunte in sede amministrativa e giudiziaria ai fini della valutazione della rilevanza penale del fatto": uno stop al penale a fronte di accordi in sede amministrativa, salva la possibilità di procedere "previa congrua motivazione". Sanzioni ridotte sono suggerite per le imprese che collaborano, e quelle tributarie saranno attenuate in linea con "gli standard di altri Paesi europei
Il superbollo
Il balzello sulle auto di grossa cilindrata resta in vigore. Nonostante il pressing di Fratelli d’Italia e della Lega, che hanno provato a inserire la cancellazione dell’addizionale sulla tassa automobilistica all’interno della delega fiscale, all’esame della commissione Finanze della Camera. Ma il ministero dell’Economia ha fermato la richiesta dei due partiti della maggioranza, accogliendo l’indicazione arrivata dalla Ragioneria: un impegno troppo stringente – è il ragionamento –avrebbe implicato l’indicazione di una copertura finanziaria. Soldi da trovare subito, quindi, perché il superbollo garantisce allo Stato un gettito di circa 130 milioni all’anno.
Tasse light sulle tredicesime
La ricerca delle risorse impone prudenza e per questo il governo non quantifica, al momento, lo sconto sulle tredicesime e sugli straordinari oltre una certa soglia. A cui si aggiunge anche la detassazione dei premi di produttività, che passa attraverso un emendamento a prima firma Luigi Marattin (Azione-Italia Viva). Per queste voci è prevista una tassazione agevolata, in sostituzione delle aliquote ordinarie dell’Irpef. L’ambizione è tassarle al 15%, per dare ai lavoratori dipendenti un segnale equiparabile a quello che è stato già dato alle partite Iva, che possono beneficiare della flat al 15% su ricavi e compensi fino a 100 mila euro all’anno.
L’acquisto di e-cig
Si allenta la stretta per l'acquisto di sigarette elettroniche online prevista nella delega fiscale che nel testo uscito dalla commissione prevedeva il divieto di vendita fuori dall'Italia. Un emendamento della commissione, approvato dall'Aula prevede, invece, la possibilità di acquistare il prodotto online anche da Paesi dell'Ue ma solo con consegna in tabaccheria o in un negozio di e-cig che va indicato al momento dell'acquisto via internet. La ratio dell'emendamento è quella di promuovere un maggiore controllo per il "contrasto del mercato illecito, di tutela della salute dei consumatori e dei minori".