Economia

Le Zes un’occasione persa, ma Fitto canta vittoria

Le Zes un’occasione persa, ma Fitto canta vittoria

Lettera di Giorgio La Malfa. “Si rinuncia ancora una volta a una politica per il Mezzogiorno”

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Caro direttore, l’idea dalla quale erano sorte nel 2017, durante il governo Gentiloni, le Zes, le Zone economiche speciali, era quella di individuare un limitato numero di aree del Mezzogiorno, particolarmente promettenti per la loro collocazione geografica, attrezzarle dal punto di vista infrastrutturale, collegarle con i porti, le ferrovie e le strade e prevedere forti agevolazioni fiscali e semplificazioni burocratiche così da renderle particolarmente attraenti per l’insediamento di imprese autoctone o provenienti dal resto dell’Italia o dall’estero.

Era ovviamente un’idea giusta, specialmente alla luce del fallimento degli incentivi di carattere generale applicati a tutto il territorio del Mezzogiorno. Si trattava di realizzarla bene e semmai di completarla prevedendo anche di aiutare l’insediamento in seno alle Zes di poli universitari, di aziende di credito ed anche di garantire dei presidi di legalità la cui presenza può attenuare gli ovvi dubbi che possono avere le medie imprese e piccole imprese del Nord a trasferirsi o ad aprire delle succursali al Sud.

Idealmente bisognava identificare 1 Zes per ogni regione le Mezzogiorno o, al massimo, 2 per le più grandi e procedere a tutto il necessario. Anche i fondi del Pnrr avrebbero potuto e dovuto avere come destinazione prioritaria l’attrezzatura delle Zes. Era una grande occasione per investire dei fondi che oggi come oggi sono dispersi in centinaia di progetti disparati.

Nulla di tutto questo è avvenuto. Sono state individuate 8 Zes, ma in questi anni i governi sono stati abbastanza carenti nel seguire la loro attrezzatura, mentre le difficoltà maggiori nel renderle operative sono venute dal territorio, dalle gelosia e dall’ovvia resistenza ad accettare le localizzazioni individuate.

Proprio i governatori delle regioni sono stati i meno capaci, anche per il peso negativo che esercitano su di essi le realtà territoriali, di aiutare la realizzazione delle Zes (e questo dovrebbe fare riflettere ulteriormente sull’opportunità di dare, come invece vorrebbe Calderoli, ulteriori poteri alle regioni).

Il ministro Fitto ha da poco annunciato di aver proposto alla Commissione Europea di estendere le Zes a tutto il territorio del Mezzogiorno. Lo ha annunciato come un grande risultato. Si tratta invece della rinuncia pura e semplice a un tentativo di fare una politica specifica per il Mezzogiorno.

Fitto dice che ora gli incentivi previsti dalle Zes si applicheranno a tutto il Mezzogiorno. E le infrastrutture, i collegamenti con la portualità, le autostrade e le ferrovie? E i vantaggi che le Zes potevano rappresentare da punto di vista della concentrazione di imprese in una area ristretta che è il vantaggio dei distretti industriali del Centronord? A tutto questo si rinuncia. Cioè si rinuncia ancora una volta a una politica per il Mezzogiorno.

È abbastanza penoso che tutto questo venga presentato come un successo, come sembrerebbe leggendo il comunicato della Presidenza del Consiglio. Sembra la storia di quel generale che accusato di avere ordinato la ritirata, contestava la notizia affermando che il suo esercito stava semplicemente avanzando in una diversa direzione…

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