Musk contro Zuckerberg. Tra affari e politica, va in scena lo scontro dei giganti
di Paolo MastrolilliElon Musk sta riuscendo nell’ardua impresa di far tornare Mark Zuckerberg “cool”, come ha titolato il Wall Street Journal. Almeno fuori dalla galassia dei trumpisti duri e puri, che tanto non sentono ragioni e quindi è inutile sperare di convertirli. E questo non tanto per le qualità tecniche della sua nuova creatura, Threads, che si propone di uccidere Twitter, quanto per l’improvviso ribaltamento del tavolo, che ha fatto di Elon il campione del conservatorismo più bieco. Così ha riaperto a Mark la porta per tornare a essere il portabandiera del progressismo, o almeno di coloro convinti che la vita non debba inevitabilmente consistere in una rissa perpetua a base di insulti, frodi, cattiverie, e magari assalti al Congresso per impiccare i vicepresidenti non inclini a violare la Costituzione per realizzare le ambizioni del capo.
Gli inizi di Mark
In principio Mark era un ragazzetto brillante scappato da Harvard, che aveva fregato l’idea a due figli di papà come i gemelli Winklev…
Elon Musk sta riuscendo nell’ardua impresa di far tornare Mark Zuckerberg “cool”, come ha titolato il Wall Street Journal. Almeno fuori dalla galassia dei trumpisti duri e puri, che tanto non sentono ragioni e quindi è inutile sperare di convertirli. E questo non tanto per le qualità tecniche della sua nuova creatura, Threads, che si propone di uccidere Twitter, quanto per l’improvviso ribaltamento del tavolo, che ha fatto di Elon il campione del conservatorismo più bieco. Così ha riaperto a Mark la porta per tornare a essere il portabandiera del progressismo, o almeno di coloro convinti che la vita non debba inevitabilmente consistere in una rissa perpetua a base di insulti, frodi, cattiverie, e magari assalti al Congresso per impiccare i vicepresidenti non inclini a violare la Costituzione per realizzare le ambizioni del capo.
Gli inizi di Mark
In principio Mark era un ragazzetto brillante scappato da Harvard, che aveva fregato l’idea a due figli di papà come i gemelli Winklevoss per creare un impero digitale. Faccia pulita, felpa col cappuccio sulle spalle, modi informali, sembrava incarnare l’uomo nuovo della Silicon Valley. E i conservatori lo odiavano, perché sospettavano di tutti gli innovatori cibernetici, ma accusavano in particolare lui di intendersela col nemico. Prova inoppugnabile, la town hall in cui aveva ospitato il presidente Obama nell’aprile del 2011, confermando che i social erano solo uno strumento per facilitare le magnifiche sorti e progressive della corrotta sinistra globale. Un protagonista del complotto, in altre parole.
Le cose però non stavano esattamente così, perché nonostante le donazioni alle cause liberal tipo il finanziamento delle scuole pubbliche, Zuckerberg aveva un’impresa da guidare e doveva farlo secondo criteri imprenditoriali. Quindi il rapporto si era incrinato, tanto per questioni fiscali, quanto per le ricadute del caso Edward Snowden, perché aveva rivelato un sistema di sorveglianza digitale dello Stato che offendeva Zuckerberg: «Investiamo un sacco di risorse perché pensiamo di dover garantire la sicurezza dei nostri utenti dai mascalzoni, non dal governo». La situazione era precipitata quando era scoppiato lo scandalo di Cambridge Analytica, percepito come Facebook che vendeva i dati dei suoi frequentatori a imbroglioni senza scrupoli, per farne qualunque cosa volessero. Nello specifico, aiutare Trump a trasferirsi nella Casa Bianca. A cose fatte, durante un incontro del novembre 2016 a Lima, Obama aveva rimproverato Zuckerberg, perché aveva ignorato gli avvertimenti che la Russia usava i social per spargere disinformazione, allo scopo di affossare la campagna di Hillary. Mark però non voleva fare il poliziotto di Facebook: ho costruito l’autostrada, non sono responsabile di chi la usa. Da allora in poi la sua immagine si era capovolta, con attacchi e problemi, anche tecnici nell’evoluzione verso Meta, che lui stesso aveva descritto come «svegliarsi ogni mattina per essere colpito da un pugno nello stomaco». Un traditore della causa liberal, se mai ne fosse stato un alfiere.
Il ragazzo del Sudafrica
Musk al contrario era il ragazzino svantaggiato del Sudafrica, vittima della sindrome di Asperger, che ce l’aveva fatta in tutto e contro tutti. Aveva fondato PayPal con l’amico tedesco Peter Thiel, ma poi si era allargato dallo spazio ai satelliti, puntando sulla chimera dell’auto elettrica quando nessuno la immaginava come soluzione del futuro. E cosa di meglio poteva esistere per sedurre la galassia progressista, se non la scommessa di trasformare l’industria delle auto in strumento per proteggere l’ambiente e contrastare i cambiamenti climatici? In più Elon faceva figli a destra e a manca, tra cui una transgender; frequentava le star di Hollywood, intrecciando relazioni pericolose; si faceva le canne nelle trasmissioni radiofoniche a cui partecipava, e veniva invitato a condurre il mitico show comico della Nbc “Saturday Night Live”. Un trasgressivo, simpatico e diretto. L’esatto opposto del calcolatore Zuck. In genere non c’è nulla di più ingannevole delle apparenze, che anche nel caso di Musk mentivano. C’è voluto un po’ per capirlo, perché alle elezioni del 2020 aveva confessato di aver votato per Biden, dicendosi entusiasta del suo successo. Magari l’amicizia con Thiel, diventato nel frattempo fedele trumpista finanziatore di candidati estremisti di destra, poteva funzionare da campanello d’allarme. Comunque il rapporto con Joe si era progressivamente incrinato, all’inizio perché Elon non si sentiva abbastanza considerato dalla Casa Bianca, poi per profonde divergenze politiche che vanno dalla linea fiscale a quella sui diritti gay. Musk ha chiarito che aveva cambiato campo, annunciando di voler votare per il candidato repubblicano alle presidenziali del prossimo anno. Quindi ha preso Twitter perché pensava di poterlo resuscitare sul piano imprenditoriale, ma anche per farne una macchina di consenso. Come prima cosa ha annunciato che avrebbe riammesso Trump, nonostante la ragione per cui era stato escluso stesse nelle bugie con cui aveva fomentato l’assalto al Congresso. Poi ha ospitato il lancio della candidatura presidenziale del governatore della Florida DeSantis, con un colloquio che non rispettava le regole basilari del giornalismo, perché in realtà era un evento di propaganda. Così è diventato un eroe dei conservatori più estremisti, un attivista politico.
Zuck il calcolatore
Zuckerberg, oltre ad accettare la sua sfida di menarsi al Colosseo come i gladiatori, ha capito che ciò gli offriva un’occasione unica per riabilitarsi. Di sicuro ha lanciato Threads perché riteneva fosse un buon affare, ma le parole con cui lo ha fatto tradiscono anche altri fini: «Penso che ci dovrebbe essere una app per le conversazioni pubbliche con un miliardo e più persone dentro. Twitter ha avuto l’opportunità, ma non ci è riuscita. Speriamo di farcela noi». Musk ha risposto così: «È infinitamente preferibile essere attaccati da sconosciuti su Twitter, che non accontentarsi della falsa felicità di Instagram per nascondere il dolore». Quindi ha cancellato l’abbonamento a Instagram, app di Meta collegata all’uso di Threads, e minacciato di fare causa perché il nuovo social copia il suo. Parlando con il New York Times, il capo di Instagram Adam Mosseri ha ammesso: «C’era un’opportunità, o la domanda, per consentire a più persone di giocare nello spazio pubblico». È dipeso «non solo dalla nuova proprietà, ma anche dai cambiamenti del prodotto. L’idea è costruire uno spazio aperto e amichevole per le comunità». Questa dichiarazione significa almeno tre cose. Primo, l’aspetto tecnico: limitando il numero dei tweet visibili per costringere gli utenti a pagare, Musk ha ridotto spazio e apertura della sua app, creando un’opportunità per i concorrenti. Secondo, l’aspetto sociologico: Twitter è ormai un terreno di scontro, dominato spesso da insulti, disinformazione e manifestazioni di odio. Threads può diventare l’alternativa, se saprà evitare questa trappola. Terzo, il caso politico: Elon ha trasformato Twitter in un’arma per la sua crociata conservatrice. Zuckerberg ha capito che questo errore gli apriva un’insperata occasione imprenditoriale e politica, e ha deciso di sfruttarla. Sfidando l’alter ego su questo terreno, oltre al Colosseo.