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Usa-Cina i falchi e le colombe

In America crescono sospetti e risentimenti nei confronti di Pechino. Ma l’escalation è un pericolo, il dialogo, almeno nei settori non strategici, è essenziale
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Il giovane, di buona famiglia americana, vent’anni, mi dice di essersi iscritto al programma Rotc (Reserve officer training corp). Dopo il college avrà un impegno di servizio di otto anni nell’esercito come ufficiale, con la possibilità di essere mandato al fronte. La madre non è contenta. Ma lui è motivato ideologicamente: «La mia preoccupazione è la Cina – mi dice – Pechino vuole distruggere i nostri valori e io questo non posso sopportarlo. Prima o poi ci sarà un scontro militare e devo essere pronto a fare la mia parte». Racconto l’episodio per due ragioni. La prima, per dare un’idea concreta di quanto in America siano radicati e in aumento, a livello popolare, il sospetto e il risentimento contro la Cina. La seconda per spiegare che anche il terzo giro di boa nella strategia del bastone e della carota della Casa Bianca servirà a poco.

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I viaggi di forma e poca sostanza

Dopo Tony Blinken e i quattro giorni di J…

Il giovane, di buona famiglia americana, vent’anni, mi dice di essersi iscritto al programma Rotc (Reserve officer training corp). Dopo il college avrà un impegno di servizio di otto anni nell’esercito come ufficiale, con la possibilità di essere mandato al fronte. La madre non è contenta. Ma lui è motivato ideologicamente: «La mia preoccupazione è la Cina – mi dice – Pechino vuole distruggere i nostri valori e io questo non posso sopportarlo. Prima o poi ci sarà un scontro militare e devo essere pronto a fare la mia parte». Racconto l’episodio per due ragioni. La prima, per dare un’idea concreta di quanto in America siano radicati e in aumento, a livello popolare, il sospetto e il risentimento contro la Cina. La seconda per spiegare che anche il terzo giro di boa nella strategia del bastone e della carota della Casa Bianca servirà a poco.

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I viaggi di forma e poca sostanza

Dopo Tony Blinken e i quattro giorni di Janet Yellen per rassicurare, nei giorni scorsi è toccato a John Kerry atterrare a Pechino, questa volta per parlare di ambiente. E per la terza volta si tratterà più di un viaggio di forma che di sostanza. Anche perché se Joe Biden mostra con i suoi inviati il volto morbido della diplomazia e del dialogo, a casa sta già preparando, e potrebbe annunciarle presto, nuove dure misure restrittive per gli investimenti americani in Cina in vari settori delicati per la sicurezza nazionale, come l’intelligenza artificiale, la teoria dei quanti applicata all’informatica, i semiconduttori, la tecnologia aerospaziale avanzata e altro. Le indiscrezioni dicono che sia fondi di private equity che di venture capital non potranno investire in aziende cinesi che operano in quei settori.

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Nei suoi quattro giorni la Yellen ha spiegato la natura limitata delle misure che sta mettendo a punto l’amministrazione. Pechino però non ci crede e considera l’azione in arrivo non una semplice misura commerciale, ma una vera e propria mossa aggiuntiva di una strategia che si propone di strozzare la crescita dell’economia cinese usando il decoupling. Che si tratti di paranoia? Fino a un certo punto. In America, in certi ambienti, soprattutto repubblicani, si prende atto che Pechino sia un nemico che punta alla destabilizzazione dell’ordine multilaterale costruito dagli Stati Uniti negli ultimi 75 anni. La sua alleanza con la Russia contro l’Ucraina lo comprova. Come lo affermano documenti del Comitato centrale del Partito comunista. Jonathan Ward è uno dei massimi teorici della necessita’ di “contenimento” della Cina per evitare che l’Occidente e il suo sistema di democrazie di mercato vengano sopraffatti. Il suo ultimo libro, pubblicato da poco in America si intitola “La Decade decisiva. La grande strategia americana per il trionfo contro la Cina”. Ho chiamato Ward per capire fino a che punto secondo lui ci si deve spingere. La sua risposta mi ha colpito: «Con la Cina tutto deve essere bandito sul piano economico, non solo prodotti ad alto contenuto tecnologico».

Il taglio netto con la Cina

Per Ward – che ha vissuto in Cina, parla benissimo sia cinese che russo e ha conseguito il suo dottorato a Oxford – occorre davvero tagliare ogni interazione economica con la Cina. E ci sono appena dieci anni per raggiungere gli obiettivi prefissati, ridurre i tassi di crescita cinese e contenere la sua espansione egemonica globale. Secondo Ward l’America dovrà perciò muoversi in modo sincrono sia al suo interno, superare le differenze politiche e ideologiche per mostrare un volto unito, come ai tempi delle successioni Truman-Eisenhower-Kennedy. Ma anche al suo esterno: rafforzando il multilateralismo su cui poggia il destino di Washington come leader dell’Occidente.

Quando Pechino protesta con la Yellen è per una strategia annunciata che punta al contenimento della sua crescita. Cosa che per Pechino rappresenta un atto offensivo per la sicurezza nazionale. Ovviamente vien fatto di chiedersi se non siano gli americani ad essere paranoici. La Cina vuole mantenere la sua autonomia regionale, ma, come ha annunciato più volte, non ha strategie di espansione globale. Davvero? E allora perché la Cina investe in Africa e altre regioni in crescita con fondi pubblici o esprime gesti e azioni ostili che non giovano alla sua buona fede?

Solo negli ultimi giorni ci sono stati vari episodi di tensione, questa volta alimentati da Pechino. Gal Luft, un cittadino americano e israeliano che aveva fondato un centro studi specializzato in Cina ed Estremo Oriente era stato catturato a Cipro su richiesta americana per aver agito come agente per la Cina. Ma una volta pagata la cauzione è sparito. Mercoledì scorso abbiamo appreso che hackers cinesi hanno avuto accesso alle e-mail del segretario al Commercio Gina Raimondo e del dipartimento di Stato poco tempo prima del viaggio di Blinken in Cina. Per non parlare del pallone spia cinese che qualche mese fa ha viaggiato per buona parte del territorio americano prima di essere abbattuto. Sul piano economico, in giugno la Cina ha limitato le esportazioni di minerali rari necessari alla produzione dei semiconduttori. E in passato ha imposto a sua volta limiti agli investimenti cinesi in America, dal settore immobiliare allo sport.

Il tentativo di buona fede

Lo scontro dunque è nelle due direzioni. Ascoltare chi predica l’escalation e il decoupling e critica anche l’aspetto formale delle visite di Blinken, Yellen e oggi Kerry in Cina è sbagliato. La storia insegna che un certo tipo di escalation del decoupling economico conduce soltanto a problemi più seri. Secondo Sadek Wahba, gestore del fondo strutturale I Squared Capital e Presidente del Wahba Center for Strategic Competition, occorre recuperare una parvenza di buona fede reciproca. Per l’America è giusto preoccuparsi della sua sicurezza nazionale, ma la creazione di un binario parallelo per consentire il dialogo commerciale in settori non strategici è essenziale. Le due economie sono troppo interconnesse per poter immaginare una paralisi totale dei rapporti economici. Difficile dargli torto. E speriamo che il ragazzo iscritto al Rotc, in guerra non debba andarci mai.

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