Aziende europee sotto stress: 700 a rischio ristrutturazione
di Irene Maria ScaliseROMA – Sempre più aziende in difficoltà in Europa e in Italia. Le tensioni finanziarie aziendali nel continente sono cresciute del 20% rispetto a prima del Covid. A fotografare un mondo del business in difficoltà è il report semestrale della società Alvarez & Marsal (A&M), Distress Alert (ADA), che valuta la performance finanziaria e la solidità di bilancio di oltre 7.000 società europee.
Stress aziendale in Europa: 700 aziende a rischio ristrutturazione
In totale ci sono quasi 700 società (688, secondo l'analisi ADA), l’8,4%, che si trovano in una situazione di stress, tale da richiedere probabilmente un'azione di ristrutturazione. Attualmente in Europa sono 2.000 le società con bilanci che presentano debolezze, il 27,7% di tutte le società valutate. Come si spiega? Il dato riflette le forti quantità di debito che le aziende hanno contratto durante un prolungato periodo di tassi d'interesse ultra-bassi e di prestiti garantiti post-pandemia, e che si ritrovano oggi con una lim…
ROMA – Sempre più aziende in difficoltà in Europa e in Italia. Le tensioni finanziarie aziendali nel continente sono cresciute del 20% rispetto a prima del Covid. A fotografare un mondo del business in difficoltà è il report semestrale della società Alvarez & Marsal (A&M), Distress Alert (ADA), che valuta la performance finanziaria e la solidità di bilancio di oltre 7.000 società europee.
Stress aziendale in Europa: 700 aziende a rischio ristrutturazione
In totale ci sono quasi 700 società (688, secondo l'analisi ADA), l’8,4%, che si trovano in una situazione di stress, tale da richiedere probabilmente un'azione di ristrutturazione. Attualmente in Europa sono 2.000 le società con bilanci che presentano debolezze, il 27,7% di tutte le società valutate. Come si spiega? Il dato riflette le forti quantità di debito che le aziende hanno contratto durante un prolungato periodo di tassi d'interesse ultra-bassi e di prestiti garantiti post-pandemia, e che si ritrovano oggi con una limitata capacità di ripagarli a causa dell'aumento del costo del debito. Sebbene la percentuale di aziende con performance deboli si sia leggermente ridotta nell'ultima analisi, il dato nasconde molte ombre. La capacità delle aziende di trasferire i costi più elevati sui clienti finali sta diminuendo e si prevede che i margini si restringeranno nel corso dell'anno, con un corrispondente impatto sulla redditività.
Jacopo Barontini, responsabile dei servizi di Financial Restructuring in Italia per Alvarez & Marsal, spiega: "In questa fase del ciclo economico, la riserva di liquidità derivante dall’erogazione di finanziamenti garantiti post-pandemia è stata in larga parte assorbita dagli incrementi delle materie prime, del caro energia e dall’inflazione, e il tema della carenza di cassa disponibile per le imprese sta cominciando a farsi sentire. Un numero crescente di imprese sta iniziando ad adottare contromisure finalizzate alla riduzione dell'onere del debito. Prevediamo quindi un aumento delle ristrutturazioni operative e finanziarie a partire dall’autunno 2023, rese necessarie anche dalle attuali sfide macroeconomiche e da trend a lungo termine come la digitalizzazione, che determinano una necessità di ripensamento dei modelli di business che hanno funzionato fino ad ora".
Italia: Media e Intrattenimento, Information Technology e Healthcare i settori più vulnerabili
L’Italia, insieme alla Germania e ai Paesi Nordici, è uno dei 3 Paesi europei che ha visto aumentare nel 2022 il numero di aziende in difficoltà passando dal 5,7% al 6,9%. Tra i settori in maggiore difficoltà in termini di performance spicca il comparto Media & Entertainment con il 21,9% di imprese in stress. Seguono il comparto dell’Information Technology, 16% di aziende in difficoltà, e quello dell’Healthcare con il 13,5%, fatta eccezione per il farmaceutico. Le imprese Media & Entertainment hanno risentito delle scarse performance di alcuni grandi operatori del settore, tra cui i fornitori di servizi di comunicazione e le grandi società sportive. Lo scorso anno il settore dell’Information Technology italiano ha subito un forte rallentamento rispetto al resto d'Europa. Anche in questo caso, la causa è da rintracciarsi nella mancanza di investimenti da parte della maggioranza delle grandi multinazionali e nel divario tecnologico tra gli operatori più piccoli in Italia e i loro concorrenti internazionali.
Quali modelli di business dovrebbero essere adottati per cambiare questa situazione? Per Jacopo Barontini: “Investimento, nei periodi di alta marginalità, in innovazione tecnologica e processi di trasformazione atti a meglio tollerare gli shock che inevitabilmente si ripetono ciclicamente”. Perché l'Italia è nel podio di questa classifica? “L’Italia tende a soffrire sovente in maniera maggiore per una generale minore tendenza a reinvestire gli utili generati in periodi di elevata marginalità. Prima della pandemia, il Paese ha beneficiato di un notevole periodo di stabilità che avrebbe dovuto essere utilizzato, in maniera più lungimirante, per aggiornare e migliorare i modelli di business per renderli maggiormente competitivi rispetto ai peers europei e mondiali”.
Dall’energia alle costruzioni
Anche le aziende del settore Commodity, con un calo del 6,5% rispetto all’anno precedente, hanno registrato un aumento delle difficoltà. In particolare gli operatori del settore Oil & Gas hanno risentito dell'andamento dei prezzi delle materie prime e delle commodity, mentre le imprese ad alta intensità energetica, come le fonderie e le aziende metallurgiche, sono state impattate soprattutto dall'aumento dei prezzi dell'energia. “Il settore dell’Oil & Gas appare tra i più colpiti in Europa, proprio a causa delle restrizioni conseguenti al conflitto ucraino”, prosegue Barontini. “La pressione sulla marginalità legata all’aumento della concorrenza da una parte e le difficoltà di trasferimento degli incrementi di prezzo a valle della filiera dall’altra, hanno costituito un elemento di crisi in particolare per il sub-settore delle valvole per grandi impianti, con un numero senza precedenti di aziende in default. Infine, un settore non ancora catturato dalle statistiche ma a rischio nel breve-medio termine è quello delle costruzioni”.
Beni di largo consumo e imprese energivore: ecco i settori più a rischio in Europa
Il settore dei beni di largo consumo ha registrato un aumento significativo del 25,44% rispetto all'anno precedente, con il 12,3% delle aziende in difficoltà. Questo gruppo, che comprende negozi di moda, elettronica e arredamento, dipende in misura maggiore dalla spesa discrezionale, e l'aumento delle difficoltà riflette il peggioramento del quadro macroeconomico e la compressione dei bilanci delle famiglie. Anche le vulnerabilità del settore automotive hanno subito un'accelerazione nel 2022, con il 10,5% di queste aziende in difficoltà, in aumento del 13% rispetto allo scorso anno. Ciò evidenzia le sfide a lungo termine che continuano a colpire la redditività delle aziende, tra cui il prezzo dell'energia, i problemi della catena di approvvigionamento e la carenza di manodopera, ma soprattutto la transizione verso le nuove tecnologie di alimentazione, come l’elettrico e l’idrogeno.