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L’Onu si mobilita: “L’intelligenza artificiale avrà regole mondiali”

(reuters)
Il segretario generale Guterres: “Può combattere la povertà e le malattie, ma anche aiutare i criminali”
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Nel corso della loro storia le Nazioni Unite hanno affrontato minacce globali di ogni genere: guerre, pandemie, terrorismo, cambiamenti climatici. A queste, ora, si aggiunge l’intelligenza artificiale. Di fronte al nuovo “nemico”, il Palazzo di Vetro trema. I suoi inquilini sono preoccupati. A partire dal segretario generale António Guterres. «L’intelligenza artificiale può accelerare lo sviluppo globale», ha detto il portoghese, in carica dal 2017, «ma può essere usata anche dai criminali per causare morte, distruzione e danni psicologici su larga scala».

L’austriaco Volker Türk, Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani, ha espresso da tempo i suoi timori: «Sono turbato dal potenziale danno che l’intelligenza artificiale potrebbe arrecare alle capacità, alla dignità e ai diritti degli esseri umani». Intercettando queste apprensioni, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto, nel quartier generale di New York, il suo primo dibattito formale sulla tecnologia c…

 

Nel corso della loro storia le Nazioni Unite hanno affrontato minacce globali di ogni genere: guerre, pandemie, terrorismo, cambiamenti climatici. A queste, ora, si aggiunge l’intelligenza artificiale. Di fronte al nuovo “nemico”, il Palazzo di Vetro trema. I suoi inquilini sono preoccupati. A partire dal segretario generale António Guterres. «L’intelligenza artificiale può accelerare lo sviluppo globale», ha detto il portoghese, in carica dal 2017, «ma può essere usata anche dai criminali per causare morte, distruzione e danni psicologici su larga scala».

L’austriaco Volker Türk, Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani, ha espresso da tempo i suoi timori: «Sono turbato dal potenziale danno che l’intelligenza artificiale potrebbe arrecare alle capacità, alla dignità e ai diritti degli esseri umani». Intercettando queste apprensioni, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto, nel quartier generale di New York, il suo primo dibattito formale sulla tecnologia che, in molti ambiti, potrebbe addirittura sostituire l’uomo.

L’obiettivo della seduta era quello di esplorare «opportunità e rischi per la pace e la sicurezza internazionale». «L’intelligenza artificiale può risolvere le guerre, può contribuire in modo determinante alla lotta al terrorismo e ha le potenzialità per cancellare la povertà e la fame nel mondo, per curare malattie e per contrastare i cambiamenti climatici», ha detto Guterres. Ma l’intelligenza artificiale potrebbe anche aggravare i conflitti e minare la stabilità delle democrazie. «Perché le barriere tecniche e finanziarie che consentono di sviluppare questa tecnologia sono molto basse, anche per chi vuole farne un cattivo uso», ha spiegato il Segretario generale.

Per assicurarsi che l’intelligenza artificiale porti solo benefici alla popolazione mondiale, Guterres ha annunciato la formazione di un nuovo Ente delle Nazioni Unite che «raccoglierebbe le necessarie competenze» sull’intelligenza artificiale e «le metterà a disposizione della comunità internazionale». Guterres inoltre ha comunicato la convocazione di un Comitato consultivo «che entro il 2023 riferirà le possibili opzioni di governance globale».

Gli inglesi spingono

La discussione alle Nazioni Unite è stata guidata dalla Gran Bretagna, che questo mese presiede il Consiglio di sicurezza. Il ministro degli Esteri britannico, James Cleverly, ha detto che «l’uso dell’intelligenza artificiale comporterà un guadagno immenso per l’umanità» ma che, al tempo stesso, c’è «urgente bisogno» di un coordinamento globale sui rischi legati a questa tecnologia. Nella corsa all’intelligenza artificiale, il Regno Unito intende staccare le altre Nazioni. Il suo Primo ministro, Rishi Sunak, ha «candidato» Londra a hub globale dell’industria che si basa sugli algoritmi. «Vorrei che il Regno Unito diventasse punto di riferimento per la regolamentazione dell’intelligenza artificiale», ha detto Sunak l’11 giugno.

Alle sue parole, tre giorni dopo, sono seguiti i fatti del Parlamento europeo che ha approvato l’AI Act, l’insieme di norme che regola l’uso dell’intelligenza artificiale all’interno dell’Unione. In tutto il mondo i governi intuiscono l’impatto positivo che l’intelligenza artificiale avrà su molti settori, dall’assistenza sanitaria ai trasporti. Ma i possibili rischi, per ora, mettono in ombra i vantaggi.

La Cina e i valori socialisti

La Cina, per esempio, ha già fatto scattare la censura. Il leader Xi Jinping considera l’intelligenza artificiale una minaccia alla sicurezza nazionale. E così, nel Paese, saranno ammessi soltanto algoritmi che «abbracciano i valori socialisti» e che non invitino a «sovvertire lo Stato o a minare la sua unità nazionale». Negli Usa sono scattati controlli più severi. La Federal Trade Commission, agenzia governativa che tutela i consumatori, ha aperto la scorsa settimana un’indagine su OpenAI e sulla sua creatura, ChatGpt, che metterebbe a rischio i dati personali e la reputazione dei singoli individui.

Anche gli esperti sono inquieti. Gran parte di loro ha denunciato da tempo i rischi apocalittici che comporterebbe una entità fuori controllo. Yann LeCun, capo dell’intelligenza artificiale di Meta, tra i padri del deep learning, è una delle poche voci fuori dal coro. «Saremo in grado di gestire l’intelligenza artificiale», dice rassicurante, «come abbiamo già fatto con altre tecnologie che in passato abbiamo reputato pericolose e che in seguito abbiamo governato».

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