Pnrr, si sblocca la terza rata. Ma slitta mezzo miliardo di fondi
di Giuseppe Colombo , Emanuele LauriaROMA – Una trattativa serrata, infinita, sofferta che si chiude con un accordo con la Commissione europea. Il governo, in ritardo sul Pnrr, accetta di rinunciare – per ora – a una parte del finanziamento, 519 milioni, e ottiene in cambio una proroga sulla realizzazione dei posti letto negli studentati, uno degli obiettivi più contestati da Bruxelles. È l’intesa che il ministro con la delega al Piano Raffaele Fitto ha portato sul tavolo della cabina di regia, riunita a Palazzo Chigi nel pomeriggio. E che ha ricevuto il via libera, dopo una rapida consultazione.
Giunge al termine così la telenovela della terza rata, che ha bloccato per l’intero 2023, fino a oggi, i finanziamenti del Piano. La richiesta di ottenere la tranche da 19 miliardi era stata presentata dall’esecutivo Meloni alla fine del 2022. La scadenza per la verifica era stata fissata inizialmente a marzo, ma i funzionari dell’Ue avevano ravvisato una serie di anomalie, chiedendo chiarimenti e …
ROMA – Una trattativa serrata, infinita, sofferta che si chiude con un accordo con la Commissione europea. Il governo, in ritardo sul Pnrr, accetta di rinunciare – per ora – a una parte del finanziamento, 519 milioni, e ottiene in cambio una proroga sulla realizzazione dei posti letto negli studentati, uno degli obiettivi più contestati da Bruxelles. È l’intesa che il ministro con la delega al Piano Raffaele Fitto ha portato sul tavolo della cabina di regia, riunita a Palazzo Chigi nel pomeriggio. E che ha ricevuto il via libera, dopo una rapida consultazione.
Giunge al termine così la telenovela della terza rata, che ha bloccato per l’intero 2023, fino a oggi, i finanziamenti del Piano. La richiesta di ottenere la tranche da 19 miliardi era stata presentata dall’esecutivo Meloni alla fine del 2022. La scadenza per la verifica era stata fissata inizialmente a marzo, ma i funzionari dell’Ue avevano ravvisato una serie di anomalie, chiedendo chiarimenti e integrazioni sui 55 obiettivi previsti.
Sono state necessarie ben 47 correzioni. E la cancellazione dei progetti per il Bosco dello sport di Venezia e la ristrutturazione dello stadio Artemio Franchi di Firenze. Ma anche una lunga fase di assessment, cioè una verifica a campione su alcuni obiettivi, in particolare su quello relativo all’assegnazione di 7.500 posti agli studenti universitari.
A più riprese, durante il negoziato, le difficoltà dell’Italia sul Pnrr sono state messe nel mirino dall’opposizione. Il governo Meloni si è difeso ricordando, tra l’altro, che il lavoro di revisione che ha affrontato in questi mesi si riferisce a progetti messi a punto dal precedente esecutivo, quello guidato da Mario Draghi.
Resta il fatto che sul tavolo, fino all’ultimo, è rimasto il nodo degli alloggi universitari. La Commissione europea ha contestato il modo con cui i funzionari del governo hanno messo a punto l’iniziativa, nella parte ad esempio che prevede la gestione delle strutture da parte dei privati. I tecnici dell’Ue e quelli italiani sono in disaccordo su alcuni aspetti: in particolare Bruxelles chiede che i posti letto siano assegnati all’interno di edifici nuovi e non riconvertiti.
Alla fine una soluzione è stata trovata con lo spostamento in avanti della scadenza per la realizzazione dell’obiettivo intermedio dei 7.500 posti letto, fissato al 31 dicembre 2022: verrà accorpato a quello definitivo (in tutto 60 mila posti letto) da raggiungere entro l’estate del 2026. L’Italia avrebbe ribadito più volte, su impulso del ministro dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini, che non è intenzionata a rinunciare neppure a un posto letto per gli universitari.
Nel frattempo, però, rinuncia a una parte del finanziamento, pari appunto a oltre mezzo miliardo di euro, che sarà recuperato con la quarta rata, che conterrà una nuova milestone, quindi un impegno: dimostrare di aver avviato le gare per la realizzazione dei 60 mila posti letto, al 2026.
Il saldo totale per il 2023, tra terza e quarta rata, rimarrà inalterato: in tutto 35 miliardi. Arriveranno prima i 18,5 miliardi della terza tranche del Piano di ripresa e resilienza, che farà riferimento a 54 obiettivi, non più agli iniziali 55, perché non ci sarà più quello relativo agli studentati. E quindi 500 milioni in meno. Poi arriverà la quarta rata, da 16,5 miliardi, che conterrà un obiettivo in più, 28 invece di 27, per tenere dentro la nuova milestone sugli universitari. E il recupero dei 500 milioni persi con la terza.
"La collaborazione tra la Commissione e le autorità italiane è stata molto costruttiva”, ha sottolineato un portavoce della Commissione europea in merito alla modifica sulla terza rata. “Non prevediamo modifiche all'importo complessivo dei pagamenti che l'Italia dovrebbe ricevere nel 2023, tenendo conto della terza e della quarta richiesta di pagamento”, ha aggiunto.
“Un’intesa democristiana”, sorride Fitto. Che tira un sospiro di sollievo nel bel mezzo di un percorso, quello del Piano, che rimane in salita. All’attacco invece il Pd: “Bene che finalmente arrivi la terza rata, ma si dimostra l'incapacità di questo governo a gestire questo grande piano, unico e irripetibile", dice la segretaria Elly Schlein. Secondo Irene Tinagli, presidente della commissione per i problemi economici e monetari a Bruxelles, è “un peccato dover rinunciare a mezzo miliardo dopo tutti gli sforzi e le attese, ma quel che preoccupa di più adesso – afferma – è la quarta rata”.