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Intelligenza artificiale, i timori dell’Ocse: “Alcune aziende stanno smettendo di assumere giovani”. Il 27% dei posti a rischio automazione

La prima indagine dell’Organizzazione sulla sostituzione dei lavoratori con le macchine. Scarpetta: “Primi segnali preoccupanti dagli Usa”
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Le macchine per ora non ci stanno sostituendo ma del futuro non v’è certezza. Anzi, ci sono “i primi segnali preoccupanti, che vengono dagli Stati Uniti”, dice Stefano Scarpetta, a capo delle policy per il lavoro dell’Ocse, l’organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico.

L’Ocse ha appena pubblicato “il primo studio che rilevi gli impatti concreti dell’intelligenza artificiale (IA) sul lavoro. Abbiamo intervistato 2mila imprese e 5mila lavoratori in sette Paesi”, spiega Scarpetta, tra gli autori.

Da una parte, siamo ancora solo all’inizio del ciclo di adozione tra le imprese. Dall’altra, “i rapidi progressi compiuti suggeriscono che i Paesi Ocse (tra cui l’Italia, ndr) potrebbero essere sull'orlo di una rivoluzione dell'IA”, si legge nelle sintesi dello studio.

“Se si considerano tutte le tecnologie di automazione, compresa l'IA, il 27% dei posti di lavoro riguarda professioni ad alto rischio di automazione”.

Le macchine per ora non ci stanno sostituendo ma del futuro non v’è certezza. Anzi, ci sono “i primi segnali preoccupanti, che vengono dagli Stati Uniti”, dice Stefano Scarpetta, a capo delle policy per il lavoro dell’Ocse, l’organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico.

L’Ocse ha appena pubblicato “il primo studio che rilevi gli impatti concreti dell’intelligenza artificiale (IA) sul lavoro. Abbiamo intervistato 2mila imprese e 5mila lavoratori in sette Paesi”, spiega Scarpetta, tra gli autori.

Da una parte, siamo ancora solo all’inizio del ciclo di adozione tra le imprese. Dall’altra, “i rapidi progressi compiuti suggeriscono che i Paesi Ocse (tra cui l’Italia, ndr) potrebbero essere sull'orlo di una rivoluzione dell'IA”, si legge nelle sintesi dello studio.

“Se si considerano tutte le tecnologie di automazione, compresa l'IA, il 27% dei posti di lavoro riguarda professioni ad alto rischio di automazione”.

L’umanità è a un bivio. L’IA può fare molto bene o molto male ai lavoratori. Questo è un punto già emerso in diversi studi con stime e opinioni aggregate, ma ora, grazie all’Ocse, troviamo le prime evidenze empiriche.

L’Intelligenza artificiale come antidoto alla noia

Il 79 per cento dei lavoratori in ambito finanziario e l’80 per cento di quelli manifatturieri ha dichiarato un miglioramento delle prestazioni grazie all’IA. La maggior parte ha riportato un miglioramento della salute fisica e mentale, “perché l’IA sta prendendo compiti noiosi o pericolosi e permette, già ora, ai lavoratori di spostarsi su attività migliori -dice Scarpetta. Un esempio: una fabbrica canadese di turbine per aerei, dove sono i robot a fare banali controlli di qualità. Gli ingegneri possono occuparsi di cose più interessanti”.

Ma è anche una fonte di stress 

L’altra faccia della medaglia è pure viva e presente nello studio, però. Il 63 per cento dei lavoratori in finanza e 57 per cento in manifattura si dice preoccupato di perdere il lavoro a causa dell’IA nei prossimi dieci anni. Altri timori riguardano la perdita di potere salariale.

Il nuovo studio dice che questi timori non trovano riscontro nel presente. Ma potrebbero farlo nel futuro.

Le aziende hanno riferito di avere assunto persone per ruoli connessi all’IA, mentre nessuna ha licenziato, ancora. Finora l’adattamento all’IA è insomma indolore e positivo. L’IA è usata soprattutto per gestire grandi quantità di dati, per ottimizzare processi, gestire clienti. L’ambito finanziario (banche e assicurazioni), molto ricco di dati, è quindi in testa all’adozione (come riportano altri studi, tra cui il più recente sull’IA a cura del Politecnico di Milano per l’Italia). La manifattura usa l’IA per controlli di qualità, automazione di processi, come si vede negli Usa e in Germania. Poco però ancora, in Italia, secondo il Politecnico, e anche questo è un rischio per il Paese.

I timori sociali vengono dalla grande ondata dell’IA generativa, tipo ChatGpt (produzione automatica testi, immagini). “Negli Usa alcune aziende stanno smettendo di assumere giovani o lavoratori con basso livello di esperienza, perché i loro compiti possono essere sostituiti dall’IA generativa. Succede per ruoli da programmatore o praticante avvocato”, dice Scarpetta.

“Di lavoratori esperti e molto qualificati ci sarà invece un crescente bisogno, ma così c’è un grosso rischio di allargamento della forbice sociale e generazionale”, aggiunge. Ecco perché l’Ocse suggerisce ai Governi di impegnarsi su questo fronte. Da una parte, devono sostenere la formazione delle persone (non solo per ruoli connessi all’IA ma anche solo per imparare a lavorare con il supporto dell’IA). Dall’altra, devono sostenere i lavoratori a basso salario, che rischiano di aumentare molto nei prossimi anni. Proprio a giugno il Governo italiano ha riaperto i lavori su una strategia nazionale dell’intelligenza artificiale, interrotti dopo il varo del primo programma strategico a cura del precedente Governo (nel 2021).

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