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Caldo record, sindacati in pressing “Stop al lavoro sopra i 33 gradi”

ROMA, ITALY - 2020/03/19: Construction workers at work in Rome in a building on Via della Conciliazione during the Covid-19 pandemic. (Photo by Matteo Nardone/Pacific Press/LightRocket via Getty Images) 
Respinta la ministra Calderone che proponeva lo smart working: “Non basta, servono più soldi per la cassa integrazione”. Cauti Ance e Confcommercio: “Prudenza, decidere caso per caso”. L’idea di un bollino rosso per segnalare l’allerta
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ROMA – Morire di caldo, mentre si lavora. È successo già almeno cinque volte negli ultimi giorni. E i sindacati ora dicono basta: «Fermate il lavoro, se non ci sono le condizioni». Mai più operai di 44 anni che si accasciano sull’asfalto mentre dipingono le strisce, gruisti di 75 anni stroncati da infarto, camionisti che chinano la testa a 62 anni nelle piazzole di sosta. A queste temperature record, si rischia la vita in cantiere, nei campi, sulle impalcature, per strada a consegnare pacchi e pizze. Ecco perché Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro urgente ieri al governo. Per agire ora, subito. E impostare il domani. Il clima cambia, deve cambiare pure il lavoro.

Lo smart working e la Cig per eventi estremi

Il tavolo, a cui hanno partecipato anche le imprese, non ha dato per ora risposte. La ministra del Lavoro Marina Calderone ne ha capito l’urgenza al punto da riconvocarlo per lunedì. La sua proposta di smart working emergenziale è sembrata a tutti fuori fuoco, visto che…

ROMA – Morire di caldo, mentre si lavora. È successo già almeno cinque volte negli ultimi giorni. E i sindacati ora dicono basta: «Fermate il lavoro, se non ci sono le condizioni». Mai più operai di 44 anni che si accasciano sull’asfalto mentre dipingono le strisce, gruisti di 75 anni stroncati da infarto, camionisti che chinano la testa a 62 anni nelle piazzole di sosta. A queste temperature record, si rischia la vita in cantiere, nei campi, sulle impalcature, per strada a consegnare pacchi e pizze. Ecco perché Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro urgente ieri al governo. Per agire ora, subito. E impostare il domani. Il clima cambia, deve cambiare pure il lavoro.

Lo smart working e la Cig per eventi estremi

Il tavolo, a cui hanno partecipato anche le imprese, non ha dato per ora risposte. La ministra del Lavoro Marina Calderone ne ha capito l’urgenza al punto da riconvocarlo per lunedì. La sua proposta di smart working emergenziale è sembrata a tutti fuori fuoco, visto che il problema non è dentro gli uffici. E allora si cerca un’altra soluzione: la Cassa integrazione ordinaria “per eventi meteo estremi” va semplificata, potenziata, soprattutto finanziata. Esiste dal 2017, quando i sindacati degli edili spinsero per allargarla da neve e pioggia anche alle alte temperature. Poi fissate in almeno 35 gradi «reali o percepiti», dice la nota Inps. «Significa aggiungere 10-12 gradi in più a quelli ufficiali se parliamo di asfaltisti o addetti alla fornace dei laterizi», spiega Alessandro Genovesi, segretario generale di Fillea Cgil.

I negazionisti dei cambiamenti climatici

La battaglia degli edili è poi diventata battaglia di tutti. «Al tavolo i negazionisti dei cambiamenti climatici sembravano spariti», racconta Francesca Re David, segretaria confederale Cgil. «Le imprese sono responsabili per legge della salute e sicurezza dei lavoratori. Ecco perché diciamo no a un protocollo nazionale. Bastano quelli aziendali e territoriali. Ma sì a una copertura di urgenza della Cassa integrazione e alla sua semplificazione strutturale».

Il picco di Cig nel 2022

Nel 2022 c’è stato il picco di domande a Inps per la “Cig meteo” da giugno a settembre: l’hanno chiesta 4.784 imprese, quasi il doppio delle 2.428 del 2021. Nel 2017 e nel 2019 si viaggiava attorno alle 1.650, solo 484 nel 2018. Nel mese di giugno dell’anno scorso furono 1.392, appena 68 quest’anno. Ma c’è da scommettere che il dato di luglio possa battere le 2.506 richieste record del 2022.

Fermare il lavoro

«Non c’è tempo per un Protocollo come per il Covid, qui serve un decreto d’urgenza per fermare le attività laddove si superano 32-33 gradi», dice Ivana Veronese, segretaria confederale Uil. «La situazione è drammaticamente urgente nell’edilizia, nei cantieri stradali, nell’agricoltura, nella logistica e non solo per i rider. Non si possono attendere le decisioni delle aziende se chiedere o meno la Cig. E intanto contare i morti».

Le imprese temono di bloccare l’economia

Le imprese non negano l’emergenza: nessuno lo fa. Ma Confcommercio ad esempio chiede di tarare gli interventi «sulle tipologie di attività nei singoli settori e in base alle mansioni svolte». Anche i costruttori dell’Ance, con la presidente Federica Brancaccio, riconoscono la «frequenza degli eventi estremi». Ma invitano alla prudenza nelle valutazioni generali, perché «immaginare cambi turni validi per tutti non è cosa banale: dipende dal singolo cantiere e dalla disponibilità del lavoratore». Il non detto degli imprenditori è che si possa fermare un pezzo dell’economia del Paese, nel bel mezzo di una stagione turistica che si preannuncia effervescente.

Morti record sul lavoro

Prevenire le tragedie, evitare che la conta dei morti sul lavoro salga oltre il record dei mille all’anno, è però interesse di tutti. Ecco perché la ministra Calderone vorrebbe presentarsi lunedì con lo strumento della Cig, semplificato e finanziato. Ma più cauta sul Protocollo, per non appesantire di adempimenti le piccole imprese, come faceva notare Confesercenti. Il bollino rosso d’allerta caldo — progetto di Cnr e Inail — è una strada. Per fare cosa — se scatta, cosa succede? — è tutto da decidere.

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