Pnrr, emergenza fabbisogno. Leo: “Abbiamo difficoltà enormi”
di Giuseppe ColomboROMA - Il principio di realtà si fa largo tra le parole del viceministro dell’Economia Maurizio Leo. “Abbiamo una difficoltà enorme, quella dei conti pubblici”, ha dichiarato ieri collegato in video con i giovani dottori commercialisti, riuniti a Pisa. E tra le ragioni del grande affanno ci sono i ritardi sul Piano di ripresa e resilienza. Lo dice chiaramente, il fedelissimo di Giorgia Meloni: “Non abbiamo ancora le somme della terza rata del Pnrr, che arriveranno con una falcidia di 500 milioni”, per i ritardi sugli alloggi universitari.
Insomma le casse dello Stato sono a corto di liquidità, a fronte di un fabbisogno che sta lievitando. Da gennaio a maggio, ha certificato la Ragioneria generale dello Stato, è arrivato a quota 81,8 miliardi, in peggioramento di circa 46 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2022. Tante le ragioni, dalla crescita dei crediti d’imposta ai minori utili versati dalla Banca d’Italia. All’effetto della “diversa calendarizzazione dei vers…
ROMA - Il principio di realtà si fa largo tra le parole del viceministro dell’Economia Maurizio Leo. “Abbiamo una difficoltà enorme, quella dei conti pubblici”, ha dichiarato ieri collegato in video con i giovani dottori commercialisti, riuniti a Pisa. E tra le ragioni del grande affanno ci sono i ritardi sul Piano di ripresa e resilienza. Lo dice chiaramente, il fedelissimo di Giorgia Meloni: “Non abbiamo ancora le somme della terza rata del Pnrr, che arriveranno con una falcidia di 500 milioni”, per i ritardi sugli alloggi universitari.
Insomma le casse dello Stato sono a corto di liquidità, a fronte di un fabbisogno che sta lievitando. Da gennaio a maggio, ha certificato la Ragioneria generale dello Stato, è arrivato a quota 81,8 miliardi, in peggioramento di circa 46 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2022. Tante le ragioni, dalla crescita dei crediti d’imposta ai minori utili versati dalla Banca d’Italia. All’effetto della “diversa calendarizzazione dei versamenti” del Pnrr.
La necessità più stringente, per il viceministro, è motivare lo stop alla richiesta di allungare la scadenza per i versamenti fiscali dei professionisti e delle piccole imprese, già slittati per via della proroga concessa dal ministero dell’Economia, dal 30 giugno al 20 luglio (fino al 31 con una piccola maggiorazione). Ma il problema è molto più grande perché il fabbisogno ha dentro la spesa per le pensioni e per la sanità, solo per citare due tra le voci più pesanti.
La terza tranche dei fondi europei è attesa entro la prima settimana di settembre, a valle della valutazione della Commissione europea sulla revisione degli obiettivi, che dovrebbe chiudersi entro dieci giorni. Poi la riunione dell’Ecofin, per il via libera; infine il bonifico al Tesoro.
La quarta rata, invece, naviga in acque decisamente meno tranquille. In ballo ci sono 16,5 miliardi, cinquecento milioni in più rispetto alla tabella di marcia iniziale del Pnrr perché i fondi per gli studentati, che dovevano arrivare con la terza, sono stati agganciati alla rata successiva, a causa dei ritardi accumulati.
La questione del fabbisogno irrompe qui: tutto si gioca sul filo del rasoio, cioè sull’arrivo o meno delle risorse entro la fine dell’anno. Una dead line che non preoccupa il governo, sulla scia dell’accordo con l’Ue per la terza rata e sull’auspicio che i controlli sulla quarta procedano in modo spedito, dopo una negoziazione preventiva con i tecnici europei sui dieci obiettivi da rimodulare.
Ma ad oggi l’Europa non può dare una garanzia sui tempi, dato che gli obiettivi da validare sono in tutto ventisette (altri 17 oltre ai dieci rimodulati) e le procedure hanno comunque dei tempi che non possono essere ristretti più di tanto.
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