Economia

La parità di genere è lontana. La mappa delle donne ai vertici: Islanda al top per presenze nei cda, le imprenditrici volano in Kazakistan

La parità di genere è lontana. La mappa delle donne ai vertici: Islanda al top per presenze nei cda, le imprenditrici volano in Kazakistan
(ansa)
Secondo una ricerca di William Russell nei Paesi dell’Est Europa le donne stanno riuscendo a fondare e a guidare aziende recuperando il gap velocemente. L’Italia al terzo posto per rappresentanza nei board
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MILANO - Le quote rosa si vanno diffondendo nel mondo, anche se la strada della parità di genere tra gestione, proprietà e rappresentanza dei cda è ancora lunga. Gli esperti del colosso assicurativo William Russell che fa parte di Allianz, stilano una classifica sulla rappresentanza femminile, da cui emergono primati insoliti, e una scarsa rappresentanza in Italia, dove grazie alla legge Golfo-Mosca del 2011, le donne alla fine riescono ad affermarsi solo nei board delle aziende: nel 2022 rappresentavano il 38,8% dei consigli, ma restano al terzo posto nel mondo dietro a Francia (45,3%) e Islanda.

La rappresentanza nei board

L’Islanda è infatti il primo Paese al mondo quanto a quote rose nei consigli di amministrazioni, dove ci si avvicina alla parità di genere con una rappresentanza delle quote rosa del 47,1% a fine 2022. Un dato che peraltro è in rapida crescita perché a fine 2021 le donne nelle aziende con più di 50 dipendenti, rappresentavano il 41,5% delle aziende quotate e il 38,3% di quelle non quotate. In politica, invece, la Finlandia ha il primato quanto a numero di donne elette ai vertici del governo (ben 4 primi ministri), mentre l’Austrialia ha il maggior numero di leader donna nel mondo con una quota del 56,6% del senato.

Le imprenditrici

La classifica più originale riguarda il capitale femminile, dove le imprenditrici restano molto indietro rispetto agli imprenditori, sia quando si tratta di aziende familiari e passaggi generazionali, sia quando si tratta di start up e nuove aziende. Al primo posto nel mondo, ci sono le imprenditrici del Kazakistan, cui fa capo un quarto (il 23,8% per la precisione) delle aziende del Paese. In seconda posizione arrivano le donne polacche, padrone del 21,2% delle aziende locali, seguono le lettoni (20,7%), le bielorusse (19,2%) e le lituane (18,4%). Insomma il capitalismo femminile resta pesantemente sotto rappresentato in occidente, e pare fiorire solo nei Paesi dell’est Europa e nelle ex repubbliche sovietiche. In Kazakistan il capitalismo femminile è poi in rapida ascesa: il 23,8% delle aziende nel 2022, aveva un consiglio a maggioranza femminile, mentre tra le pmi il 43,3% delle aziende è controllato da un imprenditrice donna, oltre il doppio rispetto al dato del 2010 (26% delle pmi).

Le manager

Una simile fotografia riguarda anche la gestione delle imprese: a guidare le aziende ci sono sempre gli uomini, ma il paese con il più alto numero di ceo donna è la Lettonia (32,6%) dove tra i manager uno su tre è donna, e a seguire la Lituania (30,7%), la Bulgaria (28,8%) la Polonia (27,8%) e la Malesia (26,3%). Insomma paradossalmente, a dispetto dell’apertura delle politiche sui salari (gender gap) e sulla rappresentanza in ruoli apicali (gender equality), pare che per emanciparsi e raggiungere ruoli apicali ai vertici e nell’azionariato le donne occidentali paiono destinate a dover migrare a est.

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