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Lavoro, sul piano caldo è già scontro. I sindacati: non basta. Ma le imprese frenano

(ansa)
Turni, bevande, visite mediche: la bozza di protocollo fissa i doveri per le aziende
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ROMA - Un protocollo di dieci pagine, stilato dal ministero del Lavoro e pronto per essere discusso al secondo tavolo sul caldo e i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori. La bozza, diffusa ieri, fa però già discutere. E spacca le parti sociali, per motivi diversi. In premessa si considera la protezione dei lavoratori una priorità «alla luce degli scenari di cambiamento climatico».

Il “protocollo caldo” dunque crea già attriti. Alle imprese non piace perché mette in fila obblighi sepolti nel decreto legislativo 81 del 2008, la bibbia della sicurezza sul lavoro. Declinati non solo per l’emergenza «stagionale», ma in chiave di prevenzione strutturale. Ai sindacati il testo piace, ma non basta.

La richiesta dei sindacati: stop per decreto e Cig

Oggi Cgil, Cisl e …

ROMA - Un protocollo di dieci pagine, stilato dal ministero del Lavoro e pronto per essere discusso al secondo tavolo sul caldo e i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori. La bozza, diffusa ieri, fa però già discutere. E spacca le parti sociali, per motivi diversi. In premessa si considera la protezione dei lavoratori una priorità «alla luce degli scenari di cambiamento climatico».

Il “protocollo caldo” dunque crea già attriti. Alle imprese non piace perché mette in fila obblighi sepolti nel decreto legislativo 81 del 2008, la bibbia della sicurezza sul lavoro. Declinati non solo per l’emergenza «stagionale», ma in chiave di prevenzione strutturale. Ai sindacati il testo piace, ma non basta.

La richiesta dei sindacati: stop per decreto e Cig

Oggi Cgil, Cisl e Uil torneranno a chiedere alla ministra del Lavoro Marina Calderone lo stop per decreto legge alle attività lavorative superata una certa temperatura. E il finanziamento della Cassa integrazione ordinaria con la causale per “eventi meteo” che sia flessibile - oraria per gli stagionali dell’agricoltura, giornaliera per gli edili - ed esclusa dal contatore delle 52 settimane ordinarie già a disposizione delle aziende.

Il protocollo, sulla scia di quello Covid firmato nel tragico marzo 2020, non entusiasma Cgil e Uil che temono tempi lunghi di attuazione poi nei luoghi di lavoro, mentre c’è chi muore di caldo sui camion, nei campi, sulla strada, in cantiere. Ma se fosse accompagnato dal decreto legge e lì recepito, sarebbero pronti a firmarlo. «Obblighi di legge mai così espliciti: non ci dispiace, manca però lo stop al lavoro sopra i 32-33 gradi e la Cig», dice Ivana Veronese, segretaria confederale Uil. La bozza del testo pone in capo ai datori una serie di obblighi e responsabilità.

i nuobi obblighi per le imprese

A partire da una stringente «valutazione del rischio» che significa attivare una sorveglianza sanitaria specifica dei lavoratori con cardiopatie, malattie renali, obesità. E programmare esami periodici per gli altri. Cambiare turni e orari, spostando lavorazioni pesanti o all’aperto in fasce della giornata più fresche. Formare e informare tutti i lavoratori dei rischi, invitando a bere molto, vestire leggeri e di colore chiaro, indossare un cappello.

Non solo consigli: chi ha una mensa deve far preparare pasti adeguati «ricchi di frutta e verdura», deve vietare ai lavoratori di avere parti del corpo interamente scoperte, fornire crema solare ad alta protezione e indumenti (Dpi) adeguati, quando richiesti dal tipo di lavoro. E ancora: vietare bevande alcoliche, anche vino e birra, installare contenitori di acqua sul posto di lavoro, alternare i turni per evitare esposizioni prolungate al sole, assicurare zone d’ombra o climatizzate per il ristoro, fare in modo che il lavoratore non sia mai solo nelle mansioni, incaricare «preposti per la supervisione».

Incombenze, al pari di guanti, visiere e mascherine durante il Covid, che non tutte le imprese sono disposte a mettere in campo.

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