Il calcio di Stato dei sauditi: obiettivo il titolo mondiale
di Aldo FontanarosaCristiano Ronaldo (a sinistra) con Angel Di Maria
(afp)TERREMOTO nel calcio italiano. Il governo – con un decreto ora alla firma del Capo dello Stato – di fatto nazionalizza la nostra Serie A. Quattro dei maggiori club del Paese (Juventus, Milan, Inter e Napoli) diventano proprietà dello Stato attraverso il Ministero dell’Economia.
Più avanti le loro azioni finiranno dentro un Fondo sovrano, comunque a controllo pubblico. Sarà questo Fondo a decidere quali campioni italiani e stranieri comprare; e come distribuirli, tra le quattro società che controlla.
La notizia che state leggendo è – diciamo così – puro Fantacalcio. L’Italia non ha mai lontanamente immaginato un simile assetto di volo per il nostro calcio, la cui credibilità sportiva risulterebbe azzerata. Il campionato perderebbe qualsiasi fascino se alcuni tra i club più forti avessero la stessa proprietà.
TERREMOTO nel calcio italiano. Il governo – con un decreto ora alla firma del Capo dello Stato – di fatto nazionalizza la nostra Serie A. Quattro dei maggiori club del Paese (Juventus, Milan, Inter e Napoli) diventano proprietà dello Stato attraverso il Ministero dell’Economia.
Più avanti le loro azioni finiranno dentro un Fondo sovrano, comunque a controllo pubblico. Sarà questo Fondo a decidere quali campioni italiani e stranieri comprare; e come distribuirli, tra le quattro società che controlla.
La notizia che state leggendo è – diciamo così – puro Fantacalcio. L’Italia non ha mai lontanamente immaginato un simile assetto di volo per il nostro calcio, la cui credibilità sportiva risulterebbe azzerata. Il campionato perderebbe qualsiasi fascino se alcuni tra i club più forti avessero la stessa proprietà.
Anomalie giuridiche
Eppure c’è un Paese, da settimane al centro dell’attenzione mondiale, che ha imboccato esattamente questa strada, inconsapevole (forse) del pregiudizio che arreca al suo progetto.
Le quattro principali squadre dell’Arabia Saudita – l’Al Ittihad di Benzema, l’Al Ahli di Firmino, l’Al Hilal di Milinkovic-Savice e Koulibaly, l’Al Nassr di Ronaldo – a lungo sono state un bene del governo.
Neanche la Cina comunista, che pure ha cercato di lanciare una Lega calcistica di livello mondiale, si era spinta a tanto. Poi gli arabi hanno compreso che la soluzione imbrigliava i margini di manovra delle società calcistiche. Dunque hanno corretto la rotta, ma senza sanare l’anomalia.
Lo stadio internazionale Re Fahd
Ora sono aziende
Dal 5 giugno 2023, i quattro club vengono trasformati in vere e proprie aziende, e questo è un bene. La proprietà, però, resta comune. Ed è accentrata per il 75% delle azioni in capo al Public Investment Fund (il Fondo sovrano per gli investimenti).
Parliamo della cassaforte di Stato che custodisce un patrimonio di 600 miliardi di dollari, presieduta dal principe Mohammed bin Salman. Invece il restante 25% delle squadre sarà nelle mani di Fondazioni senza scopo di lucro. Siamo di fronte a un altro mostro giuridico.
Decine di giornali, siti e trasmissioni tv si stanno chiedendo, in queste settimane, se i petrodollari degli arabi finiranno con il distruggere i campionati occidentali, dalla nostra Serie A alla Premier League inglese.
Giocatori giovani
L’incubo prende forma perché i club di Stato dell’Arabia Saudita accanto a giocatori ormai anziani (come Benzema o Ronaldo) hanno cominciato ad acquistare atleti all’apice della loro traiettoria agonistica, a partire da Sergej Milinković-Savić. Il centrocampista della Nazionale serba, esploso nella Lazio, ha solo 28 anni.
Il rischio che il calcio saudita si trasformi in un meteorite – capace di colpire il nostro calcio e di portarlo all’estinzione – è minimo. Al contrario, i petrodollari stanno aiutando le società europee.
Milinković-Savić gli arabi lo hanno pagato tanto – 42 milioni di euro (cifra ufficiosa) – e in un’unica soluzione. Soldi che nessun club italiano ed europeo avrebbe mai garantito al presidente laziale Claudio Lotito, con la sola eccezione di qualche inglese o del Paris Saint-Germain.
Un mercato di sbocco
Le italiane interessate a Milinković-Savić offrivano in media 10 milioni di meno e un pagamento rateale, spalmato su tre, addirittura cinque esercizi. L’Arabia Saudita, dunque, è un nuovo mercato di sbocco per le leghe europee, e un loro finanziatore diretto.
La domanda vera, allora, è un’altra: quanto tempo impiegheranno gli arabi a vincere il Mondiale? Tra stadi cadenti e settori giovanili morenti, il calcio italiano è forse il più grande avversario della Nazionale di Roberto Mancini.
Invece l’Arabia Saudita sostiene la sua rappresentativa con misure, queste sì, efficaci e lungimiranti. Dal 2025, le società calcistiche arabe avranno rose di 35 membri: 25 “maturi” e gli altri dieci di età inferiore ai 21 anni.
Accademie per studiare
I giovani arriveranno, tendenzialmente, da realtà che sarebbe riduttivo definire settori giovanili. Le società arabe hanno delle vere e proprie Accademie, dove i baby calciatori si diplomano con un titolo di studio legalmente valido; dove si allenano e intanto studiano.
Invece di piangere sulle scarpette di un Benzema o di un Milinković-Savić che lascia l’Europa, dovremmo chiederci quanti dei migliori allenatori, preparatori, tattici, medici e massaggiatori emigreranno verso l’Arabia, nei prossimi anni. Una nuova fuga di cervelli e professionalità è da mettere in conto.
Torniamo all’Arabia potenziale campione del mondo. Per esordire nella massima serie, da quest’anno basterà avere 16 anni (invece di 18).
Il minutaggio minimo
Nelle prossime settimane, la Soccer Pro League – la massima divisione del Paese – stabilirà anche il minutaggio minimo che le società dovranno concedere agli atleti locali, arabi.
Dal 2026, dei 25 calciatori “maturi” e di prima linea, almeno otto dovranno avere passaporto arabo. Queste scelte sono chiare. Obiettivo degli arabi è mettere in campo – accanto ai campioni in arrivo da tutto il mondo – i migliori giovani perché possano crescere e migliorare.
Una simile strategia è un’assicurazione sul futuro della Nazionale che già al Mondiale del Qatar ha battuto l’Argentina (2-1) e messo in difficoltà il Messico, perdendo solo di misura (1-2).